LA PROTESTA DEI TRATTORI: IL GOVERNO CI GIOCA SU’

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Sulla vicenda dei trattori molte cose non sono chiare: La destra si è buttata subito su una linea favorevole, togliendo così agli agricoltori se stessa come nemico da combattere e indicando come controparte l’Europa. Questa sarebbe causa della crisi degli agricoltori perchè ha introdotto il divieto dei pesticidi, che invece sarebbero usati in molti stati, da cui provengono i prodotti agricoli sul mercato, che fanno concorrenza ai nostri prodotti e sono privi di controlli. Anche il divieto di coltivazione del 4° dei terreni altro non è che la medievale tecnica del maggese, ovvero della rotazione annuale delle colture, con una parte lasciata incolta per l’anno prossimo, ma il tutto è stato strumentalizzato come uno scippo a favore  di altri stati europei e non europei, che coltiverebbero tutto sfruttando al massimo le loro terre.  Insomma un’Europa che lavorerebbe contro se stessa: si è creato un  nemico contro cui manifestare, l’Europa, ci si è scordati che l’Italia ne fa parte e il governo con la sua maggioranza, invece di essere individuato come controparte, che ha votato le disposizioni europee,  che è alleato, sarebbe così diventato nemico politico di se stesso. Si è cercato di buttare addosso tutto ai governi precedenti, come se un anno di governo non fosse sufficiente per far qualcosa. Non è stata messa a punto una strategia governativa e nessuna politica su come salvare la nostra agricoltura. Tanto la colpa è sempre degli altri. Tutto ciò con un inutile ministronzo cognato della premier, che di agricoltura non capisce niente. Con queste premesse la lotta sacrosanta degli agricoltori è stata svigorita e spesso favorita irresponsabilmente, quasi a giustificarne la condivisione, con assurdi e illegali permessi, come quello di bloccare, come successo tra Partinico e Terrasini, gli accessi autostradali.  Non so quanta disponibilità avrebbe potuto esserci se a bloccare un servizio pubblico fossero stati studenti o disoccupati. Tanto più assurde mi sembrano le distruzioni di prodotti agricoli, come segno di protesta. E’ il loro lavoro, è come distruggere una parte di se stessi. E perchè? In altre occasioni si è passati a distribuzioni gratuite o a più opportune donazioni per le mense dei poveri. Sia detto chiaramente, che non c’è da avere alcuna fiducia a questo governo, perchè incapace di mettere a fuoco una politica agricola: dopo averci dormito sopra o dopo aver fatto credere agli agricoltori di essersi intestata questa battaglia, ha giocato con gli agricoltori spezzandone il fronte e incontrando solo i gruppi più disponibili al dialogo, lasciando a protestare quelli che chiedono soluzioni immediate e concrete. In tal senso sembra davvero una beffa lo sgravio annuale  ai titolari di redditi inferiori ai 10 mila euro: significa che ha diritto all’esonero solo chi guadagna meno di 800 euro al mese. Non è così che si risolve il problema. In altri stati, in Belgio, in Francia, in Spagna, la protesta ha assunto e sta assumento livelli di manifestazione di rabbia edi agitazione, tali che al confronto quelle italiane sembrano esibizioni di brave persone. Si dice che ormai tutto dipende dall’Europa, e invece tutto dipende, da come ogni singola nazione adotta le disposizioni europee: in Italia è mancata da sempre la gestione del ministero delle politiche agricole, perché si è preferito lasciare mano libera al mercato di acquisto-vendita dei prodotti, privilegiando quelli che, grazie al minor costo della manodopera, sono più appetibili sul mercato, a un consumatore nella fascia tra piccolo e medio reddito. Manca perciò per prima cosa un serio controllo e un intervento dei prezzi del carburante agricolo, sui costi dei mangimi ,dei concimi, delle sementi, delle piantine da mettere a dimora, sui contributi statali per l’acquisto dei mezzi di lavoro, sulle norme e sui contributi da pagare per mettere in regola i braccianti e quant’altro utile a rendere meno a rischio il lavoro di chi ci alimenta, e magari  per non pesare troppo sulle tasche dei consumatori. Andrebbe anche, ma non se ne parla, favorire la vendita dei prodotti locali e controllare il mostruoso aumento attraverso cui un chilo di pomodorino di Pachino viene venduto a 4-5 euro al supermercato e invece acquistato dalla grande distribuzione a 20-25 cent, così come l’uva va in cantina a 30 cent. oppure il grano a 20 cent. Si potrebbe continuare all’infinito con l’assurdità di questo criminale sistema che penalizza chi lavora e chi produce la materia prima, mentre  avvantaggia la catena parassitaria di distribuzione, mafia compresa,  con aumenti anche superiori al 200/°°. Si tratta di rivedere radicalmente il rapporto produzione-distribuzione, senza scaricare le colpe su un’Europa praticamente ingessata per il rinnovo a giugno del nuovo parlamento, ma comunque subito disposta a versare 20 miliardi a Zelenski per continuare  nella distruzione dell’Ucraina e nell’illusione che la guerra possa essere vinta.

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