Processo Saguto: sconti economici di pene pecuniarie per tutti gli imputati. Condannate al pagamento delle spese processuali le parti civili

giustizia

 

Il processo d’appello del “caso Saguto” , conclusosi a Caltanissetta il 20 luglio ha anche esplicitato, nella sentenza, le somme da pagare, da parte degli imputati:  per Saguto Silvana L’importo più rilevante è quello della confisca dei beni per 661.272 mila euro, cui si devono aggiungere 62.670 per pagamento spese giudiziarie varie, per un totale di 724 mila euro circa: aggiungendo le spese del marito, (48 mila euro) si arriva a 772 mila euro; – Cappellano Seminara: anche per lui, all’importo del sequestro, di 650 mila euro si aggiungono le pese processuali varie, per un totale di circa 700 mila euro; – Provenzano Carmelo è stato condannato a pagare 15.690. Altre cifre minori,  quasi tutte intorno a 2.724 euro, per Rosolino Nasca, per Francesca Cannizzo, per Walter Virga, per Roberto Santangelo, per Manta Calogera, per Ingrao Maria e per Di Maria Roberto, cui è da aggiungere il risarcimento dei danni patrimoniali, da liquidarsi in separata sede.

Quello che colpisce, in questa sentenza, è la condanna al risarcimento delle spese processuali delle parti civili, ovvero Giannetto Carmine, Niceta Massimo, Spina Teresa, Abbate Alessio, Abbate Rosaria, Abbate Natale, Rizzacasa Vincenzo, Virga Gaetano, Virga Vincenzo, Virga Donatela, Virga Carmelo, Virga Gaetano, Virga Salvatore, Virga Silvana. La Saguto dovrà invece rifondere le spese processuali sostenute   dalle parti civili Telemed, Publimed, Sicilia 7, Med Group, Simsider, Fin Med, Med Immobiliare, Rappa Filippo e Rappa Vincenzo Corrado. Evidentemente la Corte ha ritenuto che erano valide le ragioni dei Rappa e delle loro emittenti, ma non quelle degli altri imprenditori, ai quali, anche se sono stati restituiti i resti del loro patrimonio, ma non è consentito chiedere nulla, neanche appellarsi, in quanto lo stato agisce per il bene comune ed eventuali errori di giudizio non sono ad esso imputabili.

Rispetto alla sentenza di primo grado, va rilevato che  sono stati fatti ai condannati grossi sconti:  allora, come riporto nel mio libro “In nome dell’Antimafia” ,  la Saguto avrebbe dovuto risarcire circa  1.340.000 euro, alle quali erano da aggiungere le spese processuali, e 333 mila euro da parte del  marito Lorenzo Caramma, per una stima complessiva di circa 2 milioni di euro; Cappellano Seminara avrebbe dovuto accusare un danno complessivo di 1.308.000 euro, più le spese processuali, il prof. Provenzano avrebbe dovuto sborsare 302 mila euro, alle quali erano da aggiungere le 165 mila della moglie Maria Ingrao , per un totale di 467 mila euro, oltre le spese processuali. Non meno pesanti i pagamenti da parte dell’amministratore Nicola Santangelo, che era stato condannato a pagare 291 mila euro, più le spese processuali, e quelli dell’ex prefetto Francesca Cannizzo, per 165 mila euro.

Il semplice confronto delle somme basta a dare un’idea della posta in gioco. Se si voleva colpire l’aspetto economico, come si fa per i patrimoni di mafiosi o presunti tali, qua si può dire che la corte, usando un presupposto inverso, non è mancata di generosità per tutti gli imputati.

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