Musica e Cultura, Radio Aut e l’ultima fase


1976
: Il Circolo “Musica e Cultura

 

“Musica e Cultura” fu una consistente esperienza di massa, aperta alle istanze culturali, alle novità ideologiche, musicali e politiche del momento. Tra i giovani di Cinisi cominciava a circolare con sempre più urgenza il bisogno di sprovincializzazione, rispetto alla chiusura culturale data dalle mura domestiche e dalla refrattarietà verso qualsiasi innovazione, tipica dei residui negativi della vecchia cultura contadina e delle tradizionali caratteristiche della cultura mafiosa dominante.

Moltissimi gli studenti, molti i disoccupati, gli emigrati, i laureati: nella sola Cinisi, alla fine del ’79 si contavano circa 250 laureati.

Di ritorno dal confinio, i boss locali tessevano la loro rete di controllo sull’economia paesana e regionale e guardavano con molto sospetto a queste iniziative, non esitando a far leva sulla grettezza di una parte della piccola borghesia per scaricare menzogne, riserve, diffidenza e provocazioni sui frequentatori del Circolo: tuttavia, nei periodi di maggiore af­fluenza, si poterono contare da cento a duecento giovani, interessati alle varie attività.

Cominciò quasi per gioco, con l’idea pazza di organizzare un recital musicale con la partecipazione di alcuni complessi alternativi della zona e con l’esibizione anticonformistica di artisti locali.

Trovata, per vie traverse, la disponibilità di una specie di salone sotterraneo di una chiesa, si cominciò a provare, ma il giorno del concerto il prete fece sapere di non volere più cedere la sala: in realtà, dietro questa decisione, c’era stato l’intervento di “u Parrineddu”, cioè Giuseppe Finaz­zo, gregario di Badalamenti e presidente di una congregazione religiosa che faceva capo a quella parrocchia. Il prete era stato informato che si trattava di comunisti, di agitatori, e che questo, agli amici che aiutavano la congregazione, non piaceva. Il vice-sindaco Franco Maniaci, in assenza del sindaco, mise a disposizione la sala consiliare del Comune e il concerto risultò come un grande momento di presenza e di entusiasmo giovanile. La replica del concerto nella vicina Terrasini, ugualmente riuscita, evidenziò che c’era in atto interesse e presenza fattiva per la formazione di un nucleo di coagulo culturale e politico.

Un volantino scritto in quella circostanza chiarisce la forte richiesta di un momento innovativo di aggregazione giovanile e l’uso della musica come “momento del generale processo di emancipazione”:

 

LA NOSTRA CULTURA SI SCONTRA CON LA LORO SOTTOCULTURA

 

“Coerentemente alla loro vocazione forcaiola, ancora una volta, i reazionari più o meno mascherati da cultori di anime o da difensori delle patrie virtù, hanno tentato tutte le carte per sabotare un’iniziativa culturale che per l’ampiezza del consenso che le si è creato attorno per la qualità del discorso che ha sviluppato, non trova precedenti nella storia vicina e lontana della nostra comunità. Ed è veramente curioso che a gestire in prima persona la provocazione siano stati alcuni personaggi che, in più di una occasione, hanno tuonato in difesa della cultura e del pluralismo delle opinioni, di cui abbiamo visto l’ampio uso che hanno fatto nelle varie occasioni di dibattito sul cui merito non avevano assolutamente nulla da dire (divorzio, aborto ecc.). Evidentemente questi signori hanno agito servendosi della loro nefasta influenza su alcuni settori di opinione pubblica, dei loro agganci all’interno del “potere occulto” e della copertura giuridico-repressiva fornitagli con incredibile dedizione dal potere costituito. Ma il gioco questa volta non è riuscito. La loro arroganza ha cozzato contro gran parte della volontà dei giovani di Cinisi ed è stata colta di sorpresa da un fatto imprevisto: la concessione della sala consiliare del comune di Cinisi. Ancora una volta, come tutti i reazionari che si rispettino, questi signori “hanno sollevato un masso per farselo ricadere sulla testa”. Da parte nostra intendiamo ribadire alcune cose:

