Peppino Impastato e mamma Felicia (Elio Camilleri)

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Peppino Impastato e mamma Felicia (Elio Camilleri)

 

E’ in uscita un nuovo libro di Elio Camilleri, “Siciliani contro”: Si tratta di una serie di storie che raccontano l’altra faccia della Sicilia, quella  che non si è mai riconosciuta nella mafia, quella che l’ha lottato e quella che ne è rimasta vittima, lasciando comunque l’esempio del proprio sacrificio. Ne anticipiamo un capitolo dedicato a Felicia e a Peppino 

 

 

Il 5 gennaio 1948 mamma Felicia partorì Peppino in quella vallata tra Montagnalonga e torre Molinazzo dove si estende Cinisi e la sua campagna, bella e fertile e coltivata per secoli dai suoi contadini fino agli anni 50; fino a quando, cioè, Cosa Nostra decise di costruire l’ aeroporto di Punta Raisi.  Mi ricordo che come alunno della scuola media di Cinisi ebbi la sorte di partecipare alla cerimonia di inizio  dei lavori della costruzione dell’ aeroporto e che tra gli alunni della scuola poteva esserci, ma non ne sono certo, anche Peppino Impastato.

Sono sufficientemente convinto che a casa Peppino ascoltava i dialoghi tra i genitori e, giorno dopo giorno, andava avvertendo una progressiva avversione ed insofferenza al modo di pensare del padre improntato a quelle forme di autoritarismo reazionario e mafioso che caratterizzavano il contesto sociale, economico, politico e culturale di Cinisi.

Decise di andarsene da casa e andò ad abitare presso una zia dalle parti della stazione ferroviaria: tornava a casa quando il padre era assente e risultava più agevole il rapporto ed il dialogo con la madre che gli offriva sempre ascolto, comprensione e solidarietà: Peppino ricambiava totalmente l’ infinito affetto materno.

Trovava ascolto e comprensione presso la libreria di Stefano, un vecchio compagno comunista il quale fu decisivo per la maturazione culturale e politica di Peppino che riunì all’interno della medesima categoria mafiosa le istituzioni portanti della comunità: l’ amministrazione comunale con i suoi imbrogli ed intrighi, la Chiesa con le sue ipocrisie e la cultura autoritaria rappresentata, in genere, dalla figura maschile.

Peppino rifiutò tutto ciò, maturò l’adesione all’ateismo, aderì all’ideale comunista e contestò, nel

suo dire e nel suo fare, gli atteggiamenti propri dell’autoritarismo maschilista.

Si trovò a percorrere l’ itinerario della ricerca e della gestione della propria sua straordinaria sensibilità vivendo ed anche soffrendo nel rapporto con i compagni di lotta ed anche di vita, avendo avvertito una particolare vicinanza con alcuni di loro e con una ragazza mai identificata di nome Anna, le cui iniziali sono l’acrostico di Amore Non Ne Avremo.come si legge in una sua poesia.

Cosa Nostra era governata in quegli anni da Cesare Manzella che aveva deciso, in accordo con Frank   Coppola,   capo   della   famiglia   di   Partinico,   di   intraprendere   il   nuovo   programma straordinariamente significativo ed innovativo dal punto di vista criminale ed economico del traffico internazionale della droga.

Peppino Impastato  aveva già preso conoscenza e coscienza della lotta dei contadini contro la requisizione delle loro terre e assunto, altresì, necessità di coniugare la coscienza della gravissima

questione con la necessità di attivare una prassi autenticamente rivoluzionaria.

E allora ecco i caratteri del suo ’68: per un verso l’ adesione alla sinistra extraparlamentare  e la partecipazione all’ occupazione dell’ università, ma senza trascurare nemmeno per un giorno la lotta dei contadini contro i nuovi espropri per la costruzione della terza pista dell’ aeroporto, e, alcuni  anni dopo, la denuncia dell’approvazione illegale del progetto di costruzione di un palazzo a cinque piani e quella per la costruzione di un  residence, lo  Z 10, tra il mare e l’ aeroporto: diatro a tutto ciò stavano interessi di uomini legati alla cosca mafiosa di Gaetano Badalamenti.

La sintesi concreta del suo lavoro politico  si realizzò attraverso conferenze-dibattito nelle attività di “musica e cultura” e con la creazione di Radio Aut, dove uno spazio particolare aveva la trasmissione Onda Pazza,  molto seguita dai concittadini che erano puntualmente informati sulle porcherie amministrative del Comune.

