Liceo di Partinico: Felicia e Peppino? Meglio l’amico di don Ciccio Coppola….

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 Neofascisti, paesani, amici,  amici degli amici e persino brave persone dicono no a Felicia e a Peppino Impastato, dopo  la delibera del cambio di nome: una controffensiva e un argomento da giocare per la prossima campagna elettorale

 

Accogliendo l’istanza partita dagli studenti, il 6.6.2022 il Consiglio d’Istituto del Liceo Scientifico Santi Savarino di Partinico, organo deliberante, ha deciso di avviare l’iter per il cambio di denominazione e ha proposto, in alternativa all’attuale, il nome di “Istituto d’istruzione superiore statale Felicia e Peppino Impastato”.  Nella sezione classica del liceo Peppino  completò i suoi studi liceali.

Dopo la decisione,  anzi, da molto prima , è cominciata la controffensiva di alcuni settori del paese  in parte legati alla destra più conservatrice, in  parte  agli amici degli amici  e in parte ai leoncini da tastiera, nei confronti di una scelta che è di competenza del Consiglio d’Istituto, la cui componente di genitori, alunni, docenti e non docenti è formata nella sua quasi totalità da partinicesi eletti con democratiche elezioni al momento del rinnovo degli organi collegiali. Una volta sguinzagliati i cani si è pensato di montar su una bella cagnara paesana, una vibrante protesta degli storici camerati, in gran parte usciti proprio da questo liceo,  spacciata come volontà di tutto il paese e si sta valutando di farne l’argomento di punta della prossima campagna elettorale per le comunali

Saggiamente la Dirigente Scolastica   Vallone ha dichiarato: “Polemiche ce ne sono già state, ci sono e continueranno ad esserci – ci ha detto la dirigente scolastica -. Ma non importa. La scuola è incardinata nella costituzione italiana e in un sistema autonomo. Quindi fa le sue scelte con coraggio e coerenza, dopodiché che avvengano delle rimostranze poco importa”.

Non  mi sarei preso la briga di replicare se i nostri commentatori avessero evitato di scrivere certi commenti, anzi, poiché rispetto queste persone, che si firmano,  più di quanto loro non rispettino se stessi, al momento mi limiterò a scrivere solo le iniziali di questi sapientoni che non hanno mai letto una pagina né un articolo di Santi Savarino, che nulla sanno di tutte le vicende relative alla intestazione del Liceo e soprattutto che volutamente mettono da parte i suoi stretti rapporti con Frank Coppola, uno dei più grandi esponenti della mafia partinicese e americana. Difficile controbattere qualcosa nei confronti di coloro che non offrono alcun argomento, ma solo luoghi comuni, maldipancia e ingiurie, con la pretesa di voler dettare legge e dare ordini e direttive al mondo della scuola, luogo di cultura che non ha bisogno delle sparate di gente che ignora le più elementari nozioni di educazione alla legalità e ai valori educativi di cui una scuola è portatrice. Ove l’intraprendenza e la sfrontatezza dei nostri commentatori continuasse, citerò per intero i loro nomi e cognomi, almeno quelli che vengono fuori dai profili facebook, che, in qualche occasione sono camuffati, affinchè chi legge si renda conto delle persone con cui abbiamo a che fare.

 

