L’infanzia perduta (Salvo Vitale)

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L’infanzia perduta

 

La scrittrice americana Pamela Moore, morta suicida nel 1964, in un libro che diventò un  best seller “Cioccolata a colazione” sul marciume della società americana, attraverso la protagonista racconta di un bambino che viveva in una casa splendida in  una spiaggia e in un mare limpido, e che un giorno scoprì una galleria: alla fine si trovò in una spiaggia  piena di gente che litigava, sporcava in un gran caos che lo lasciò atterrito: cercò di ritornare indietro, ma non ritrovò più il passaggio. Il racconto potrebbe richiamare l’”Emilio” di Rousseau, cui il  ragazzo dovrà essere lasciato allo sviluppo di un’educazione naturale, in un ambiente ecologicamente compiuto, e dovrebbe essere affidato alle cure di un precettore, prima di affrontare la società con le sue regole e le sue caratteristiche corruttive. Entrambi i miti rappresentano il passaggio dall’adolescenza  all’età adulta, in cui tutto cambia, soprattutto  si scopre che si è persa   innocenza  originaria. Il mito ritorna nel primo Novecento, nel “fanciullino di Pascoli o nella “Lebensvelt” di Husserl. Un richiamo anche alle tre metamorfosi, di Nietzsche e del suo “Zaratustra “:quella del cammello, quella del leone e infine quella in cui bisogna tornare bambini per riscoprire se stessi : il passaggio è però un percorso al contrario, ovvero come liberarsi della società corruttiva, rispetto alle sue regole e perverse e degenerative e riacquistare la pienezza del proprio essere,

 

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