Ecco una registrazione particolarmente interessante:

Voce di Peppino: E sì, siamo nei paraggi del Maficipio di Mafiopoli. E’ riunita la Commissione Edilizia. All’ordine del giorno l’approvazione del PROGETTO Z-11. Il grande capo, Tano Seduto, si aggira come uno sparviero nella piazza. Si aspetta il verdetto.​

Voce di Salvo  : Ed ecco tutti i grandi capi delle        famiglie indiane tutti qua: c’è Manu-cusuta, o Cusuta-manu, poi c’è Quarara Calante, eccolo qua con il suo pennacchio, c’è anche l’esploratore, il

Pari, …deve essere un pari d’Inghilterra… e, infine, a presiedere questa seduta, veramente in tutta

la sua maestosità….

Voce di Peppino: C’è il grande capo, i due    grandi capi, Tano Seduto e Geronimo Stefanini, sindaco di Mafiopoli…. Sì, i membri della Commissione discutono, c’è qualche divergenza ma sono

fondamentalmente d’accordo. Sì, si stanno mettendo d’accordo sull’approvare il progetto Z-11

Voce di Faro: Ancora qualche minuto e il momento culminante, pochi minuti …. E verrà effettuato

… il grande colpo.

Voce  di Salvo : Fratelli, il momento è solenne.La nostra riserva indiana è stata finalmente aggiudicata. (si odono urla e spari) C’è stato riservato quel territorio che va al di là della torre dell’Orsa Maggiore e al di sotto della grande pista dove atterrano gli uccelli d’acciaio. Su quel territorio piazzeremo le nostre tende. Saranno tende, oppure?….

Voce di Peppino : Bungalow….Saranno bungalow.

Voce di Salvo  : Sì, basta con le nostre tende….Passeremo ai bungalow… (urla di indiani). Là staremo armati, con le nostre ARMI e nessuno vi metterà più piedi… (urla)

Voce di Peppino: Parola di Tano Seduto…    grande capo di Mafiopoli.

Voce di Salvo  : Costruiremo delle belle case…faremo dei seminterrati.

Voce di Peppino: Seicento mq di seminterrati. Parola Di Geronimo Stefanini.

Voce di Salvo  : Cominceremo così: prima il seminterrato, poi, a breve distanza, i bungalow.. e le

nostre squaw finalmente…

Voce di Peppino: Potranno… potranno… e  e… potranno… in santa pace. Le nostre puttane d’alto bordo.

Voce di Salvo  : Fratelli, la terra è nostra. Eccola là, al di là della torre dell’Orsa Maggiore.

Voce di Peppino: Parola di Tano Seduto (spari          e musica).

Si è conclusa la riunione della Commissione edilizia di Mafiopoli. Il progetto Z-11 è passato.

Voce di Salvo  : I grandi capi delle grandi famiglie ringraziano. Ci sono tutti: il Pari, Quarara

Calante, Cusuta-manu, i grandi capi e…

Voce di Peppino: E a sovrastare tutti sei miliardi, concessi dalla Cassa per la Mezzanotte (si ode

uno scarico di piscio)

Voce   di   Peppino:   Sì,   è   uno   dei   grandi   capi,   Geronimo   Stefanini,   uno   degli   artefici dell’approvazione del progetto Z-11 sta firmando il patto in questo modo, assieme a Tano Seduto.

Voce di Salvo  : Firmano il patto mescolando insieme il loro sangue o le loro urine?

Voce di Peppino: La    loro merda… Ecco il sindaco Geronimo, che d’accordo con Tano Seduto lanciano segnali di fumo. Nuvolette discontinue verso il loro vice capo Franco Manesci. Gli comunicano che il progetto Z-11 è passato e che lui l’ha presa regolarmente nel culo… Sei miliardi… sei miliardi (spari) … Sì, sono sempre gli argomenti con i quali il grande capo Tano Seduto ha imposto la sua legge.

Voce di Salvo  : Ma che fa, ti lamenti? Bada…bada…

Voce di Peppino: Bada come ti lamenti, porco cane… (spari) E’ stato difficile, ma per don Tano non esistono ostacoli (spari)

Voce di Salvo  : Sì, avremo una terra anche per noi, miei prodi. Tutta nostra. Eccola là con il mare che luccica, eccola là con le onde che lambiscono dolcemente la riva… Avremo coperte… Viveri…

Armi.

