“Inventare il futuro” : un progetto e un’occasione perduta per lo sviluppo della valle Jato

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Ho trovato tra i miei vecchi cd e pubblico per intero un progetto datato 30 settembre  1998, scritto dal prof. Giuseppe Casarrubea . ma elaborato da un’ èquipe composta, oltre che dallo stesso  Casarrubea, Fedele Di Marco, Amico Dolci, Giuseppe Fiore, Vito La Fata, Daniele La Rocca, Maria Giovanna Mulè, Giovanni Provenzano, Gioacchino Scasso.Il titolo è “INVENTARE IL FUTURO” , si tratta di un “progetto per un concorso di ide” per la creazione di un “Parco letterario Valle Jato” da intestare a Danilo Dolci. La figura di Dolci non cessa, ancora oggi, di stupire e di interessare studiosi di tutto il mondo: il progetto ne descrive la biografia, la bibliografia e gli studi effettuati. Il progetto è  articolato in cento pagine con una minuziosa analisi del territorio, delle sue risorse, della sua storia, della sua economia, delle sue tradizioni , delle sue strutture culturali. Forse  è troppo circoscritto alla Valle dello Jato, cioè ai comuni di Partinico, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Piana degli albanesi, Trappeto  e finisce con l’escludere o con il considerare periferiche le preziose aree vicine di Cinisi, Terrasini, Montelepre, Giardinello,  Balestrate, Alcamo.

La premessa  è data dalla citazione di una frase di Danilo Dolci: “Nella Valle si è mosso un processo di superamento della soggezione, della passività, della paura. Si è mossa un’esperienza di essenziale lotta, di maturazione civile, che a poco a poco sta bonificando tutta la vita della Valle. Esperienza che però si dovrà, con ogni generazione, ricreare. (Danilo Dolci, ‘Nessi tra esperienza, etica e politica’, – Ed. Lacaita, 1993)

E proprio da questa frase si può andare col ricordo a quel crogiolo di idee, di tensioni, di speranze, di lotte, che furono gli anni di Peppino Impastato, di Danilo Dolci, dello stesso Casarrubea, di Gino Scasso e di tante altre persone più o meno legate e collegate tra di loro, tra le quali si può ricordare Totò Termini, Cola Geraci, Nino Amato, Piero Ciravolo, Simone Giacopelli, Toti Costanzo, Gigia Cannizzo e considerare che quell’esperienze che si dovevano “ricreare ad ogni generazione”, nelle ultime generazioni non sono state ricreate e sono state abbandonate per un’immersione nella mediocrità e nel conformismo. Più nessuna voglia di “Inventare il futuro” valorizzando un patrimonio immenso di risorse, che emerge da queste pagine. Un testamento, un’occasione perduta, ma che potrebbe essere ripresa per creare sviluppo e lavoro (Salvo Vitale)Casarrubea..

 

 

(Nella foto Giuseppe Casarrubea)

‘INVENTARE IL FUTURO’

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nella foto al centro, col maglione bianco, Danilo Dolci, a Sinistra Cola Geraci, in fondo, col cartello in cui è scritto “Pace nel Vietnam – Lavoro ai siciliani, Peppino Impastato

 

PARCO LETTERARIO VALLE JATO  ‘DANILO DOLCI’

progetto per un concorso di idee

30 settembre 1998

 

COMUNI DI: SAN GIUSEPPE JATO, PARTINICO, TRAPPETO, PIANA DEGLI ALBANESI

Ass. AUSER di Trappeto, Coop. ‘PROTEUS’ di San Giuseppe Jato, ‘’NON SOLO PORTELLA-ONLUS”, Ass. familiari vittime strage Portella della Ginestra e della mafia, Ass. ‘PROGETTARE IL FUTURO’, LEGAMBIENTE, CENTRO PER LO SVILUPPO CREATIVO ‘DANILO DOLCI’, CENTRO STUDI E INIZIATIVE, Ass. ‘TUTELA MIRTO ‘Partinico

    L’idea progettuale è frutto della sinergia di tutti i sottoscrittori del protocollo d’intesa. L’elaborazione è stata possibile grazie al lavoro svolto da un’ èquipe composta da: Giuseppe Casarrubea, Fedele Di Marco, Amico Dolci, Giuseppe Fiore, Vito La Fata, Daniele La Rocca, Maria Giovanna Mulè, Giovanni Provenzano, Gioacchino Scasso.

Si ringraziano tutti gli amici che con il loro contributo hanno consentito la stesura del progetto.

 

            Nella Valle si è mosso un processo di superamento della soggezione, della passività, della paura. Si è mossa un’esperienza di essenziale lotta, di maturazione civile, che a poco a poco sta bonificando tutta la vita della Valle. Esperienza che però si dovrà, con ogni generazione, ricreare.

                                             (Danilo Dolci, ‘Nessi tra esperienza, etica e politica’, Ed. Lacaita, 1993)

 Premessa

Alcuni mesi prima di morire Danilo Dolci fece pervenire a un gruppo di lavoro impegnato in una ricerca sullo sviluppo del territorio della Valle Jato un  appunto che avrebbe potuto interessare l’esperienza di quel gruppo. Nulla sapeva a quella data (marzo 1997) delle disposizioni dell’Unione Europea sui Parchi letterari. Era una sorta di pro-memoria di cose da fare, articolato in vari punti.  Vi si potevano leggere, i seguenti, quì un po’ sintetizzati:

contribuire a fare funzionare compiutamente, completandolo, il Centro educativo sperimentale di Mirto;

contribuire a fare funzionare compiutamente il Centro di formazione di Borgo;

valorizzare il volume “Comunicare, legge della vita” edito dalla Nuova Italia, (sarà tradotto in 21 lingue), con relativo “Poema fotografico”;

valorizzare la ‘Cantina reale’ di Partinico;

istituire una mostra dell'”artigianato attivo” valorizzando alcuni artigiani come, “Giambrone, esperto in legno”; “Gezzi, decoratore di carri e cavalli”; “un fabbro ferraio”; “una ricamatrice”; una “bambolaia”; un “dolciere”; un “cestinaio”; un “corniciaio”; un “puparo (con programmi appositi per visitatori, o turisti o ragazzi delle scuole locali, con Canino): tutti direttamente artigiani, volontari, senza intermediari parassiti”;

“eliminare gli asfissianti inquinamenti della Bertolino”.

E continuava: “In seguito, maturate le singole iniziative, potrebbe essere pubblicato un depliant che comprenda fotografie del tutto (comprese le foto delle serre di Trappeto e Partinico, di concerti e spettacoli teatrali, compresa la pubblicità – a pagamento- di alberghi, ristoranti qualificati.

Non sarebbe da escludere la proposta di alcune gite da qui (con foto e indicazioni):

  • a Romitello;
  • la Pasqua di Piana degli Albanesi;
  • Segesta;
  • Scopello;

Né sarebbero da escludere alcune foto storiche di Partinico, non solo architettoniche.

Per la pubblicazione del depliant (con traduzione in tedesco, inglese, francese) si può chiedere anche il contributo delle Banche.

