21 giugno 2025
Il ritorno, (si fa per dire), della metafisica
Non riesco a togliermela di mezzo. Come un moscone, come un gatto acquattato, come un cancro, tipo quello che mi sta rodendo, ricompare sempre, camuffata, cambiata, ossessiva, stupida, lugubre. La religione, in filosofia la metafisica, che è stata, e spero non sia, che combatto giornalmente per liberarmene. Una retrospettiva dei miei anni non lascia scampo. Del battesimo non ho memoria: mi chiamarono Salvatore, come il Cristo salvatore del mondo, o, più verisimilmente, come si chiamava il padre di mio padre, che mai conobbi. Abitavamo proprio davanti alla porta di servizio della chiesa, un passo ed eri dentro. Mia madre, sufficientemente laica, ma non del tutto esente dal frequentare gli eventi più importanti, a partire dalla messa domenicale, sapeva tutti gli orari delle “marabute” che andavano a trovare mons. Bertolino, che doveva essere una sorta di mandrillo, oltre che il padrone spirituale del paese. Poca laicità da parte di mio padre, che spesso si soffermava a guardare la natura come “creato” , e quindi come effetto di un creatore: probabilmente non si era mai posto il problema che potevano esserci altre spiegazioni. L’unica immagine che riesco a trovare di quel periodo è quella della prima comunione: come si può ridurre sulla via della perdizione religiosa un ragazzino bellissimo,
Poi cominciarono gli anni del seminario: eravamo in più di settecento in quel luogo dove si era internati per conseguire l’istruzione media. La pervasività religiosa cominciava al mattino, con la prima preghiera, continuava a poco dopo in chiesa con l’ascolto della meditazione e il tempo per la confessione: se non ti confessavi il prefetto della camerata te ne chiedeva conto e ragione. Controllo serratissimo, preghiera per il pranzo, ascolto della lettura degli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio da Loiola, poi messa, comunione, preghiera per la colazione, scuola, dove era consentito parlare solo per la ricreazione, ritorno per il pranzo, con relativa preghiera e lettura di brani religiosi per un quarto d’ora prima di mangiare e poi un minimo di spazio libero per il passeggio, comunque strettamente controllato dal prefetto. Lettura da preferire quella del primo libro dell’Imitazione di Cristo. Una delle curiosità che ricordo era la genuflessione e il segno della croce ogni volta che attraversavi un luogo nel raggio d’azione del tabernacolo, dove stava il Re Cristo cui bisognava fare ossequio. L’altra cosa era la tonaca. Che bisognava indossare in certe occasioni, specie quando andavamo in cattedrale e c’era il vescovo a celebrare. Il vescovo, mons. Luigi Carpino, poi divenne cardinale e fu uno dei papabili, non ricordo in quale conclave.
(Nella foto io sono il primo da destra in basso, con gli occhi bassi)
Il maciullamento del cervello arrivò al punto che in un certo momento credetti di avere ricevuto “la vocazione”, cioè la chiamata di Cristo che voleva che io diventassi prete. E così, finita la scuola media decisi di restare in seminario e passai al Seminario dei Grandi, dove si studiavano tutte le materie, ma tutto in salsa religiosa. Anche del Rettore del seminario, mons. Bacile, poi diventato vescovo di Acireale, ho un pessimo ricordo: un giorno mi chiamò con un mucchio di fogli in mano che mi erano stati spediti da mio padre, dove c’erano consigli educativi per la crescita, che aveva copiato a mano: il censore mi disse che non poteva darmi quelle letture, perché tratte da un libro in cui non c’era l’imprimatur. Un’altra volta mi chiamò nella sua stanza dandomi una copia delle Rimembranze di Leopardi e sfidandomi a impararla reciprocamente a memoria: la sera andai e gli recitai tutto. Lo incontrai quando stavo scappando dal seminario: “Dove vai?” “Me ne vado” “tu, il migliore!…ma se vai via qua non tornerai più” “Non ho alcuna voglia di tornarci.” Così si chiuse la mia esperienza seminariale. Avevo appena adocchiato il mondo durante le vacanze e avevo deciso che fuori si stava meglio e c’erano tante cose da vedere. Ma non mi liberai mai dalla religione: Penetrava in ogni angolo, nell’invito di Padre Mariano a servirgli la messa, in quello degli amici, quasi tutti cattolici e figli di democristiani, pronti a cantare cori religiosi: a proposito, ricordo anche di avere composto le parole di un brano sacro molto in voga: “canterò insieme agli angeli, gloria a te signore degli umili, la mia voce ti giungerà, per vedere la tua eternità”. E poi il prete di religione, al liceo, mons. La Franca, le letture edulcorate, censurate, sia in letteratura così come nella storia, inquadrata e distorta ancora secondo le direttive del fascismo. Cominciai a raccogliere gli elementi per il gran salto intorno ai sedici/diciassette anni, quando il grande prof. di filosofia Santangelo ci spiegò Spinoza, e quindi quando capii che il concetto di creazione era un inutile supporto, ovvero che l’universo è dio e viceversa. Mi aiutò moltissimo anche la lettura di Russell e il suo “Perché non sono cristiano”: la rilettura critica di tutte le verità obbligate che mi ero portato addosso mi lanciò in una sorta di liberazione, rispetto alla quale gli altri erano lontani e vittime felici e consenzienti. Andiamo avanti: a seguito di vicende personali mi ritrovai a sposare in municipio, per non fare scattare la denuncia di stupro, (in realtà si