1) La nostra cultura non è prerogativa di piccole élites dedite al sussiego sa­lottiero, ma patrimonio di massa in continua evoluzione e frutto del contributo quotidiano di tutti gli uomini in lotta per migliorare le proprie condizioni di vita;

2) La musica, nelle sue forme più avanzate, non è che un momento del processo generale di emancipazione dallo sfruttamento materiale e da un modo repressivo e reazionario di concepire i rapporti sociali ed umani ( famiglia, scuola, amicizia, amore ecc.);

3) La nostra cultura e la nostra musica intendiamo gestircele in prima persona in rapporto di collaborazione critica con chiunque intenda darci il suo contributo a qualsiasi livello; intendiamo continuare sulla strada già aperta nel disprezzo di quanti, per difendere posizioni di potere già acquisite, crederanno di poterci ancora mettere i bastoni fra i piedi e per l’affermazione della nostra identità culturale.

Un altro passaggio, che è insieme un primo tentativo d’analisi, dopo la costituzione del “Circolo” e, nello stesso tempo un documento programmatico, è illustrato da questo secondo volantino:

 

«Riteniamo che sia giunto il momento di approfondire pubblicamente il discorso sull’organizzazione e sulle finalità culturali del circolo “Musica e Cultu­ra”. Dalle nostre prime iniziative crediamo sia emerso qualche dato fondamentale: la libera circolazione delle idee e l’elaborazione del programma, anche se un po’ disorganica, realizzata assemblearmente con l’apporto di chiunque abbia ritenuto opportuno contribuirvi. Qui si è concretizzata e si concretizza la nostra idea di cultura intesa non come monopolio d’élite, ma come partecipazione attiva e creativa, con riferimento esplicito e permanente alla realtà circostante in evoluzione. Il nostro circolo, lo ribadiamo, è aperto a tutti i democratici e si dirige per assemblee aperte periodicamente convocate, a cui vengono anche demandate tutte le scelte di carattere organizzativo e amministrativo. Tutta la nostra attività è naturalmente autogestita, nel senso che le sole risorse economiche ci provengono dalle quote annue di tesseramento e dai contributi liberamente versati dai soci. All’interno del circolo lavorano attualmente quattro commissioni elasticamente strutturate ed aperte a qualsiasi contributo: Musica, Cineforum, Biblioteca, Stampa e Propaganda; è in programma inoltre la costituzione di altre commissioni. Con queste premesse risulta sufficientemente chiaro che la nostra attenzione è particolarmente rivolta ai problemi della nostra generazione e al processo di liberazione totale dalle scorie di un passato molto pesante, sia dal punto di vista culturale, sia per gli effetti psicologicamente distruttivi che hanno avuto sul nostro carattere. Ed in questo contesto si sono inseriti i primi due dibattiti sulla condizione femminile e sulla lotta per l’emancipazione e liberazione della donna, altri dibattiti seguiranno sulla condizione giovanile in Italia e nel meridione, i giovani e la scuola, i giovani e la disoccupazione, i giovani e la droga, i giovani e la religione, i giovani e la musica, i giovani e i mass media. Inviteremo ai nostri dibattiti anche degli esperti e soprattutto amici che hanno vissuto in prima persona esperienze di lotta e di studio per la soluzione del problema giovanile nel senso della liberazione. Concludiamo questa nostra breve presentazione invitando tutti a darci una mano perché questo discorso venga sviluppato al massimo e diventi patrimonio collettivo e strumento di reale avanzamento culturale e sociale».