Potrebbe, intanto, essere proposta la costituzione di un Parco della Valle Jato, pubblicizzata gratuitamente da riviste come  ‘Oasis’, ‘Airone’, ‘Natura'”.

 

Possiamo considerare queste poche righe tra gli ultimi desideri di Danilo Dolci, le ultime volontà di un uomo, che per quasi cinquant’anni, restò attaccato al più profondo Sud con un amore indiscutibile.

Siamo convinti che negli anni a venire l’esperienza di Danilo Dolci verrà ulteriormente scoperta e sviluppata, soprattutto per lo straordinario lascito letterario: intenso, nuovo, semplice e nello stesso tempo pregnante di complessità. Ci riferiamo in particolare ai racconti, raccolti sotto la forma dell’inchiesta, sullo stile di Rocco Scotellaro e del neorealismo – ad esempio Racconti siciliani” e “Conversazioni contadine” – e alle opere poetiche che vanno dal “Il limone lunare” a “Creatura di creature“, fino a Se gli occhi fioriscono” senza per nulla, con ciò, trascurare i suoi più recenti saggi: “Dal trasmettere al comunicare”, “Comunicare legge della vita“, “La struttura maieutica e l’evolverci”, straordinaria documentazione critica sulla modernità ed elaborazione delle necessarie alternative.

Dolci – è noto- ha inciso sul territorio anche sotto il profilo dei mutamenti che in esso, grazie alla sua opera, in risposta ai bisogni più urgenti della popolazione, si sono realizzati: la comunità di ‘Borgo di Dio’, la diga sullo Jato, il Consorzio irriguo che ne è derivato, il Centro di formazione di Trappeto, il Centro Educativo di Mirto a Partinico col suo splendido anfiteatro all’aperto. Opere tutte che hanno prodotto occupazione, innalzato il reddito delle famiglie (basti pensare alle trasformazioni avvenute nei sistemi produttivi a seguito dell’irrigazione, o al passaggio dalla gestione mafiosa delle acque alla gestione democratica), diffuso una nuova consapevolezza, un maggiore senso di responsabilità individuale e collettiva.

Ma a parte tali elementi che costituiscono già delle risorse immediatamente spendibili per il Parco letterario che si propone, resta il notevole patrimonio presente sia nel territorio dove Dolci ha vissuto, come luogo reale della speranza di un mondo tutto da inventare, sia la stessa opera complessa e ricca dell’autore, con i suoi molteplici collegamenti nazionali e internazionali: fondamentali risorse per continuare la sua opera seguendo il reticolo dei numerosi gruppi maieutici e non che egli stesso ha fatto nascere, soprattutto in Italia.

 

Sintesi della proposta

Il nucleo centrale del Parco è costituito dall’asse del turismo culturale, attraverso il quale il ‘Parco letterario Valle Jato’ coglie l’occasione per diffondere la cultura della nonviolenza, dell’accoglienza e dello sviluppo contro i rischi della cultura della morte. L’area è caratterizzata dalla persistenza storica di clan mafiosi fortemente radicati, ad esempio a San Giuseppe Jato dove  è previsto,  luogo-simbolo della volontà di riscatto dei siciliani onesti, il giardino del piccolo Di Matteo, barbaramente assassinato dalla mafia.

I nessi che saldano soprattutto i racconti e le poesie dell’autore al territorio in cui egli ha operato sono costanti e visibili nelle trasformazioni  avvenute (il ‘Borgo di Dio’, Mirto col suo anfiteatro all’aperto scavato nel colle Cesarò, il lago artificiale del Poma, la sistemazione, ad opera del Comune di Piana degli Albanesi, del pianoro di Portella della Ginestra, luogo sacro della democrazia e della storia del movimento contadino al quale Danilo Dolci fu costantemente legato, ecc.). Essi fanno di un intellettuale come Dolci, una grande risorsa culturale ineludibile non solo per le analisi sul campo, ma anche per gli insegnamenti che ne derivano. Dolci, infatti, come ha scritto Bruno Zevi, ha saputo legare letteratura e territorio, visione sociale e urbanistica, “obiettivi di lotta e pagare di persona”, “arte al massimo livello e prosa dialettale”, “programmazione dal basso e pressione sul potere”.

Il progetto del Parco prevede un investimento in tre aree principali: 1) quella marittima di Trappeto col suo porticciolo, la sua stazione ferroviaria (dove Dolci arrivò nel 1952) e il ‘Borgo di Dio’; 2) la piana di Partinico con le sue torri, la sua Cantina borbonica, i suoi antichi mulini e il lago artificiale; 3) la zona a monte che inizia col parco archeologico di monte Jato (centro greco-romano e roccaforte della resistenza araba al tempo del dominio normanno) e si chiude col territorio di Piana degli Albanesi, centro di minoranza linguistica fondato nel sec. XV, con i suoi costumi, le sue tradizioni e gli aspetti molteplici della sua cultura e delle sue conquiste democratiche. Il tessuto connettivo è determinato dalla complessità della morfologia dei luoghi, da antichi sentieri e trazzere che dànno del paesaggio naturale e storico un’impareggiabile veduta. In quest’ultima area si prevede l’acquisto e il restauro di una struttura con ampi magazzini, da adibire a centro della memoria contadina, dentro circuiti di tipo agrituristico ben delineati dai percorsi naturalistici della Valle inaugurati dalla Provincia regionale di Palermo, con la fattiva collaborazione dei comuni intestatari del presente progetto.

I soggetti proponenti agiscono in sinergia tra di loro dandosi un proprio coordinamento in sedi dislocate sul territorio, in buona parte messe a disposizione dalle Amministrazioni comunali. In particolare, il Centro di ‘Borgo di Dio’ fondato da Danilo diventerà sede di archivio e biblioteca, di studi specifici, a livello nazionale e internazionale,  su Dolci, la nonviolenza, il metodo maieutico.

 

SEZIONE 1

L’autore e il territorio

1) Tratti salienti

Danilo Dolci (Sesana,Trieste,1924-Trappeto, Palermo,1997) è una delle figure più significative della cultura italiana  e internazionale del nostro secolo. Difficile da inquadrare nei limiti di un solo ambito disciplinare, la sua opera abbraccia diversi campi della conoscenza e si definisce in una visione attiva dell’intellettuale moderno.

