Nascita, vita e morte di un Consorzio per l’ambiente nel racconto di Toti Costanzo (Salvo Vitale)

Toti costanzo pasqua 18.19.29

 

 

Tra le cose scritte da Toti Costanzo c’è un opuscolo del settembre 1997 e  distribuito ai consiglieri comunali di Partinico, dal titolo: “Dalla lotta agli inquinatori al Consorzio per il disinquinamento e riequilibrio dell’area del Partinicese.”  Si tratta di un pamphlet nel quale è raccontata la vicenda di un organo nato come consorzio  tra la fine del 1984 e il 1985 per iniziativa della Provincia di Palermo e dei Consigli Comunali di Partinico, Borgetto, Giardinello, Montelepre, Trappeto, Terrasini, Cinisi, Balestrate, S.Giuseppe Jato e Sancipirello. Il primo Consiglio di Amministrazione si insediò il 30.12.1987, l’ultimo venne sciolto il 16 dicembre 1993, anche se le successive vicissitudini decretarono la cessazione del Consorzio il 17.02.1999. Il Consorzio nacque con l’obiettivo di salvaguardare dall’inquinamento il Golfo di Castellammare attraverso una serie di progetti,  che prevedevano la costruzione di tre depuratori, uno alla foce del Nocella, uno vicino a Balestrate e uno  a Partinico, quest’ultimo per depurare le scorie e gli scarichi industriali, in realtà a uso e consumo della Distilleria.  In ballo un finanziamento di 40 miliardi di lire, la cui gestione venne o avrebbe dovuto essere affidata al Consorzio. Era prevista anche la costruzione di condotte sottomarine per scaricare in mare aperto acque comunque depurate, completamento degli impianti fognari nei vari comuni, progetti di riutilizzo delle acque reflue,  la realizzazione di un mattatoio e  di una discarica comprensoriale a Partinico, oltre che di altre discariche comunali anche di sfabbricidi e inerti, delle quali i vari comuni non indicarono mai i siti. L’analisi di Costanzo traccia un piano completo dei bisogni di un vasto territorio ancora privo di moderni e attrezzati strumenti di protezione dell’ambiente da ogni forma d’inquinamento e ricostruisce la lotta,  in particolare contro gli scarichi della distilleria Bertolino,  cominciata nel 1984 , mentre in tutti i comuni costieri da tempo si era scatenata la corsa all’abusivismo più selvaggio.  Allora i cittadini di Partinico raccolsero migliaia di firme  per la chiusura della distilleria e la sua delocalizzazione  in area destinata alle attività insalubri: tra i promotori di quelle mobilitazioni Costanzo cita se stesso e Nino Amato, oltre che un uomo prematuramente scomparso, Gaspare Orlando.  “E la distilleria chiuse: Il TAR cui si era rivolta la proprietà  contro l’ordinanza di chiusura emessa dall’allora sindaco Bongiorno diede ragione alla nostra lotta e la distilleria fu costretta  prima a chiudere e poi, obtorto collo, a fornirsi di un impianto di concentrazione che doveva fungere da depuratore”. Da quelle lotte, che ebbero il più alto momento in una manifestazione a settembre 1984 ,con la proiezione  di un documentario preparato da Gaspare Orlando e dal giornalista Benito Barranca e proiettato da un’emittente televisiva alcamese, dal significativo titolo “Il mare colore del vino”, nacque il Consorzio.  Attraverso una serie di economie e un’oculata amministrazione il Consorzio, nel 1993  disponeva di circa due miliardi , ricavati dalle quote di partecipazione dei comuni,  in attesa dei finanziamenti della Regione che non arrivarono mai, mentre intanto si scatenava la guerra tra i singoli comuni, nessuno dei quali voleva accogliere i rifiuti dell’altro. Il Consorzio bandì una gara per la realizzazione dei depuratori, vinta da una ditta di La Spezia, la   Thermodinamica, che avrebbe dovuto consegnare il progetto esecutivo entro 180 giorni e che invece, allo scadere del termine chiese una proroga, in mancanza del PARF (Piano acque reflue e fognarie).   La stessa Thermomeccanica, su incarico del Consorzio provvide a completare uno studio di massima per la realizzazione di un sistema consortile di convogliamento e depurazione dei reflui del partinicese, che “era un vero e proprio Parf” , ma che non venne riconosciuto come tale dalla Regione. Di lì l’avvio a una serie di misteriosi passaggi politici che portarono allo scioglimento del Consorzio, con la complicità di alcuni sindaci che ne facevano parte, e quindi alla nomina nel 1997, di un commissario liquidatore. A seguito di questa operazione c’è anche la scomparsa dei due miliardi nelle casse del Consorzio e dei 40 miliardi per la costruzione del megadepuratore. Scrive Toti: “Di tutto ciò non è rimasto nulla, se non la rabbia di anni di lotte, lavoro, sacrifici buttati a mare. Resta la certezza, però, che quella era e resta una strada giusta per risolvere i problemi gravi e complessi delle nostre comunità”

 

Nel dossier di Costanzo non si fa alcun riferimento all’attività svolta in quel periodo  ad Enrico Somma, che rivendica a se stesso la definizione sciasciana del “Mare colore del vino”, fatta in alcuni articoli che egli scrisse per il Giornale di Sicilia nell’agosto 1984 ,   né a Gino Scasso che da  consigliere provinciale dei Verdi era decisamente contrario al depuratore consortile, sostenendo che in questo modo si sarebbero usati i soldi pubblici per fare un favore a un privato, cioè alla Bertolino, che non avrebbe più avuto bisogno di dotarsi di un depuratore. Di fatto i 40 miliardi sparirono o vennero dirottati altrove secondo strategie politiche e personali sulle quali non è stata mai fatta luce. Col senno di poi resta da chiedersi se era giusta la nobile intenzione di alcuni degli ambientalisti di allora di  non utilizzare il denaro pubblico per strutture al servizio dei privati o se sia stata un’occasione persa, l’ennesima, visto che da allora sono passati circa 40 anni e ben poco è cambiato alla foce del Nocella.

Toti consorzio

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