La memoria offesa

Livatino, Falcone, Peppino: Vile, tu uccidi un uomo morto

stele-livatino-757x505 Il  condottiero  fiorentino Francesco Ferrucci, durante la battaglia di Gavinana, in un ultimo disperato tentativo di rompere l’assedio, venne ferito gravemente, catturato e portato davanti allo stronzo di turno (esistevano anche nel 1530), Fabrizio Maramaldo, che diede ordine ai soldati di finirlo. Poiché i soldati si rifiutarono, egli, proditoriamente, gli conficcò la spada nel petto. Prima di morire Francesco Ferrucci ebbe il tempo di dirgli: “Vile, tu uccidi un uomo morto”. Quella frase, rimasta famosa, è la stessa che potremmo dire ai vari “guerrierini della notte”, che, probabilmente agli inizi della loro carriera di mafiosetti, tanto per accreditarsi con i loro boss, compiono atti così stupidi che, invece di suscitare consenso, servono solo a provocare le reazioni delle persone oneste e la solita  scontata reazione dei rappresentanti di istituzioni e associazioni che emettono il rituale comunicato di solidarietà e di sdegno.  Oggi, nel giorno di Paolo Borsellino, è successo alla lapide di Rosario Livatino, il giudice di Canicattì ucciso dalla Stidda agrigentina nel 1990,  che per la sua grande religiosità e per la sua dirittura morale e civile, ha in atto un processo di beatificazione da parte della Chiesa, e che merita il rispetto che va a tutti coloro che cono rimasti vittime della fedeltà al loro dovere. Giorni fa è successo al  busto di Falcone, vandalizzato per dimostrare che con la vigliaccheria e con il buio della notte si può fare di tutto, anni fa è successo a Mazara del Vallo alla lapide di “via Peppino Impastato”, rotta dopo qualche giorno dopo che era stata impiantata e ricomposta nei suoi pezzi rotti, a terra, in modo che fosse leggibile.

Potrà succedere ancora, perché non ci vuole molto per colpire queste tracce umane dei luoghi della memoria e farla franca, dal momento che sono in buona parte  incostudite. Se invece si tratta di messaggi che vengono da boss più panciuti e punciuti, tanto per dire “i più forti siamo noi”, ebbene, l’unica risposta civile da dare è: “Siete fuori strada. Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe. Siete degli stronzi. Per il vostro bene è 345 Lapide Mazara 272meglio che non vi identifichiamo”.

Falcone

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