Cominciamo con F.C.,che non è nemmeno partinicese, ma che già in altre occasioni ha manifestato sintomi di allergia al nome Impastato. Costui scrive: “Con tutto il rispetto, Felicia Bartolotta era una mezza analfabeta, non parlava nemmeno in italiano. Perché intestarle un Liceo?”. Questo F.C., da informazioni raccolte, non è che fosse una cima scolastica. Suo padre, pur essendo privo di laurea, ha diretto dignitosamente una biblioteca pubblica per oltre vent’anni. Il nostro dovrebbe sapere, ma, a quanto pare non lo sa, che Carlo Magno, Gengis Khan, Rasputin, Gasparro Fuscolillo, Antonio Petito e numerosissimi altri  erano analfabeti, ma che questo non ha impedito loro di aver lasciato un segnale di grandezza. Che il 30% degli italiani è ritenuto, da statistiche ministeriali, analfabeta o semianalfabeta e infine che chi scrive questa stupidata, è chiaro che di Felicia non sa niente, né della sua vita, né delle sue scelte, né dei messaggi trasmessi ai ragazzi delle scuole che andavano a trovarla, né delle sue letture e delle sue conoscenze. Un’occasione persa per startene zitto.  Questa poco felice battuta andrebbe segnalata a chi ha messo questo signore nel posto che occupa, per le conseguenze del caso.

 

Continuiamo con S.B. il quale ha scritto che  si tratta de “i soliti quattro contro tutta la comunità”: affermazione sbagliata, sia perché non sono “i soliti”, dal ’78 al 2022 di tempo e di gente ne è passata,  sia perché non sono solo quattro.   Non è corretto sostenere demagogicamente che tutta la cittadinanza  è schierata a difesa del personaggio, poiché molti ne ignorano l’esistenza ed esiste buona parte dei partinicesi che approva questa nuova scelta, che si è pronunciata dicendo  “era ora” e che ritiene che l’educazione dei propri figli passa anche dall’esempio  che viene dato loro con l’indicazione di un nome che ha una sua storia. La mia stima per S.B. mi impedisce di commentare la frase “la storia non si cancella, si studia”, su cui sono d’accordo, dipende da quello che vuol dire studiare la storia e saperne cogliere i giusti valori. Mussolini, e con lui Santi Savarino, che ne sottoscrisse la scelta, fu uno di quelli che cercò di cancellare non solo la storia, ma l’intero popolo ebraico. Per non parlare di Hitler. Fosse per me cambierei i nomi di via Principe Amedeo, di via Principessa Elena, di villa Regina Margherita,  via principe Umberto, tutti esponenti inutili  e senza storia su cui pertanto non c’è nulla da studiare e da ricordare. Inoltre, poichè mi è capitato di leggere che S.B. mette in discussione la firma di Savarino tra quelle degli intellettuali che firmarono il “Manifesto della razza”, lo invito a leggere bene, quella firma c’è, gli articoli che difendono le leggi razziali ci sono pure, così come c’è la firma nella lettera scritta da Savarino al “carissimo don Ciccio”- Ma di cosa parliamo?285518189_158503103367816_626942333144598313_n

 

Andiamo a un “intellettuale” paesano, S.D., il quale scrive: “ Da ex studente mi rammarica la vostra scelta. E’ da decenni che docenti con il cobalco provavano a cambiare nome e adesso ci sono riusciti, ovviamente spingendo avanti la mandria degli studenti. Negli anni a Partinico avete voluto cancellare molto ma si sa che un paese senza storia è un paese senza futuro. E sinceramente questa retorica dell’antimafia è vomitevole, come se dare in  nome di Peppino o Falcone etc potrebbe mai cambiare il futuro di quella cloaca culturale che è il nostro paese. Tutto in quella terra deve ricordare la mafia, sì perché noi siamo solo quello, siamo degli inutili mafiosi, siamo degli analfabeti mafiosi vogliamo essere etichettati come mafiosi, forse in fondo ci piace, è l’unica cosa che ci distingue, un marchio di qualità. In fondo chi era questo Santi Savarino? Boh, chi lo sa? Meglio Nomi roboanti (con il massimo rispetto di chi ha fatto la vera antimafia) così siamo tutti più contenuti, siamo tutti più liberi dalla mafia. Siete solo inutile retorica.