La bibliografia allegata documenta le costanti di un impegno assunto a contatto con i problemi del sottosviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia in particolare, ma possiamo dire anche del Sud del mondo. Si tratta di un’attenzione non casuale, la cui spiegazione non è indifferente ai fini della presente proposta progettuale. Triestino, come il suo amico Gastone Canziani, allievo di Alfred Adler, si era formato alla scuola di don Zeno Saltini, a Nomadelfia, alla fine degli anni ’40, quando l’Italia era impegnata sul fronte della ricostruzione. Sin dalle prime battute la filiazione del ‘Borgo’ dalla comunità di don Zeno è evidente. Dolci, infatti, era stato a Nomadelfia un suo collaboratore e aveva partecipato alla costruzione della nuova borgata sul Ceffarello, in provincia di Grosseto. Conosceva quindi la vita di comunità e sapeva bene come questa poteva rispondere “alle troppe inquietudini della società contemporanea”. Una prima domanda che ci si pone è, dunque, questa: “Per quale motivo Dolci decide di trasferirsi in Sicilia? Cosa rappresentava nel suo vissuto o nel suo immaginario l’isola? E’ molto probabile che egli, studente di architettura, abbia riflettuto a lungo prima di fare un passo così decisivo. Certamente non era per una vita contemplativa, o per un modello statico slegato dall’azione, né per una comunità che presumesse di raggiungere l’autosufficienza nello stesso momento in cui il solidarismo era relegato al solo scambio interno, in una sorta di primordiale giusnaturalismo, o di nostalgica visione di un paradiso perduto. Fu pertanto la spinta dell’“immediatezza”, e cioè l’urgenza di rispondere ai “bisogni immediati” a determinare una scelta irreversibile. Egli contrappose così al modello implosivo di don Zeno, quello esplosivo della sua personale azione non violenta, tutta proiettata all’esterno. Gli giovò un precedente familiare. Il padre era stato dieci anni prima impiegato alla stazione ferroviaria di Trappeto dove abitava con la sua famiglia (motivo per cui consideriamo la stazione ferroviaria di Trappeto –come meglio vedremo in seguito-  un po’ l’inizio del percorso del Parco).  E’ certo che anche Dolci si trovò assieme ai suoi genitori, per qualche tempo almeno. Il giovane, insoddisfatto dell’esperienza limitata di Nomadelfia, rivide come in un cortometraggio le scene del degrado e dell’infelicità di quella gente e non ebbe molti confronti da fare per scegliere il luogo del suo destino, il punto da cui cogliere il senso del mondo. Scelse quel borgo di pescatori perché da qui sentiva provenire il lamento della Sicilia che moriva e la Sicilia per lui era la metafora del mondo, al contrario di quanto molti anni più tardi, potesse pensare Leonardo Sciascia che gli rimproverò di avere confuso l’isola con l’India. Si cimentò così con se stesso, ma scommise sull’uomo, sulle sue energie vitali, come un rogersiano ante litteram approdato sul limitare della forza cosmica dell’individuo.

Alla base di tutta la sua esperienza c’è stata una grande aspirazione religiosa, verso un Dio che coglieva negli uomini, nei volti scarni e sofferenti dei contadini di Partinico, nella miseria dei pescatori di Trappeto, negli ultimi. Ma il suo modo di sentire questo mondo marginale e di emarginati, non era la quieta rassegnazione. Pace -scriveva- non è sinonimo di quiete, ma di lotta. “E’ un modo di essere vivi che ha implicito visione serena, sforzo per educare e perfezionare, fatica per risolvere”. Una delle sue massime era: ‘Vivi in modo che in qualsiasi momento muori o t’ammazzano, muori contento’.

La sua azione fu sin dall’inizio compresa da diversi intellettuali italiani e del mondo: Elio Vittorini, Noberto Bobbio, Lucio Lombardo Radice, Ernesto Treccani, Antonino Uccello, Eric Fromm, Johan Galtung, Paolo Silos Labini, Emma Castelnuovo, Clotilde Pontecorvo, Paolo Freire e tanti altri. Enrico Falqui incluse nel 1956 alcune sue poesie nell’antologia ‘La giovane poesia’ pubblicata a Roma dall’editore Colombo; anche Fasolo e Volpini lo tennero presente nelle loro antologie prima ancora che “Il limone lunare” segnasse il definitivo salto di Dolci verso una poesia che non lo faceva più “arrossire”. Aldo Capitini e Galtung ne ricostruirono il pensiero e l’opera dedicandogli il primo un libro, edito da Lacaita nel 1958, il secondo un saggio pubblicato da ‘Il Ponte’, nel ’57. Per quanto possa sembrare paradossale per un uomo abituato a girare il mondo per imparare e diffondere il metodo della lotta nonviolenta, la sua casa di ‘Borgo di Dio’, come ebbero a battezzarlo subito i pescatori del luogo, umile e dimessa, tra gli eucalipti, fu la culla del suo mondo, la sua nicchia protettiva. Essa domina su Trappeto e il golfo di Castellammare. Il Centro di formazione fu costruito in seguito e divenne subito un luogo, unico in Sicilia, per incontri sul territorio, anche a carattere internazionale. La sua struttura rifletteva il nuovo modello di società che si voleva costruire: piccole e grandi sale di discussione, con enormi tavoli circolari, dove ciascuno potesse partecipare alla pari; una grande sala mensa dove si continuava in altra forma il lavoro di sempre; il laboratorio artistico, l’auditorium con le pitture murali di Ettore De Conciliis: contro repressione, potere mafioso e cultura della morte. Qui si tenevano concerti o incontri culturali i più svariati. Ad esempio con Carlo Levi che gli fu intimo amico e gli dedicò un ritratto (olio su tela) poi utilizzato da Einaudi per la copertina di “Racconti siciliani”. Sullo sfondo, restavano sempre, come filo conduttore, gli insegnamenti di Gandhi e Aldo Capitini, il cui antifascismo si legava più direttamente all’esperienza letteraria di Ignazio Silone, uno dei primi sostenitori di Danilo Dolci.

Aveva rispetto per tutte le forme dell’intelligenza, dei grandi come degli umili. Era amico degli umili e nemico giurato dei potenti, di quelli che intendono il potere come dominio. Gli furono accanto Ferruccio Parri, Piero Calamandrei, Elio Vittorini, lo stesso Silone, Fausto Tarsitano, Mario Ovazza e parecchi altri nei momenti in cui le sue battaglie per l’occupazione e lo sviluppo, contro la mafia, lo portarono a subire persino le umiliazioni del carcere. In cella conobbe alcuni banditi che avevano fatto parte della banda Giuliano. E così nacquero Banditi a Partinico”, dove scrisse che ciò che è essenziale è “il modo della rivoluzione”.

Nel 1952, quando fondò il ‘Borgo di Dio’, il banditismo era al tracollo, ma i tassi di violenza che si registravano nel territorio da lui prescelto per la sua azione, erano tra i più elevati d’Italia. Un bracciante o un pescatore guadagnavano 400 lire per una giornata di dodici ore di lavoro, quando si riusciva a trovarlo. Nel quartiere Spine Sante di Partinico, su 330 famiglie 319 non avevano acqua in casa; i due terzi delle case non avevano fognature, il tasso delle malattie mentali era elevato. Se nel quartiere della via Madonna il banditismo era apparso come il rimedio naturale alla impossibilità di trovare vie legali alla sicurezza sociale della popolazione, a Spine Sante non si registrava neanche questo atteggiamento ribellistico. Qui regnavano le malattie endemiche e la follia.