                                                                                                                                       IL CIRCOLO “MUSICA E CULTURA”

 

Il terzo volantino è una tipica espressione dello stile sarcastico di Peppino ed è dedicato alla festa di Santa Fara, patrona di Cinisi. Si trattava e si tratta del principale evento dell’anno, preparato da un comitato, i cui esponenti, la domenica, fanno a gara per raccogliere soldi con “u coppu”, ovvero una specie di calice d’argento nel quale i cittadini versano la propria quota. Spesso si tratta di vere e proprie estorsioni, perché non ci si può esimere dal versare una certa somma, per non fare brutta figura. Le offerte più grosse vengono fatte dai mafiosi, per i quali la partecipazione alla festa è un’esibizione di forza e un modo di raccogliere consensi popolari: in un’Onda Pazza Peppino parla di Don Tano, come di colui che ha dato “due milioni per la festa del Furo” ovvero della Madonna del Furi, altra protettrice di Cinisi. Il momento clou della festa era dato dalle corse dei cavalli, anch’esse monopolio di scuderie in odore di mafia e oggetto di scommesse clandestine, oltre che dal concerto serale ad opera di un cantante di grido. Il volantino ribadisce un concetto di festa all’interno “della presa di coscienza dei problemi reali” e non come “anestetico delle coscienze”

 

SULLA FESTA

 

Abbiamo avuto nei giorni scorsi angosciosi dubbi: ma questa festa si fa o non si fa? Ci saranno o no le corse dei cavalli?

Finalmente un paio di uomini caparbi, mandati dalla Provvidenza, hanno dissipato tutte le nostre incertezze e ci stanno regalando momenti di profonda gioia: la festa infatti è in pieno svolgimento con un favoloso contorno di luci fantasmagoriche, di maghi magici e di cantanti democristiani a cui fanno corona le geniali trovate della radio locale: un premio al migliore vaso da balcone, cavalcando il motto antico “cittadini esponete i vostri giardini”, e un altro premio “Speed and Love” (velocità e amore) all’auto più attraente e alla donna più affascinante.

Peccato che si siano fermati qui: avremmo suggerito una gara di virilità “Speed in Love” (velocità in amore). Ma non pensiamoci più: sappiamo che i soldi occorsi (alcune decine di milioni) per realizzare questo popò di festa non sono stati sufficienti, anzi abbiamo l’atroce sospetto che gli organizzatori ci stiano rimettendo di tasca.

Auguriamoci che la Provvidenza e la Santa Patrona Santa Fara li ricompensino per il bene che stanno facendo al paese, tormentato com’è da una crescente disoccupazione giovanile e devastato dalla speculazione.

Qualche maligno ha però sollevato il dubbio che tutti questi milioni avrebbero potuto essere impiegati diversamente: per esempio per l’attivazione dell’ospedaletto comunale che nel passato è stato oggetto di tormentate polemiche elettorali.

Ma vogliamo scherzare???

Come avremmo potuto rinunciare alla poesia di una lampadina colorata, di un bambino con il palloncino in mano estasiato davanti alla sua nuvoletta di zucchero filato?

Credevamo che tutta questa messa in scena appartenesse al passato, quando questa ricorrenza religiosa veniva opportunamente distribuita in periodo preelettorale per incrementare i voti del partito di maggioranza.

Non che noi siamo contrari alle feste, soltanto abbiamo un concetto diverso di festa: per noi il momento dell’allegria e della gioia non può essere separato dalla partecipazione e dalla presa di coscienza dei problemi reali e dei bisogni individuale e collettivi della nostra vita.

È su questo terreno che si sono mosse tutte le proposte del circolo “Musica e Cultura” ed è a partire da questo che intendiamo farci promotori di iniziative ancora più articolate.

Non vogliamo che la festa sia un anestetico delle coscienze in funzione della riproduzione del potere, ma deve essere un momento di organizzazione,e di partecipazione e di lotta.

 

Cinisi 25 -6-1977 Circolo “Musica e Cultura

 

Particolarmente attiva la commissione Cineforum, che si occupava di andare a Palermo per i film , di curarne la pubblicità con la preparazione e la diffusione di schede di presentazione e, dopo la proiezione, di aprire il dibattito: a titolo esemplificativo si riporta la scheda di “Uccellacci e uc­cellini” :

«Il film è del 1966 ed ha come base organica le poesie di “Le ceneri di Gramsci”. In esso Pasolini riversa le delusioni seguite alla Resistenza, rientrata e tradita, ed è una crisi vissuta in modo pubblico, con un grande senso critico e antistituzionale. Il corvo del film è lo stesso Pasolini, un po’ anarchico, un po’ poeta beatnik , uno spirito libero e dolce, oltre che un emarginato. Nel grigiore di un paesaggio irreale il viaggio finisce. Unici riferimenti restano i cartelli segnaletici: “Istanbul Km 4253, Cuba Km 13.257” e non lasciano dubbi: il terzo mondo si prepara a farsi protagonista e le sue avanguardie sono già in marcia. L’istinto decadente delle società occidentali è sconfitto dall’istinto di vita delle nuove genti. Infatti nell’ultima scena Totò e Ninetto, proletariato fatto protagonista, riprendono il cammino verso un nuovo orizzonte, verso una nuova società» (11-3-76 ).