Il signor S.D. sicuramente ha visto cose di cui noi comuni mortali non  ci siamo accorti, ovvero che il Liceo è pieno di gente col “colbacco” , che è una succursale russa, che i suoi alunni sono tutti pecore che seguono  cattivi pastori, che i partinicesi sono tutti analfabeti e mafiosi o filomafiosi e che c’è gente che vuole etichettarli in questo modo. Non ha visto il fez col giummo che sta sulla sua testa e su quella dei suoi amici che hanno aggiunto un “mi piace” alla sua “sparata”. Non si sa a chi si riferisce quando scrive “negli anni a Partinico avete voluto cancellare molto”: chi sono questi cancellatori? Riconosce che il paese, che per quarant’anni ha lasciato in bella esposizione il nome di Savarino, è una “cloaca culturale”. Ignora o fa finta di ignorare che in questo paese, e soprattutto in questa scuola, sono nati e hanno vissuto fior d’intellettuali, come Giuseppe Longo, Fra Giuseppe Di Maggio, Leonardo Lo Bianco,  Giuseppe Cipolla, Nunzio Cipolla, Salvatore Bonnì,  Giuseppe Casarrubea, Nino Amato, Gino Scasso, Gigia Cannizzo, Padre La Rocca, Pasquale Marchese,  Vincenzo Galati, Pina Suriano, Toti e Fifo Costanzo, Piero Ciravolo, Nino Amato, per non parlare di Danilo Dolci e dei suoi collaboratori.  ecc., è un elenco lunghissimo di gente di qualsiasi appartenenza, tralasciando i vivi. Mi pare poco opportuno ripetere la frase che recito nel film “I cento passi”, ovvero che “la mafia ci piace, ci identifica”, poiché quella frase va letta in quel contesto. Secondo il nostro “censore”  fare antimafia significa fare retorica, il che è in parte vero, ma non in questo caso: quelli di Peppino e Felicia sarebbero “nomi roboanti”, mentre quello di Santi Savarino sarebbe quello di un qualsiasi nessuno. E anche qua lo invitiamo ad andare a studiarsi le carte, poiché al Liceo esiste un dossier in cui è spiegato  bene chi era il personaggio e come ne parlano gli storici. Per quanto riguarda Felicia e Peppino ci ho già scritto  11 libri e se S.D. avverte il bisogno di documentarsi, qualcuno glielo posso prestare.

 

N.N., ha scritto che “sono stati cancellati cinquant’anni di storia”. Una frase roboante che non vuol dire niente. Se ben ricordo, sui banchi di scuola la storia non era il suo forte:  la storia del Liceo non è rappresentata da questo nome, ma da tutti i suoi docenti, studenti, personale scolastico, presidi, che ci hanno buttato l’anima.  Personalmente, quando insegnavo, cancellavo con un colpo di penna da ogni foglio che mi si presentava, il nome di Savarino e non l’ho mai scritto nei miei verbali. Certamente N.N. vorrebbe difendere l’operato di un suo “quasi” parente, al quale risale la scelta del nome, ma ricordo bene che è stato proprio lui, nella sua grande onestà, a dirmi una volta che ignorava i trascorsi di Savarino, altrimenti non l’avrebbe proposto. In un primo momento li ignoravo anche io, ma mi sono documentato. Tu invece che sai tutto parli di cancellazione di una storia che non conosci e che non hai mai studiato. Che dobbiamo fare?

 

 

Riassumo alcuni passaggi della vicenda per chi non li conoscesse, pubblicati il 7.6 in un mio articolo su “Antimafia Duemila”:

  

 