Emblematica di questa condizione di diffusa miseria è la sua prima inchiesta sociologica nella zona di Palermo, ripresa poi in “Fare presto (e bene) perchè si muore”. Se si sta attenti alle date si può constatare agevolmente che lungo il primo periodo della sua esperienza si colgono gli elementi fondanti l’intera sua iniziativa, politica, letteraria, sociologica e civile ad un tempo. I fatti storici che la spiegano, nel periodo iniziale, sono racchiusi tra due date importanti: l’uccisione del bandito Salvatore Giuliano (5 luglio 1950) e l’assassinio di Salvatore Carnevale, nel 1955. In essa si definisce il giuoco delle parti, come se ciascuno degli attori – il potere e il ‘non-potere’-  fosse indotto a togliersi la maschera. L’apparato gli è contro. La polizia lo arresta per lo ‘sciopero a rovescio’, nel ‘56. Aveva avuto il torto di organizzare il lavoro che mancava. Ma c’era un altro precedente. Nel ‘55 aveva pubblicato su ‘Nuovi Argomenti’, la rivista diretta da Moravia e Alberto Carocci, dei racconti autobiografici di ragazzi che vivevano negli ambienti degradati di Palermo, il lavoro preliminare di Inchiesta a Palermo” . Per questo subì un altro processo. Troviamo a difenderlo Carlo Arturo Jemolo, lo storico della Chiesa e, accanto a lui, avvocati di grido come Calamandrei, intellettuali, comuni cittadini. Le sue opere riflettono, con grande aderenza storica, i caratteri e le condizioni della società siciliana dell’ultimo cinquantennio. Ma vanno ben oltre tale ambito geografico. Negli anni ’50, tra le più significative, vanno ricordate quelle che uniscono la modalità del racconto crudo con l’ansia progettuale del cambiamento, come se Dolci, nulla sottraendo alla testimonianza orale, venisse incontro ai bisogni del territorio, mettendo a disposizione la sua cultura al servizio di chi non aveva voce per farsi sentire. A questo periodo si riferiscono “Banditi a Partinico”, “Processo all’art. 4”,  “Inchiesta a Palermo” e “Spreco”, opere nelle quali è l’elemento dell’indagine a prevalere. Non si commetta tuttavia l’errore di considerare questi lavori come semplici documenti di analisi territoriale.  Al contrario essi risultano abbastanza finalizzati a un progetto di sviluppo e, nei racconti, rappresentano il bisogno di riflettere, anche linguisticamente, la carica umana e civile che li pervade. Il sistema delle relazioni sociali, già presente nei suoi connotati antropologici nelle opere di questa prima fase, risulta molto più strutturato nel decennio successivo e, in particolare modo, sotto il profilo della proposta di un modello di società capace di superare i vissuti di fatalismo, individualismo e di rassegnazione già documentati in precedenza. Con “Conversazioni” (1962) si profila il metodo maieutico applicato all’autoanalisi del bisogno nei contesti di degrado, nei quali la risposta alle logiche della sopravvivenza è il ricorso alle vie illegali come rimedio alla mancanza di prospettiva. Lo sforzo è quello di interpretare ‘dal di dentro’, di un individuo, di un gruppo sociale, gli ‘aspetti fondamentali della sua vita’ nella convinzione che “proprio nelle zone più depresse sia possibile reperire le migliori energie per il cambiamento”. E’ interessante, a questo proposito, rilevare la presenza in Dolci di una concezione quasi pasoliniana dell’ “innocenza delle masse diseredate” che lo conduce a guardare con ottimismo alle prospettive dello sviluppo. Essa si traduce in una costante coniugazione di tre momenti fondamentali e dinamici di un unico disegno progettuale in grado di collegare il mondo delle idee a quello delle energie umane idonee a realizzarle. Tale atteggiamento non è presente solo in “Conversazioni” ma in tutta l’opera di Dolci.

Aveva una grande capacità di adattamento, si adattava alla Sicilia, come alla galera, al digiuno come a qualsiasi sofferenza. Era assolutamente incurante della sua salute. Pensava che le malattie dovessero avere paura di lui e non viceversa. Negli ultimi tempi era andato in Cina ed era tornato con una broncopolmonite. Ma non se ne dava pensiero più di tanto, si imbottiva di antibiotici e andava in giro lo stesso, fiaccato, con una resistenza che solo un uomo come lui poteva avere. Era anche straordinariamente imprevedibile nel suo coerente lavoro per un futuro migliore, trovando sempre, dal suo punto di vista, il rimedio a tutto. Aveva imparato molto dai contadini: la semplicità dei costumi, l’umiltà e l’amore per la natura, l’animazione del mondo. Si alzava all’alba come loro, senza eccezione. Il suo legame con i contadini fu profondo. Ne coglieva la genuinità, la cultura sottesa al rapporto con la terra e con le piante, sapeva che essi davano a queste un’anima; che gli alberi, come i fili d’erba, sono per loro ‘armaluzzi’, umili esseri indifesi. Raccontava spesso l’episodio di quel suo amico zappatore che viaggiando con lui e avvicinandosi a grosse macchie di gelsomino, allargava le narici per predisporre il suo corpo all’accoglienza di quell’inesplicabile fatto sensoriale, comunicativo. Senza il mondo contadino la sua azione sarebbe stata priva di senso perchè era questo mondo che lo spingeva ad inventare, con i suoi bisogni, dighe mai pensate prima, a concepire la vita come un processo di semplificazione, di riduzione delle cose all’essenza. La diga sullo Jato si sviluppò come progetto in lui grazie all’inconsapevole metafora di un contadino. Ritenne che fossero le idee a muovere la storia. Solo che nella sua biblioteca, ricca ed essenziale, Hegel non trovò mai posto, tranne che con la ‘Fenomenologia dello Spirito’. Tra i suoi grandi maestri citava: Cristo, Gandhi, Capitini, San Francesco e don Zeno Saltini. Diceva sempre: “Le cose fondamentali della vita, quelle per cui vale veramente la pena vivere, sono racchiuse in pochi valori essenziali”. Di don Zeno era solito rievocare l’abitudine a riferirsi sempre a pochissime frasi del Vangelo. L’attività di questo prete straordinario a Nomadelfia aveva costituito per lui la prima esperienza rilevante, a contatto con un mondo cattolico autentico, ricco, perché fondato sullo scambio, sul rifiuto del denaro come valore, sull’accettazione della solidarietà. Questo prete in realtà ha fondato la sua convinzione della povertà come valore ineludibile, dando forma alla sua analisi del solidarismo come fondamento dello sviluppo. All’incrocio tra l’esperienza comunitaria di Nomadelfia e il processo di democratizzazione delle lotte contadine per la riforma agraria, si concretizzava così un impegno del tutto nuovo in grado di coniugare sottosviluppo e progetto del cambiamento nella sintesi di una nuova cittadinanza.