Nel febbraio del ’77 il Circolo partecipò con un suo gruppo al Car­ne­vale di Cinisi: di quel momento restano al­cune immagini di Peppino “mascherato”, con un palloncino in mano, o che fa il lanciatore di fuoco, con la bocca piena di petrolio che sputa su una torcia accesa. Una buona partecipazione di gente si ebbe anche alla mostra-mercato itinerante d’arte varia, che comprendeva la produzione di opere secondo qualunque tecnica (poesia, pittura, grafica, scultura, fotografia, musica ecc.) in qualsiasi formato e quantità. La mostra si svolse all’aperto, tutte le domeniche dal 15 agosto al 12 settembre, spostandosi in vari quartieri. Al­l’interno della manifestazione venne organizzata un’esposizione estemporanea di pittura di bambini, assieme a stand di libri, concerti musicali, filmati e audiovisivi.

Tra le attività musicali del circolo ebbe un grande successo il “Primo raduno delle nuove tendenze”, una rassegna regionale di musica pop, folk, jazz, organizzata sulla spiaggia di Cinisi il 18 settembre 1977, assieme a mostre, stands e interventi vari. Vi assistette un migliaio di persone e vi parteciparono gruppi localmente molto noti, come Storia di un fiore, Me­tamorfosi, Cieli di Sicilia, Trio jazz di Carini, Duo Candela, Gruppo 150 ore, Zaccurafa, Lettera per un amico, The Snoopy, Il giorno dopo, Dino e Suez, Delta 5, Quinta stagione.

L’arco di questa esperienza è stato caratterizzato dall’intreccio, e spesso dallo scontro, tra diverse concezioni e tendenze ideologiche: per un verso la spinta qualificante di contenuti, impressa da Peppino, soprattutto indirizzata in senso politico-eversivo e che venne a scontrarsi, in un primo tempo, con il tentativo di monopolizzazione operato dal PCI, per l’altro verso la permanenza di remore piccolo-borghesi tipiche dell’ambiente di provenienza di gran parte dei frequentatori. La possibilità di usare il “Circolo” come “polo d’incontro” solo in termini d’utilità personale o di passatempo, di trovare un modo di dialogo e una speranza di eventuali “occasioni” ed esperienze, che in ogni caso implicavano più “l’avere” che non “l’essere”, produsse l’ibrido frainteso del considerare come “politico” ciò che rispondeva alla soddisfazione delle proprie piccole esigenze, non ultime quelle sessuali, senza tener conto di tutto il resto.

Il problema non era quello di “stare bene insieme” per crescere come soggetti diversi in grado di operare diversamente nel contesto sociale, ma d’infischiarsene di quello che succedeva all’esterno, per centralizzare tutto sul proprio individualismo. Tutto questo è comprensibile, se si tiene con­to dell’accentuato livello di repressione dato dall’introiezione, più o meno incosciente, dei modelli culturali trasmessi dalla famiglia e dall’ambiente. La cultura della solitudine difficilmente viene sommersa da quella della socialità, e quando ciò accade, il fatto è vissuto come trasgressivo, e in ogni modo costringe ad operare una forzatura. Spesso tale “status” diventa anche spinta all’emarginazione altrui o all’autoemarginazione, nella misura in cui le barricate e le distanze che si rilevano nel confrontare il proprio mondo con quello degli altri, finiscono con il colorarsi d’incomprensione, di valutazioni di scarsa stima, e quindi di finalizzazione del tutto alla “coltura” delle insoddisfazioni e del malessere: divertirsi può diventare un fatto liberatorio per chi sa rapportarsi con i margini più o meno superficiali del divertimento, può diventare un fatto angosciante per chi non trova un veicolo positivo di scarico della propria autodistruttività.