Storia di un nome

Per avere un’idea chiara occorre fare qualche passo indietro, La vicenda dell’intitolazione risale al  31.10.1977, allorchè un Collegio dei docenti, preside Maria Santapà, deliberò di intestare il Liceo al grande matematico Giuseppe Cipolla. Tale decisione venne ignorata, e mesi dopo, in data 1.9.1978, il Consiglio d’Istituto, Peppino e felicia 2012preside Antonino Orlando e presidente del Consiglio d’Istituto,  Jack Speciale, esponente della D.C, deliberò d’intestare il Liceo a Santi Savarino, con la motivazione che trattavasi di cittadino di Partinico che aveva dato lustro al suo paese. La decisione venne ratificata dal Collegio dei Docenti in data 23.9.1978. La scuola era nata da alcuni anni come sede staccata del secolare locale Liceo Classico Garibaldi ed era cresciuta notevolmente. Malgrado le rimostranze dello scrivente, che riteneva altamente diseducativo intestare una scuola a un personaggio del genere, la richiesta d’intitolazione venne trasmessa in Provveditorato, assieme a un personale invio di documentazione sulle negatività del personaggio. Dopo alcuni anni arrivò l’intestazione e così Savarino, per occulti sentieri,  addirittura scavalcò l’originario titolare del Liceo, Giuseppe Garibaldi e il ben più qualificato matematico Cipolla.

 

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Quella di Santi Savarino è una figura controversa nei suoi vari aspetti  di giornalista, di  uomo politico, e scrittore. Nato a Partinico nel 1887, scelse da giovanissimo l’attività giornalistica. Dal 1909 al 1925 fu redattore e redattore capo della Tribuna, e dal 1925 al 1926 capo dell’ufficio romano del quotidiano Il Secolo. Nel 1926 ricoprì la carica di redattore capo della Stampa di Torino dove, nella sede romana, lavorò  dal 1934 al 1940.  Troviamo la sua firma tra i 180 scienziati e i 140 uomini politici che firmarono il Manifesto fascista “Sulla difesa della razza” in appoggio alle leggi razziali contro gli ebrei italiani e in una serie di articoli a sua firma. Nel 1943, dopo l’arresto di Mussolini, venne nominato dal capo del governo Badoglio commissario dell’Ente Stampa addetto al controllo e all’eventuale sequestro di giornali  che pubblicavano notizie non autorizzate. Nel 1946, divenne direttore del quotidiano romano Il Giornale d’Italia, quando la testata di destra, sospesa dagli americani, riprese le pubblicazioni, e vi rimase sino al 1962.  Candidato nelle liste della Democrazia Cristiana, fu eletto senatore nel  1953, Pare che in questa elezione fosse stato determinante l’appoggio del mafioso Frank Coppola. Proprio nello stesso anno il senatore del PCI Girolamo Li Causi  esibiva la lettera scritta da Savarino a Frank Coppola, il quale si era trasferito a Pomezia, dove aveva una tenuta acquistata per 50 milioni, ma  continuava ad essere uno dei maggiori responsabili dei traffici di droga tra l’Europa e gli Stati Uniti. A seguito di alcuni contrasti con la DC, Savarino si ricandidò, come indipendente, nelle liste del MSI, ma non venne più rieletto, essendogli forse venuto meno l’appoggio di Frank Tre dita, e della D.C. che si era orientata sul democristiano Cataldo. Fu autore di alcuni lavori teatrali  in lingua siciliana, “L’albero pecca”, “Don Giovanni s’innamora”, “Ma che cos’è questo amore”, “Mi voglio maritare” , alcuni dei quali messi in scena dalla compagnia teatrale di Angelo Musco,  e di un  romanzo, “Peccato mortale”, (1964),  A Savarino è ispirato anche il romanzo dello storico partinicese suo buon amico, Salvatore Bonnì “Onorevoli all’asta. Morì a Roma, a settantanove anni, nel 1966.