Amava soprattutto la storia del mondo contadino fatto di secolari sofferenze, di battaglie e sangue. Scrisse le memorie orali su Accursio Miraglia di Sciacca e Placido Rizzotto di Corleone, dirigenti sindacali che avevano animato le lotte per la riforma agraria, come più tardi avrebbe fatto, sul loro esempio, Salvatore Carnevale nella Sciara del feudo descritta da Carlo Levi. Tutti morti ammazzati per avere combattuto contro la mafia. Per questa attenzione, che lo avvicinava alla letteratura di Rocco Scotellaro, fu una sorta di hegeliano rovesciato. Attraverso la forma dell’inchiesta Dolci assumeva dai dirigenti sindacali come Miraglia, stimoli e metodi necessari al processo del cambiamento, consapevole di trovarsi dalla parte dei perdenti. Ma era certo che questo era un livello di partenza, un primo gradino per arrivare al mondo e all’universo. Seguì tuttavia l’esempio di quei martiri, facendo della lotta contro la mafia – in anni in cui era solo a sostenerla-  un obiettivo prioritario nella direzione dello sviluppo.  Lo troviamo  nelle lotte di Roccamena, nei primi anni ‘60, nelle battaglie per la costruzione della diga sullo Jato, nelle marce per la pace nella valle del Belice colpita dal terremoto del ’68. I lavori di costruzione della diga sul fiume Jato, iniziati il 27 febbraio del 1963, si conclusero nel 1968. Nel frattempo aveva dato alle stampe, tra i suoi lavori più interessanti, “Conversazioni” (1962) e l’inchiesta sul sistema clientelare-mafioso “Chi gioca solo”.

Sulla base di tali analisi si definisce in Dolci il progetto della ‘Città-territorio’, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali, mentre il sogno di un mondo nuovo trova una sua prima sistemazione in “Inventare il futuro” (1969). Si tratta di esiti importanti in quella temperie in cui le distruzioni provocate dal terremoto nella valle del Belice, nel gennaio 1968, sembravano lasciare pochi margini alla speranza di una ricostruzione possibile.

Erano con lui allora poeti come Ignazio Buttitta, o militanti alla ricerca di una nuova identità di gruppo come Peppino Impastato che dieci anni dopo doveva saltare in aria, imbottito di dinamite, nel paese di don Tano Badalamenti già capo della cupola mafiosa.

Il suo più grande merito è stato quello di capire da quali radici partire per sviluppare il processo del cambiamento, seguendo un percorso coerente con la storia e le condizioni della Sicilia occidentale. In questo sforzo ha anticipato tutti, sinistra compresa. Aveva una grande capacità di intuizione che precorreva i tempi. Del resto soleva dire con un proverbio cinese: “Chi guarda avanti dieci anni pianta alberi, chi guarda avanti cento anni pianta uomini”.

Moltissimi i suoi sostenitori in Italia e all’estero. Nel 1975 gli venne attribuito il premio Etna-Taormina per la poesia e nel 1979 ricevette il premio internazionale Viareggio con la raccolta di poesie “Creatura di Creature” pubblicata da Feltrinelli. Nel 1980 venne invitato dall’Unesco a Parigi per partecipare ad un “Simposio internazionale sull’evoluzione dei contenuti dell’educazione generale nel prossimo ventennio”. Diversi punti da lui proposti vennero assimilati nel documento finale inviato dall’Unesco agli Stati del mondo.

Nel 1982 la Boston University Library, dove già era stato collezionato il materiale relativo a Martin Luther King, iniziò la raccolta di libri, documenti e manoscritti di Dolci, unitamente alla corrispondenza che egli teneva con Aldous Huxley, Bertrand Russel, Erich Fromm e tanti altri intellettuali del nostro tempo.

Ebbe parecchie lauree honoris causa: una delle prime gli fu data dall’Università di Berna, nel 1968, l’ultima, nel 1996, dall’Università di Bologna. Ma non si sentì mai un professore, nè mai si qualificò in qualche ruolo che potesse definirlo socialmente. Fu agitatore, missionario, educatore di coscienze, letterato, poeta, utopista, maestro di maieutica e di vita. Non socratico (Socrate accendeva nell’altro la verità che egli aveva in mente) si adoperò perchè ciascuno potesse esprimere la verità che possedeva, attraverso il processo comunicativo. Avvertiva il grande pericolo dei nuovi poteri massmediali, i rischi della mistificazione, la confusione dei fatti trasmissivi con quelli comunicativi. La comunicazione -diceva- è un atto creativo, una sorta di fecondazione o di parto. Se non nasce niente dall’incontro tra due esseri, vuol dire che non c’è stata comunicazione.

 

 

Dolci sostenne sempre un processo di interazione tra l’analisi dei bisogni, la spinta progettuale caratterizzata dal dato partecipativo, il sogno intimistico di un mondo nuovo. Egli ci dà così una sorta di fiera delle utopie concrete, di sogni realizzati, di sogni ad occhi aperti.

 

 

Hanno scritto di lui:

-ERVIN LASZLO:

L’universo cresce attraverso la diversità e l’unità, e così la natura sulla Terra- quando noi non distruggiamo o disequilibriamo le sue potenzialità. Il modo in cui il mondo naturale cresce all’unità per mezzo della diversità, è un processo dell’evoluzione.

L’evoluzione procede entro la comunicazione: il comunicare delle parti incrementa dall’intimo l’insieme. L’intimo processo del comunicare trasforma ognuno.

Nell’epoca in cui la comunicazione può divenire mondiale penetrando ogni aspetto della vita, è necessario lavorare con – e non contro- il processo evolutivo. Occorre dunque imparare a interpretarsi gli uni con gli altri creando intime relazioni in cui si scambino senso e significato, ove chi si esprime e ascolta nella reciprocità si trasforma.

Questa è una sfida per l’educazione, in primo luogo. Il processo di comunicazione, in cui ognuno risulta educatore-educando, richiede che ognuno comprenda questo processo permettendo ognuno di crescere insieme a ognuno, formando gruppi e sistemi diversi ma condividenti l’unità.

Affinchè questa necessità si esaudisca, occorre si diffondano strutture nella cui maieutica reciproca – come operano i vari gruppi con Danilo Dolci- i punti di vista e le intuizioni si trasformino in una nuova esperienza. Questi laboratori possono arricchire la mente e l’anima delle prossime generazioni dal basso, generando la spinta evolutiva. Creando quanto prima una cosciente e complessamente determinata unitarietà in questo piccolo pianeta. (dichiarazione del maggio 1995)

 

ALDO CAPITINI

Il fondamento di tutto per Danilo è nei rapporti umani.

Il suo lavoro è di sempre, non è per dare un aiuto temporaneo. Alcuni, quando hanno visto che Danilo si occupava dei problemi di insieme della zona, e soprattutto di quello del lavoro, si sono urtati, sono rimasti delusi; è loro sembrato che egli passasse alla politica. Non si comprende il lavoro di Danilo Dolci se non si tengono presenti, insieme, le strutture e gli animi. E il non collaborare con il male.

Ha cominciato e riprenderà ripetutamente. Lo aiuteremo, lo imiteremo. Bisogna condurre le moltitudini a queste campagne nonviolente, come fossero battaglie di una guerra, nuove aggiunte al Vangelo. (1956)

 

JOHAN GALTUNG

A me sembra che Danilo Dolci, più e meglio che i partiti politici e le istituzioni sociali, dia una risposta diretta alla sfida che ci viene dalla miseria. L’integrità d’azione di Danilo non potrà mai risultare chiara fin quando la si porrà per forza dentro i sistemi politici e religiosi tradizionali.