era trattato di un banale rapporto sessuale) su minore, Silvana Faletra. Un matrimonio laico non si era mai celebrato a Terrasini: da parte dei miei genitori ottenni l’impegno di restare a casa, continuare a studiare sino alla laurea e sino all’agognato per loro matrimonio religioso. Lo feci: per padre speciale fu un trofeo esibire in chiesa uno dei giovani più estrosi, ma non credenti. Ci sposò nella cappella accanto a quella dell’altare maggiore, poiché, avendo commesso il peccato di avere avuto rapporti fuori dalla benedizione ecclesiastica, non poteva farmi entrare nell’altare centrale. Mi piegai perché il prezzo era “il regalo” ovvero l’offerta che gli invitati, che a sua volta avevano invitato i miei, avrebbero fatto per ricambiare. Ricordo che ci racimolai circa 800 mila lire, il necessario per metter su casa, poiché avevo trovato lavoro in Sardegna. Anche sulla vicenda del battesimo di mia figlia Sabrina, devo dire che combinò tutto mia suocera, la quale portò la bambina nella cappella della clinica, con la complicità del ginecologo dott. Zabbia, che le fece da padrino. Tutto a mia insaputa. Altro battesimo inconsueto quello di mia figlia Karol, cresciuta senza sino a due anni, con un collega prete, padre Todaro, che mi tormentava ogni giorno perché la battezzassi. In un certo momento gli dissi: “va bene, fai tutto tu, ma non voglio sentirne parlare”, ed il prete mi prese in parola, assieme alla madre portarono la bambina ad Alia, dove il prete officiò e suo fratello divenne padrino. E’ vero che avrei potuto impuntarmi, ma per me la cosa era così stupida da non dargli nessuna attenzione; perché oppormi a qualcosa di nessuna importanza?. E adesso? Ho attraversato anni di sano laicismo, rispettando colleghi e amici avvolti in queste credenze. Con Dina non ho avuto alcun problema: il suo sano laicismo sembra le abbia costruito attorno una buona corazza difensiva, ma qualche volta che mi è capitato di vederla in chiesa, vedo che conosce le preghiere e le dice. Ho fatto qualche studio, come quello su Fra Giuseppe da Partinico, una splendida persona cancellato dal suo stesso paese, ma non c’è spazio, angolo, risvolto in cui mi ritrovo a sbattere la testa in queste assurdità: la mia ossessiva denuncia dell’impostura, come l’analisi delle preghiere a partire dalla mia analisi distruttiva del paternoster, le mie note all’acido solforico su alcune festività religiose, ecc. Non me ne esco: ricordo i ruderi di santa Katrini, con il suo affresco distrutto dal tempo, le mie visite alle chiese, da Notre Dame a San Pietro, a Santa Croce, non solo per guardare i capolavori d’arte, e comunque sempre arte religiosa, ma soprattutto i soffitti conici attraverso cui forzare l’immaginazione per considerare l’elevazione verso il cielo.. Certe volte mi sono chiesto se questa mia ostinazione a negare l’inesistente al quale si vuol dare esistenza, non sia determinata proprio da una controvoglia nascosta, del tipo che la negazione è affermazione, ma la cosa non mi quadra., non ho niente da affermare, né da negare. Altre volte preferisco far parte della categoria degli “gnostici”, ovvero di quelli che si astengono dal giudizio su ciò di cui non si può dir niente: io non nego l’esistenza di dio, non sono ateo, ma mi astengo dal giudizio in quanto non ho niente per dimostrarlo, così come non ho niente per escluderlo. Insomma, soluzione pilatesca: ed anche qua rientra Pilato e il vangelo. Non si può andare avanti così: il laico non credente che dice “il creato”, la croce sulla collina Cesarò, il cristo Redemptor di Rio de Janeiro, sono cose con cui ti rendi conto di quanto sia attrezzato il nemico con cui intendi lottare. “Oh santo dio” “dio mio!”, “sia fatta la volontà di dio”, “Signuruzzu, chiuviti chiuviti, ca l’acidduzzi su morti di siti”, “San Giusippuzzu fustivu patri, fustivu vergini comu la matri” , il peccato, la confessione, la penitenza, l’assoluzione la prima comunione, la virtù, il vizio, l’acqua santa, l’ex voto, le messe perpetue e quelle del mese, dell’anno. i cortei commemorativi, molto simili a processioni, Non parliamo del pregare per ottenere qualcosa: signore, salvaci dalle guerre: che senso ha? se dio lo potesse fare lo avrebbe già fatto…. In realtà io non voglio lottare, ma ignorare la cosa. Ormai l’ho circoscritta, non parliamone più. Mi siedo in campagna e in mezzo agli alberi vedo aggirarsi quest’ombra lugubre della metafisica, chiudo gli occhi per inondarmi di luce e spunta beffarda la luce del dio che illumina tutti, e che quindi basterebbe chiamarlo sole. E adesso che le ombre della morte mi ruggiscono ferocemente dentro, che cosa voglio, lasciare una traccia d’immortalità? Esiste l’immortalità? Sarebbe il caso, sul finire della vita, fare come alcuni grandi spiriti e riabbracciare il cristo sradicato? Per cortesia. E comunque, sia chiaro: io non voglio essere portato in chiesa, voglio essere cremato. Possibilmente con la mia chitarra. Io non credo che risorgerò e che quindi questo mio corpo non vedrà il salvator. Aggiungo che la cosa mi piacerebbe tanto, ovvero riprendere il mio corpo per godere la felicità perpetua nei tempi dei tempi, ma questa cosa non me la posso masticare sembra scritta per bambini scemi. E non voglio essere accolto nella corte di cristo, angeli, santi, madonne ecc. Non mi piace, starei male, desidererei volare altrove, come ho sempre fatto. Va bene?