Voce di Faro    : Non si muoverà foglia che Tano non voglia.​

Voce di Peppino: E soprattutto avremo a      disposizione i vostri culi. Parola di Tano Seduto, grande capo di Mafiopoli (spari) … E ci sarà un porticciolo bellissimo, già in costruzione, dove approderanno tutte le nostre puttane, da dove le nostre merci potranno partire indisturbate, da dove i nostri commerci si potranno sviluppare all’infinito. Ci saranno soprattutto sei miliardi nelle nostre tasche…

Voce di Salvo: Potremo sistemare le nostre veloci canoe che porteranno al di là del mare la sabbia bianca…

Voce di Peppino: Le nostre canoe cariche di EROICHE merci

Voce di Salvo: Potremo FUMARE in pace il calumet, con tabacco…

Voce di Peppino: Bianco come la neve e lo faremo fumare agli altri il calumet della pace con tabacco bianco…

Da “ONDA PAZZA” del 7/4/1978. Western a Mafiopoli.        (da “Nel cuore dei coralli” di S. Vitale. Ed. Rubbettino. Pagg. 97-99. Testo della trasmissione, gentilmente concesso dall’Autore).

… e allora Tano Badalamenti deliberò l’eliminazione di Peppino: ordinò ai suoi sgherri di prenderlo, di imbottirlo di dinamite e di farlo saltare per aria in modo da far credere che egli avesse tentato  di compiere un attentato sulla ferrovia.

Alla notte della  disintegrazione del corpo subentra la luce del nuovo giorno a rendere visibile lo scempio  del martirio e della concitazione investigativa dei carabinieri e umana del becchino:  “Picciotti, chiddu chi vittiru l’occhi miei non vi lupozzu cuntari. Era tuttu pizzuddicchia. Un pezzu di testa, tri ghirita, l’occhiali, i sannali. A na banna attruvai na coscia sana. ” (Ragazzi, quello che hanno visto i miei occhi non ve lo posso raccontare: era tutto pezzettini. Un pezzo di testa, tre dita, gli occhiali, i sandali. In un posto ho trovato una coscia intera).

Si capisce subito che non  si tratta di un attentato fallito ma dell’ ennesimo assassinio mafioso.

Peppino aveva espresso, in una vecchia lettera che gli inquirenti utilizzarono come prova della volontà del suicidio,  la volontà che, nel giorno del becchino, il suo corpo fosse cremato e che le ceneri fossero gettate nel cesso ed, invece, i pezzettini, i frammenti del suo corpo erano sparsi sui binari della ferrovia furono beccati dagli uccelli e portati su per aria, in cielo.

Cfr:  Salvo Vitale Cento Passi Ancora  Rubbettino 2014  Pag. 9

Mamma   Felicia   attraversa  il   rito   sincero   delle   condoglianze   ed  ha   la   forza   di interromperlo bruscamente alla vista di certe persone giudicate nemiche di Peppino.

 “Comincia ad avvertirsi un po’ di movimento quando arriva la bara con i resti di Peppino. E’ una pioggia di garofani che arrivano dall’alto, pesanti come pietre e leggeri come farfalle. Sono il primo a rompere il silenzio gridando: “Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai”. Gli altri mi riprendono. Il corteo si snoda. Davanti Filippo e Mimì portano uno striscione improvvisato, dove, con una bomboletta è stato scritto: “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”. Segue la bara, portata a turno dai compagni in lacrime, dietro Felicia, sua sorella Fara, Felicetta e Giovanni, che di colpo alza il pugno, seguito da tutti. Cominciano una serie di slogan:

-“Badalamenti boia”

-“Badalamenti non lo scordare, abbiamo Peppino da vendicare”,

-“Per un compagno ucciso nessun lamento, linea di condotta combattimento”

-“Per un compagno ucciso non basta il lutto, pagherete caro, pagherete tutto”.

Un migliaio di persone danno vita alla prima vera manifestazione antimafia di massa della storia siciliana. Il corteo attraversa il corso, sotto gli occhi allibiti dei passanti, le donne preferiscono entrare e chiudere la porta di casa.

Cfr. Salvo Vitale: “Cento Passi Ancora” op. cit. pag. 19​

Arriva subito il giorno delle votazioni e mamma Felicia vuol andare a votare, disubbidendo all’ usanza popolare di non uscire da casa nei trenta giorni di lutto. La pista dell’ attentato  e/o del suicidio caratterizzarono l’ indirizzo delle indagini   e degli interrogatori, ma un contributo straordinario a rovesciare l’ assurda ipotesi messa in piedi dai carabinieri arrivò subito da Ideale Del Carpio già famoso per avere smontato la tesi del suicidio dell’ anarchico Pinelli.