A “Musica e Cultura” convivevano queste anime e queste tensioni, simpatie e disagi che i tentativi di autocoscienza non sempre riuscivano a denudare con l’impegno e la promessa della sincerità.

Nel momento in cui Peppino cercò di forzare i tempi con una serie di proposte e di iniziative che fuoriuscivano dal “divertissement” ricreativo, l’esperienza andò in crisi, convogliando alcuni di coloro che l’avevano vissuta più intensamente, verso la nuova fase di Radio Aut che, in qualche modo può considerarsi un’ideale filiazione del “Circolo”.

Infine una nota per il “GRUPPO OM”: nacque a Terrasini nell’estate del ’74, per iniziativa di un gruppo di giovani che avvertivano l’esigenza di tentare un’operazione culturale nel campo teatrale: in paese c’era un vuoto totale e il diffuso bisogno di ricercare qualcosa di nuovo. Il gruppo riuscì a trovare un locale in un salone del vecchio Palazzo D’Aumale, ed avviò l’attività con alcune recite discretamente frequentate. Si trattava di una ventina di persone ancora in uno stadio pre-politico, con forti resistenze e remore verso ciò che proveniva da sinistra, in un paese che non aveva mai avuto una tradizione di sinistra. Alcuni momenti: nel ’75 la “Compagnia del Sarto” venne a rappresentare “Il pozzo dei pazzi”, una commedia di Franco Scaldati, a metà strada tra l’allegoria fantastica e la rappresentazione cruda della condizione sottoproletaria dei quartieri palermitani più malfamati; nell’aprile del ’75 il gruppo preparò “L’ecce­zione e la regola” di Brecht, e, nella scelta dell’autore già si ebbe qualche problema;  il primo maggio ’76 venne la “Comuna Baires”. Già in quella data il gruppo era in crisi e non riusciva più a produrre con efficacia: in molti era nata la preoccupazione di una possibile politicizzazione, e l’ambiente democristiano locale, non appena si rese conto di questo pericolo, cercò di togliere il locale. In realtà il gruppo si dimostrò inconsistente nel mostrare capacità di mantenere lo spazio conquistato e, per alcuni, fu quasi spontaneo cercare il contatto con l’altra realtà giovanile della vicina Cinisi e diventare parte integrante e attiva di “Musica e Cultura”.

Sul Circolo l’analisi più lucida è stata scritta da Peppino stesso in un documento che è riportato integralmente: le considerazioni fortemente negative su alcune fasi, scritte nel momento in cui l’esperienza era conclusa, non tolgono niente alla positività e al contributo formativo che essa diede a coloro che la vissero.

In merito all’attività politica del ’76 val la pena di segnalare la candidatura di Peppino alle elezioni regionali, nel cartello di Democrazia Pro­le­ta­ria, nato dall’accordo tra Lotta Continua, Avanguardia Operaia e Il Manifesto. Peppino, che rappresentava l’area di Lotta continua, riportò circa 350 preferenze.

Tra i documenti di quel periodo  un ciclostilato che riproduce il testo dell’appello di Jean Paul Sartre e di altri intellettuali francesi contro la repressione del dissenso in Italia perseguita dai partiti del compromesso storico.2

 Nel frattempo a Cinisi continua la devastazione del territorio attraverso la costruzione dell’autostrada Punta Raisi-Mazara del Vallo: il lotto di Cinisi è affidato alla ditta Mazzi, quello di Terrasini alla ditta Roma­gnoli: gli operai sono assunti dietro pressione degli “amici” ai quali, per ringraziamento sono costretti a prestare qualche ora gratuita di lavoro; le commesse, dal cemento al calcestruzzo, alla sabbia, al pietrisco, al materiale di riempimento, costituiscono un gigantesco terreno di accumulazione interamente controllato dai mafiosi locali, tra la latitanza o con la complicità di chi dovrebbe garantire l’ordine e la trasparenza.

 

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