Tanto Gandhi che Dolci, uomini di forti e caldi sentimenti, mostrano evidenti tendenze scientifiche. Questo fatto, insieme con l’identificazione con i poveri, li separa dal tradizionale uomo politico, da quel solito uomo politico che vive in una specie di società propria di istituzioni, una specie di sovrastruttura della società stessa. Un operaio in Cortile Cascino affermò: ‘Danilo non è come gli altri. E’ uno dei nostri’.

Ha imparato il dialetto di Partinico e dintorni. Era anche convinzione di Gandhi che solo divenendo consapevole della propria cultura e dei valori di essa, la gente poteva acquistare la fiducia di sé, e così arrivare alla comprensione e al godimento culturale degli altri popoli.

Dovremmo guardare ad essi come a idealisti pratici e sforzarci di applicarne i metodi per rinnovare noi stessi e le nostre istituzioni sociali. (1957)

 

ALDONS HUXLEY

Senza la carità, il sapere tende a divenire inumano; senza il sapere, la carità è, troppo spesso, condannata all’impotenza.

In una società come la nostra – una società in cui un enorme numero di persone è subordinato ad una quasi onnipresente tecnologia, sempre in aumento – un nuovo Gandhi, un moderno San Francesco deve essere equipaggiato oltre di comprensione e sacrifico amore, di altro. Gli occorre un grado di una scienza e una conoscenza generica di una dozzina di discipline che esulano dal suo proprio campo. Soltanto avanzando su entrambe questa strade, quella della testa e quella del cuore, un santo del secolo XX può sperare di riuscire.

… A Partinico e nei paesi limitrofi i problemi che si presentano all’uomo di scienza e di buona volontà sono molteplici e tutti difficili da risolvere. C’è, prima di tutto, il problema della disoccupazione cronica…, dell’analfabetismo, dell’educazione…, del rapporto tra mafiosi e politici.

Opera scientifica ad ampio raggio, che studia i problemi nell’opera che si svolge nell’ambito immediato dell’amore e della compassione, opera di chi educa ascoltando, di chi porta i disperati alla luce, per la prima volta, di una nuova speranza. (1959)

 

BENTRAND RUSSEL

Danilo Dolci incrementa la coscienza di tutti noi nell’usare le risorse del mondo alla sua crescita, e non parassiticamente o per la sua distruzione. (1962)

 

MARIO LUZI

L’educare è il lievito della società umana se attua efficacemente il principio della comunicazione della vita attraverso la conoscenza, cioè al suo livello più chiaro. Questo è sostanza primaria e inalterabile di tutto il ragionamento e di tutta la difficoltosa prassi di Danilo Dolci.

La poesia, come Danilo Dolci la imposta e la pratica, si può ricondurre ad una generale maieutica di cui il poeta è autore e strumento, per reciproco effetto del poetare.

… Fra le molte rivoluzioni annunciate in questi anni, quella di Danilo è la più coerente e la più motivata che io conosca. (1970)

 

LUCA CAVALLARI SFORZA

‘Palpitare di nessi’ esprime il mondo, ma è anche un poema biologico.

Una bellissima parabola vi compare, in forma insistente, ove si parla della clonazione delle cellule “la propaganda non suscita creatività: tenta riprodursi negli altri – e plagia”.

Danilo suona l’allarme per la  “clonazione naturale” che scende inevitabilmente dall’abuso di trasmissione, dall’abuso di rapporti unidirezionali. Tra questi i mass media e le scuole meramente trasmissive, che egli classifica giustamente come forme di violenza. (1975)

 

ANDREA ZANZOTTO

Per un violentissimo sentimento della “creaturalità” dell’esistente, in Danilo Dolci poesia, prassi e natura, riescono ad essere uno. (1979)

 

REMO FORNACA

… Danilo ha una fiducia estrema nel dialogo, nell’esperienza, nel metodo maieutico, nella possibilità di una ricerca creativa, nell’azione nonviolenta, che implicano un lavoro profondo, drammatico, ed esigono cambiamento di prospettiva […]

Creativamente educativo, poeta e sociologo, ha indicato senza cedimenti alle mode la strada per dar spazio alla comunicazione, alla poesia, alla pace.(1978-91)

 

GIANCARLO VIGORELLI

Se nel ’36, quando uscì ‘Lavorare stanca’ di Pavese, nessuno si accorse di quella pregnante novità, stiamo attenti, questa volta con ‘Il limone lunare’ a non cadere in un silenzio  e in  errore ben più grave davanti a questa poesia di atavica grazia e attuale verità, tanto antiretorica, cantata in ‘povertà di spirito’, così essenziale: ‘Genio è ridurre tutto all’essenziale’(Il tempo, 26.9.’70).

Di poesia civile se ne è fatta tanta, troppa, nel nostro paese, ma sempre affogata nella retorica: questa di Dolci è essenziale, elementare, dimessa, persino, ma non ammette replica. E se già per  ‘Il limone lunare’ avevo scritto che, anche se inascoltata, la poesia di Dolci è destinata a fare data nella storia (non ufficiale) della poesia del nostro tempo, ora che abbiamo nelle mani, appena uscita, la raccolta completa delle poesie dal 1949 ad oggi, dal giusto titolo ‘Poema umano’ (Einaudi, 1974), va subito affermato che non sarà più possibile, in sede letteraria, rifiutare o anche solo sottovalutare questa sfrenata e razionalissima voce di poesia, valida quanto più insolita tra noi.[…] E’ una poesia, come da tempi lontani non se ne faceva più da noi, una poesia che il poeta fa più per gli altri che per se stesso: da noi è inaudito, è inimmaginabile. (Il giorno, 17.04.1974).

        – Opere più significative

Si indicano, qui di seguito, le opere più significative dell’autore, e si rinvia al punto 1)  (biografia) per quanto riguarda la loro incidenza sul territorio e al punto 2) (bibliografia), per quanto riguarda le case editrici e l’anno di pubblicazione:

-“Banditi a Partinico”;

-“Processo all’art. 4”;

-“Inchiesta a Palermo”;

-“Spreco”;

-“Conversazioni”;

-“Chi gioca solo”;

-“Inventare il futuro”;

-“Il limone lunare”;

-“Verso un mondo nuovo”’;

-“Chissà se i pesci piangono”;

-“Poema umano”;

-“Creatura di creature”;

-“Palpitare di nessi”;

-“La comunicazione di massa non esiste”;

-“Dal trasmettere al comunicare”;

-“Se gli occhi fioriscono”;

-“Gente semplice”;

-“Comunicare legge della  vita”;

-“La struttura maieutica e l’evolverci”.


2) Opere

Le opere di Danilo Dolci

  • “L’ascesa alla felicità” (a cura di Danilo Dolci) Stamperia C.

