Ricordo di Giuseppe Casarrubea

 

In ricordo di Giuseppe Casarrubea ripropongo questo articolo pubblicato su Antimafia Duemila in occasione della sua morte.
( 8 giugno 2015-8 giugno 2018)
Forse è ancora presto per accorgersi della grande perdita che, non solo Partinico, ma tutto il mondo della cultura europea ha subito con la morte di Giuseppe Casarrubea. Avrebbe potuto essere un docente universitario, ma, rispetto agli storici accademici aveva scelto di lavorare nella sua casa, nel suo paese, a tempo pieno, con molta umiltà, in silenzio, ma mettendo bene in evidenza tutto quello che lo divideva da interpretazioni storiografiche frettolose e imprecise. Il suo metodo si ispirava a quello del grande storico Braudel, ovvero all’approfondimento delle microstorie, come tasselli per comporre la macrostoria. E proprio la sua casa di Partinico era diventata una sorta di centro di documentazione di tutto quello che è successo nel mondo, dalla seconda guerra mondiale ad oggi: documenti del NARA di College Park, rapporti degli archivi inglesi di Kew Garden e soprattutto del Servizio informazioni e Sicurezza (SIS) italiano, ma anche di quello sloveno di Lubiana e di quello ungherese. Per non parlare dell’impressionante mole di documenti relativi al biennio 1945-47, ovvero al “governo” americano in Sicilia e alle strategie del capo del controspionaggio Angleton, il quale, nella sua ossessione anticomunista non esitò a reclutare tutto l’apparato vetero e neofascista utilizzandolo in modo spregiudicato, spesso con metodi terroristici. In questo contesto, prima e dopo che i materiali degli archivi americani vennero desecretati da Clinton, gli studi di Giuseppe Casarrubea hanno scavato in fondo, radiografato nei minimi particolari quello che egli considerava il “buco nero” da cui è nata la repubblica italiana, ovvero la strage di Portella della Ginestra. I rapporti del banditismo di Giuliano con il mondo politico, con le forze dell’ordine, con militari, prefetti, uomini d’affari, mafiosi, si snodano con un’impressionante analisi. Forse, alla base di tutto ciò c’è stata anche la memoria del padre, ucciso in uno degli agguati della banda Giuliano e del cui episodio egli era riuscito a tracciare tutti i particolari, con i nomi degli assassini e il tentativo di fare passare gli aggressori come aggrediti. I suoi studi sull’origine della Repubblica Italiana, condotti assieme allo storico Giuseppe Tranfaglia, con la stretta collaborazione di Mario Cereghino, sono ormai considerati un classico per chi vuole individuare l’origine dei mali che si sono poi sviluppati, non solo in Sicilia, sino ad oggi.
Ma sarebbe riduttivo pensare a Casarrubea come “lo storico di Portella”. Egli si è dedicato a una serie di altre attività, dalla partecipazione alle esperienze educative condotte da Danilo Dolci a Partinico, al movimento di Cooperazione educativa, alla realizzazione, all’interno delle scuole medie di Cinisi e di Partinico, dove fu preside, di modelli educativi alternativi. Proprio a Cinisi provò a realizzare un archivio dedicato a Peppino Impastato, che, dopo il suo trasferimento venne ignorato e accantonato. A Partinico egli continuò ad agire nella prospettiva segnata da Dolci, al quale ha dedicato l’ultimo suo libro, “Coltivare uomini”. Ma già in precedenza, assieme a Giuseppe Cipolla, si era dedicato a scrivere e pubblicare aspetti riguardanti la società e la storia del territorio partinicese, ma anche la ricostruzione di momenti antropologici, etnologici, economici, come nel suo quasi sconosciuto libro “Quotidiano e immaginario in Sicilia”. Casarrubea in un certo periodo della sua vita ha cercato anche di animare la vita politica di Partinico all’interno del Partito Comunista, con un chiaro indirizzo di lotta contro la mafia, rimanendo legato a buona parte degli uomini “storici” della sinistra siciliana che avevano partecipato alle lotte per l’emancipazione della Sicilia. Fu anche candidato alle elezioni politiche nazionali, in un momento in cui la crisi della sinistra si legava con l’ascesa del berlusconismo e non fu eletto per pochi voti. E’ impresa ardua citare la sconfinata bibliografia di Casarrubea, il grande numero dei suoi scritti e delle sue ricerche, in riviste, interviste, giornali, televisioni, ma soprattutto nel suo blog, dove negli ultimi anni scriveva le sue riflessioni. L’auspicio è quello che le sue “carte”, le sue ricerche già avviate, il suo archivio, i suoi libri e il patrimonio artistico che egli ha raccolto con scrupolosa cura, non rimangano scartoffie da chiudere a chiave in pasto ai topi, ma diventino patrimonio di tutti. Del resto egli aveva provato a cedere tutto al Comune, il quale avrebbe dovuto sistemare l’archivio a Palazzo Ram, ma poi, come spesso succede a Partinico, non se n’è fatto niente. Ciao, Giuseppe, non ti dimenticheremo, anche perché tu ci hai dato tutti gli elementi e i motivi per non farti dimenticare.

97 Casarrubea a Portella 2004

Nella foto Giuseppe Casarrubea a Portella della Ginestra

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