Ecco la sua pubblica dichiarazione:

“Io sottoscritto prof. Ideale del Carpio, consulente tecnico di parte   per la morte di Giuseppe Impastato, ritengo che sia prospettabile la tesi dell’omicidio per le seguenti ragioni:

– E’ assurda l’ipotesi dell’attentato dinamitardo sia per l’obiettivo di scarsa importanza, sia per il fatto che un dinamitardo non porta la carica di esplosivo aderente al corpo, come risulta invece dalla distruzione del corpo stesso:

– Non è prospettabile, dal punto di vista psicologico, che persona impegnata in una campagna elettorale, si dedichi ad attentati dinamitardi che risulterebbero controproducenti per la propaganda effettuata”.

Cfr Salvo Vitale: “ Cento Passi Ancora” op. cit. Pag. 21

Peppino doveva essere tolto di mezzo, non doveva accedere, una volta eletto in consiglio comunale, ai documenti attestanti          le connessioni tra mafia e pubblici poteri.

Dopo sette mesi, il giudice Signorino riconosce la morte d Peppino come delitto ad opera di ignoti: mamma Felicia viene subito informata e si dichiara pronta a firmare i documenti per l’ avvio del processo in cui Umberto Terracimi si era dichiarato disponibile a far parte del collegio di difesa.

Il giudice Rocco Chinnici, sulla scorta di un dossier fornitogli da Umberto Santino, direttore del Centro siciliano di documentazione, e da Salvo Vitale, procedette ad alcuni arresti ed indagini su certi atti amministrativi del comune di Cinisi.

Il 9 maggio 1979, nella ricorrenza del primo anniversario, si svolse a Cinisi una manifestazione molto partecipata: mamma Felicia e sua sorella salutavano dal balcone  la folla col pugno chiuso e davanti alla casa di Peppino, qualcuno pose un mazzo di fiori e un biglietto con la scritta:

“A Peppino

Tu, come tanti compagni,

tu come noi,

tu che hai pagato con la vita,

tu che non sarai dimenticato,

tuche ci hai riempito gli occhi

di lacrime e di rabbia,

a te dico:

Nulla resterà impunito.”

Cfr Salvo Vitale Cento Passi Ancora op. cit. Pag. 83

Nel luglio 1983, come si sa, il giudice Chinnici rimase vittima di un attentato ed il fascicolo passò nelle mani del Giudice Caponnetto che il 19 maggio chiuse l’indagine con la solita dicitura: “omicidio ad opera di ignoti”. Mamma Felicia ed il figlio Giovanni accompagnati da Salvo Vitale e Umberto Santino si recarono, allora, dal giudice Caponnetto,  gli chiesero di riaprire il caso e di indagare sul viaggio che il papà di Peppino, Luigi, aveva compiuto negli USA per incontrare dei suoi parenti al fine, probabilmente, di proteggere suo figlio Peppino. Al giudice Caponnetto, Santino e Vitale consegnarono un dossier ed un libro fotocopiato  in cui avevano raccolto ulteriori informazioni sull’omicidio:e Caponnetto li consegnò a Giovanni Falcone perché continuasse lui ad indagare. Falcone si recò negli USA ad interrogare i parenti di Peppino e Tommaso Buscetta, ma gli esiti delle nuove indagini non produssero esiti utili ed il fascicolo si richiuse  l’ 1 giugno 1984.  ​

 Il 28 febbraio 1992 il giudice De Francisci chiuse un’ altra volta il fascicolo dopo aver considerato deboli e contraddittorie la pista corleonese e quella fascista,   ma mamma Felicia e i familiari, incoraggiati da Santino e Vitale non mollarono.

Quasi alla fine degli anni novanta, del secolo e del millennio tutto si rimette in gran movimento: la giudice Franca Imbergamo raccoglie la testimonianza di alcuni pentiti che inchiodano Tano Badalamenti alle sue responsabilità. Mamma Felicia vuole esserci il giorno dell’ inizio del processo e, malgrado gli acciacchi, si fa forza e arriva nell’ aula bunker del tribunale di Palermo. Vede nel maxi schermo  Tano Badalamenti  in collegamento dal carcere americano e gli grida:“Assassino”.