Tamburini, Milano, 1948. Ed. dattiloscritta in 200 copie;

  • “Parole del Giorno”, nell’Antologia ‘Nuovi Poeti’, Valecchi 1950;
  • “Voci nella città di Dio”, Mazara, Società Editrice Italiana, 1951;
  • “Fare presto (e bene) perché si muore”, Torino, De Silvia, 1954;
  • “Banditi a Partinico”, Bari, Laterza, 1955;
  • “Poesie”, Milano, Canevini ed., 1956;
  • “Processo all’articolo 4”, Torino, Einaudi, 1956;
  • “Inchiesta a Palermo”, Torino, Einaudi, 1956;
  • “Una politica per la piena occupazione”, 1958;
  • “Spreco”, Torino, Einaudi, 1960;
  • “Conversazioni”, Torino, Einaudi, 1962;
  • “Chi gioca solo”, Torino, Einaudi, 1962;
  • “Racconti siciliani” (comprende “alcuni racconti più significativi”

raccolti dal 1952 al 1960 e apparsi in “Banditi a Partinico”);

–   “Inchiesta  a Palermo”, “Spreco”), Torino, Einaudi, 1963;

  • “Verso un mondo nuovo”, Torino, Einaudi, 1964;
  • “Conversazioni Contadine”, Milano, Mondadori, 1966;
  • “Inventare il futuro”, Bari, Laterza, 1969;
  • “Il limone lunare”, Bari, Laterza, 1970 (Poema per la radio dei

poveri cristi);

  • “Non sentite l’odore del fumo?” , Bari, Laterza, 1972;
  • “Chissà se i pesci piangono”, Torino, Einaudi, 1973;
  • “Poema umano”, Torino, Einaudi, 1974 (collana ‘Nuovi Coralli’);
  • “Esperienze e riflessioni”, Bari, Universale Laterza, 1974;
  • “Il Dio delle zecche”, Milano, Mondadori, 1976;
  • “Creatura”, Palermo, Editrice T., 1978;
  • “Il Ponte screpolato”, Torino, Stampatori, 1979;
  • “Creatura di creature. Poesie”, 1949-I978, Milano, Feltrinelli, 1979;
  • “Da bocca a bocca”, Bari, Laterza, 1981 (coll. I Robinson);
  • “Creatura di creature”, Venezia, Corbo e Fiore, 1983;
  • “Palpitare di nessi”, Roma, Armando, 1985;
  • “Creatura di creature”, Roma, Armando, 1986;
  • “Occhi ancora rimangono sepolti”, Venezia, C.Int. Grafica. 1987;
  • “La creatura e il virus del dominio”, Latina, Argonauta, 1987;
  • “La comunicazione di massa non esiste,” Latina, Argonauta 1987;
  • “Bozza di Manifesto (dal trasmettere al comunicare)” , Ed.

Sonda,1/1989;

  • “Nuova bozza di Manifesto”, Ed. Sonda, 5/1989;
  • “Se gli occhi fioriscono”, Venezia, C. Int. Grafica 1990;
  • “Frammenti della città futura” (D. D. e altri) Manduria, Lacaita,

1990;

  • “Sorgente e progetto”, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 1991;
  • “Variazioni sul tema comunicare 1-2”, Milano, Jaca Book, 1991;
  • “Nessi tra esperienza, etica e politica”, Manduria, Lacaita 1993;
  • “Comunicare Legge della vita”, Manduria, Lacaita 1993;
  • “Gente semplice”, Camunia, 1993;
  • “La comunicazione di massa non esiste,” Manduria, Lacaita, 1995;
  • “La struttura maieutica e l’evolverci”, Firenze, La Nuova

Italia1996;

  • “Comunicare Legge della vita”, Firenze, La Nuova Italia, 1997;
  • Atti del seminario Internazionale di Studi sulla Città e Territorio.

Aprile agosto 1969.Volume ciclostilato sugli atti del Convegno

tenutosi al Borgo di Dio e al Centro Studi e iniziative di Partinico.

 

3)Opere di riferimento per il Parco letterario che si intende proporre: luoghi di ispirazione e di racconto

Le opere alle quali si è fatto riferimento costituiscono l’oggetto di un grande laboratorio aperto. Sarebbe forse erroneo frammentarle col rischio di operare dei ritagli che, presi singolarmente, non darebbero il quadro generale delle correlazioni, abbastanza complesse, che legarono – attraverso Dolci – il territorio della Valle Jato al resto del mondo, in una perfetta osmosi tra il micro e il macro.

Ci sembra opportuno, al contrario, sottolineare il fatto che l’esperienza dell’autore,  pur essendosi sviluppata nel contesto della Valle jatina trasformandola profondamente, non è riconducibile a un limitato spazio umano e geografico. Se ne può evincere la ragionevolezza di una proposta in base alla quale, il suddetto territorio, può essere assunto come luogo simbolico e significativo di politiche culturali ed economiche, dentro circuiti internazionali ai quali Dolci era molto legato. E non solo per la fruizione dei territori umani e materiali che lo videro protagonista e costruttore, ma anche e soprattutto, per le prospettive che da qui si aprono sui temi della salvaguardia dell’ambiente, della nonviolenza, dell’educazione alla pace, di una cultura letteraria che innova l’esperienza comunicativa e linguistica, a partire dai soggetti reali, dalle persone, dal loro modo di essere e di esistere.

Pertanto è possibile rintracciare in quasi tutta la sua produzione, riferimenti specifici e costanti al territorio. Quest’ultimo è come la filigrana di tutta la sua esperienza: è da qui che egli guarda il mondo alla ricerca continua delle soluzioni ai problemi che travagliano le aree depresse del Mezzogiorno d’Italia, del profondo Sud della Sicilia, dove operava. Qui, grazie alla sua opera, incontriamo i luoghi fisici, propri della sua azione, come la diga sul fiume Jato, il Centro di Mirto col suo bellissimo anfiteatro, palazzo Scalia, dove trascorreva le sue giornate di studio e dove si materializzò l’idea della prima radio libera d’Italia, il ‘Borgo di Dio’, Trappeto, col suo porto e i suoi marinai, Portella della Ginestra che evocava in lui le tragedie provocate dalle deformazioni del potere. Opere tutte che nel loro insieme possiamo considerare come realizzazioni di un grande progetto culturale.  Perché – occorre sempre sottolinearlo- Dolci non fu mai un intellettuale “separato”, aulico o accademico. In lui letteratura,  società e impegno capace di produrre mutamenti, non sono mai stati scissi.