 

Ieri e oggi

Negli anni la polemica si è risvegliata in altri momenti, ma ha visto sempre schierarsi compatta tutta la destra paesana, che ogni volta ha accusato il Liceo Scientifico di “essere un covo di comunisti”.  Tre anni fa anche il Liceo linguistico di Terrasini è stato annesso allo Scientifico di Partinico e il Collegio dei docenti, solito covo,  approvò all’unanimità di intestarlo a Peppino Impastato, ma la pratica sembra attualmente essersi insabbiata tra gli Uffici scolastici regionali. Arriviamo ai nostri giorni: la nuova Dirigente Scolastica Vincenza Vallone, anche su sollecitazione degli studenti,   ha affidato a un referendum tra gli alunni  la proposta di cambiare nome, scegliendo tra Rita Levi Montalcino, Giuseppe Livatino e Gigia Cannizzo. L’ha spuntata la Montalcino. La proposta è passata anche in Collegio dei docenti , quasi alla pari con Peppino Impastato, sino all’odierna seduta del Consiglio d’Istituto, che oggi ha deciso di mettere insieme i nomi di madre e figlio, Felicia e Peppino, la prima come indicazione di scelta della legalità, attraverso la sia lotta per avere giustizia per il figlio, il secondo come fulgida espressione della lotta contro la mafia, in nome di una società  senza diseguaglianze. Va detto che questa è la scuola frequentata da Peppino Impastato nei suoi cinque anni di studi liceali

 

La destra all’attacco

Naturalmente la strada  si preannuncia in salita, perché, come già successo in altre occasioni, tutta la destra paesana, ha trovato, su un simile argomento come compattarsi,  vuoi per campanilismo, vuoi per scelta politica: da qualche mese è nato un Comitato pro-Savarino, che ha raccolto, in breve tempo, oltre 300 adesioni.  L’accusa, corredata dall’ignoranza totale sul personaggio, è sempre la stessa, ovvero che si vuole sostituire un comunista antimafioso, come Impastato, a un razzista, filofascista e filomafioso, come Savarino che, con tutti i suoi difetti era comunque un partinicese che ha portato alto il nome della sua città e ha regalato la sua biblioteca al Comune.  Ancora non sono stati sollevati argomenti contro Felicia, eccetto quello di  un tale che sostiene che Felicia era ignorante.  Per rimediare a una complessiva disinformazione, oltre che a una strumentalizzazione politica,  lo scrivente, che in questa scuola ha insegnato per  35 anni, ha consegnato in presidenza, un dossier su Santi Savarino, a disposizione di chi voglia documentarsi. E comunque, per completare l’iter la decisione dovrà avere il parere favorevole del Comune e dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo (ex Provveditorato), tutti passaggi che potrebbero avere tempi brevi o lunghi, in rapporto ai funzionari che se ne occupano

 

Il giudizio di Casarrubea

Giuseppe Casarrubbea, , anche lui partinicese, uno dei più grandi studiosi della storia siciliana del 900 e dei suoi misteri, su Paperblog, il 2 marzo 2014 scriveva: “ Al paese di Frank Coppola, alias Frank Tre Dita, primo dei grandi trafficanti internazionali di droga, poi divenuto “re di Pomezia”, tutto può accadere…. E ancora, non per finire, che un liceo sia intitolato a un concittadino in rapporti epistolari con il capomafia del tempo, quale fu, appunto, Frank Tre Dita. Santi Savarino, direttore del ‘Giornale d’Italia, partinicese pure lui, scriveva, infatti, a Frank Coppola, avendo prima  manifestato la sua amicizia e il suo affetto: “Carissimo don Ciccio […] Siamo di Partinico e ci comprendiamo benissimo. Disponga di me. Non ho avuto ancora risposta da Atene, appena l’avrò gliela comunicherò. Venga da me quando vuole; avrò sempre piacere di vederla. Grazie ancora del bel regalo e mi creda suo affezionatissimo Santi Savarino”.

 

La notizia ha sollevato entusiasmi e consensi sia tra il personale docente che tra gli alunni e i genitori: si tratta

di una vittoria della legalità, della quale questa scuola è stata negli anni una bandiera nel territorio per le sue iniziative e i suoi progetti e di una chiara e coraggiosa scelta educativa, attraverso l’esempio dato da questi due personaggi, sulla via dell’emancipazione della Sicilia da tutti i mali che ancora la affliggono.

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