6 dicembre 2000: arriva a Cinisi la Commissione Antimafia. Sono presenti il Presidente Lumia, Russo Spena,

Figurelli, Vendola e Pettinato. Per la prima volta una sottocommissione parlamentare si è occupata di un delitto di mafia, non tanto e non solo per individuare i responsabili, ma per valutare gli errori che i rappresentanti dello stato avevano fatto nel corso della loro funzione di responsabili della giustizia. Hanno lavorato sodo, per circa un anno,  riesaminando tutti gli atti dell’indagine, per individuare  i vari aspetti del depistaggio e i suoi possibili responsabili. In pratica, un processo nel processo. Sono emerse omissioni, false dichiarazioni, superficialità, errori di valutazione e oscure complicità.

Lumia: -“Signora Impastato, la Commissione Antimafia  oggi ha l’onore di consegnarle questa Relazione, approvata all’unanimità. Abbiamo accertato che nelle indagini sulla morte di suo figlio Peppino ci sono stati depistaggi, complicità, omissioni e occultamento di prove. Leggo l’ultimo passaggio della Relazione:

“Di fronte a una mafia che comprende l’insopportabile pericolosità di Peppino Impastato e ne decide l’eliminazione, vi è uno stato incapace di comprendere gli intrecci del territorio, deciso a non indagare contro la mafia e a non ricercare i mandanti e gli esecutori di quel delitto…non negligenza, non inerzia, ma scelta consapevole di non vedere la sfida della mafia e lucida decisione di lasciare inesplorati il sistema e i poteri criminali di quel territorio”. Signora Felicia, anche se nessuno  potrà mai cancellare tutto quello che lei ha sofferto, a nome dello stato le chiedo scusa e le consegno anche la lettera di Peppino, che è stata usata in modo infame per motivare il suo presunto suicidio.”

Felicia riceve la lettera e si mette a piangere:

 -“E’ come se mi aveste restituito mio figlio ancora vivo”

Lumia la abbraccia: -“Ma Peppino è ancora vivo!!”

Finalmente arriva l’ ultima tappa della infinita storia giudiziaria, ma ne sta cominciando un’ altra: quella del film ”I cento passi”  E allora, dato che i miei studenti   vogliono anche loro percorrere i cento passi e conoscere mamma Felicia ed il fratello Giovanni, li porto a Cinisi:

– Ha visto, mamma Felicia, quanti amici ha Peppino?

– E’ vero, è vero, ma hanno sbagliato.

-Hanno sbagliato, cosa, chi ha sbagliato?

– Hanno sbagliato ad ammazzarlo a Peppino.

Era ed è questo, sarà sempre questo il pensiero dominante di mamma Felicia, dominante rispetto a tutto quello che è venuto dopo, rispetto a quello che è accaduto anche oggi, in questa calda giornata a Mafiopoli: piccola, curva, fragile nonnina, a vedersi, certo, ma ascoltarla, guardarla negli occhi, stringerle la mano, sentire il tono della sua voce è come assistere ad un prodigio, perché mamma Felicia la senti grande, forte, indistruttibile.​ Poi porto i ragazzi al cimitero sulla tomba di Peppino che si trova appena dentro il cimitero, nel secondo corridoio a destra dove, dentro la cappella, mettiamo in un vaso i 24 garofani rossi (1 per ogni anno passato dall’assassinio a quel giorno), e faccio leggere ai ragazzi la scritta che è riportata sulla lapide: “Peppino Impastato, militante rivoluzionario comunista, assassinato dalla mafia democristiana”.

Cfr. E. Camilleri – 24 Garofani Rossi – I Siciliani

I miei studenti lasciano accanto al vaso di garofani rossi i loro bigliettini e ce ne andiamo.

L’ 11 aprile del 2002 finalmente arriva la sentenza. L’abbiamo aspettato da 24 anni. Nell’aula del maxiprocesso, all’Ucciardone. Entra il Presidente, tutti si alzano in piedi, legge:

 -“In nome del popolo italiano, visti gli articoli 110, 575 e 577 del Codice Penale, questa corte condanna l’imputato Badalamenti Gaetano alla pena dell’ergastolo.”

Salvo Vitale torna a Cinisi e va a trovare mamma Felicia da soli e in un attimo quietano ventiquattro anni di battaglie perse e poi finalmente vinte.

Infine, mamma Felicia, dopo aver visto morire tutti i  responsabili e gli assassini di Peppino trova la pace, raggiunge Peppino in quella cappella appena dentro il cimitero, seconda stradella a destra, e muore il 7 dicembre 2007.

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