Le opere nelle quali il nesso tra territorio e arte è più stretto sono diverse: dai “Racconti siciliani“, alle “Conversazioni contadine“, da “Il limone lunare” al “Poema umano” e “Palpitare di nessi”. Esse, traggono tutte dal territorio, dai suoi abitanti, dal suo ambiente umano e paesaggistico la loro originale ispirazione. Nei “Racconti” l’autore fa parlare la gente comune dando voce ai sogni e alla disperazione, alla miseria e all’ansia di riscatto sociale. L’opera -scriveva annotando la terza edizione torinese di Einaudi (1974)-  comprende alcuni racconti significativi, già raccolti tra il 1952 e il 1960 “tra la povera gente di quella parte della Sicilia in cui operiamo” e già apparsi in “Banditi a Partinico”, “Spreco”, e “Inchiesta a Palermo”. “Ho scelto – aggiungeva- i meglio leggibili badando a non sforbiciare liricizzando, temendo soprattutto che la scoperta critica, il fondo delle reazioni di chi legge rischino di dissolversi in godimento estetico; tanto sono espressive, belle direi, alcune di queste voci, nel lumeggiare dal di dentro i loro problemi”. Si possono così leggere i racconti dei “banditi”, dei raccoglitori di verdura, di guaritori e maghe, di sindacalisti, di ammalati alle prese con la Mutua, con la fame e con la mancanza di lavoro; storie della guerra e del dopoguerra, di contadini che non ce la fanno e se la prendono col mulo e con la moglie, di donne disperate, di violenze subite. Sono storie di diritti negati, di felicità rubate, di leggi inapplicate, come quelle sulla riforma agraria che spinsero i braccianti senza terra all’occupazione dei latifondi incolti difesi dalla mafia.

Attraverso questi racconti Dolci riviveva dalla parte dei perdenti le loro storie, ne coglieva le ansie di riscatto, i legami che univano il profondo sud col resto del mondo. Perciò non è inutile rilevare il senso e la prospettiva delle sue inchieste nella Valle dello Jato dentro una visione ampia dei problemi del Terzo Mondo, come si può riscontrare leggendo, ad esempio, “Verso un mondo nuovo”, e cioè il resoconto dei suoi viaggi in Senegal, in Ghana, o nella ex Jugoslavia. Dentro questa prospettiva acquistano un significato inedito le liriche del “Poema per la radio dei poveri cristi” pubblicate da Laterza sotto il titolo del più volte citato “Il limone lunare”. Si tratta di una silloge di testi poetici scritti per “dare voce a chi non ha voce”. Ma questa volta non sono solo i diretti protagonisti a parlare.

 

In zone come la Sicilia occidentale – scriveva Dolci nella premessa alla raccolta- non sono i giornali i più naturali mezzi di comunicazione: pochi ne vengono letti, ancora meno capiti e creduti. Comunica, quando comunica, soprattutto la voce, anche quella della radio.

Ma la radio ha un difetto che non agevolmente si può superare. E’ a freccia unica: da una parte sempre si parla, dall’altra c’è chi sempre ascolta. E’ dunque necessario riuscire a far esprimere la gente, riuscire ad esprimere anche quanto è più profondamente intimo, come muto; e nello stesso tempo promuovere un dialogo, aprire un rapporto dialettico. Quando una cultura si chiude, se mitizzata o per altro, muore. A queste esigenze ho cercato di rispondere nelle poesie qui pubblicate, per essere inteso da gente che spesso si esprime per proverbi, in inconscie misure, ed in una lingua che spesso è insieme classica e dialettale; e possibilmente da altri, altrove nel mondo.

 

L’esperimento durò poco perché “Radio libera” (1970), a poche ore di distanza dall’inizio delle trasmissioni, fu bloccata dall’irruzione di un centinaio di carabinieri e guardie di pubblica sicurezza che in pochi minuti si impadronirono delle trasmittenti. Non si tratta di ansie solipsistiche:

 

Nel mio bisogno di poesia, gli uomini,

l’acqua, il pane, la terra,

son diventati le parole mie:

son cresciuto inventandoli.

 

E subito compare la Valle, con la sua storia e le sue risorse condensate in pochi versi:

 

Quasi sta in uno sguardo,

dai monti attorno alla pianura, al mare,

tutta la valle che verrà irrigata

dall’acqua della diga.

A osservare dall’alto non si vedono

schiene curve sudate tra le vigne

a migliaia e migliaia, mentre pochi

ruffiani impoltronati nei caffè

guadagnano milioni sorridendo.

A guardare dall’alto non si pensa

– respiri aria pulita, dai paesi

vien l’odore di un pane ancora pane;

e il mare non è fogna, senza vento

è ancora mare terso, vi traspaiono

il guizzare dei pesci e le alghe verdi,

e l’odore è di mare -, non si pensa

che se altrove arrivava uno da qui

si vergognava di dire che terra

era la sua: tanto era nominata

per banditi, o mafiosi, o i suoi politici

insigni esperti di parole e intrighi.

 

Seguono le storie in versi di ‘Zu’ Ambrogio’, il marinaio di Trappeto che racconta le sue avventure per i mari del mondo fino all’Alasca, memorie di antichi stornelli e canti popolari, elegie di un mondo sano, integro, ricco di bellezze naturali, di risorse umane fatte di semplici valori, delle povere cose di ogni giorno. Così Danilo canta il mare, la terra, le vigne, gli olivi e i campi di grano, gli alberi della Valle:

 

Ai platani la pelle si accartoccia

Scoprendo chiazze bianche,

profumatissimi eucalipteti,

fungosi querceti,

i tronchi candidi delle betulle

sono lisci alle dita.

Scivolose pinete-

Pini coi fiocchi estremi quasi azzurri

Pini a cui penduli

Gli aghi dondolano sui rami teneri,

pini coi lunghi aghi

dai rami radi alzati a candelabri

nuovi ad uno ad uno,

braccia legnose protese in verdi mani,

aghi corti sui rami dei rami

fiocchi di spruzzi, fissi, verdi

spruzzi aperti nell’aria con la gocciola

ancora in cima.

 

Canta la gioia e la freschezza delle piccole cose semplici dei poveri, come nella poesia I balconi del Corso, spogli sono,  dove l’aridità dei palazzi è messa a confronto con la semplicità e la ricchezza affettiva delle case dei poveri:

 

Se appena arrivi

In un quartiere di poveri cristi,

un balconcino è colmo di gerani

di quelli rossi che appena li cogli

dalla riva di un fosso e li trapianti

si afferrano e fioriscono;

dalle graste affollate sulla soglia

di un finestrino, verdi

si sporgono rametti di basilico.

 

A molti che non possono fabbricarsi

La stanza al piano sopra,

sulle canne intrecciate

gerani rosa e viola, due garofani

  • in alto

alla gioia di tutti, e che nessuno

li tocchi-,

nelle scatole ruggini svuotate

dalle sarde salate, a poco a poco;

 

o dalla strada ancora dissestata

cresce la vite a pergola

che gira attorno fino sotto il tetto;

o il gelsomino robusto si arrampica

tutto attorno alla porta e nelle sere

d’estate, tutta la strada profuma.

 

 

Il vissuto lirico affonda nell’esperienza viva del territorio, in un progetto che è al contempo poetico e politico:

 

Ci domandano spesso

Cosa vogliamo per le nostre valli.

 

Non vogliamo

Che i fiumi si disperdano nel mare

E le montagne aride si erodano,

rimanendo allagati ad ogni piovasco.

Non vogliamo

Case insicure, senza respiro,

scuole-galere tra mura decrepite,

né fontane con quattro pisciatelle

né le piante in museo, in tre giardini

per la domenica.

Non vogliamo

Restare inerti, o non valorizzati,

o andare a venderci dispersi altrove

(senza comprendere a che ci si vende

e a quale prezzo),

sprecare vite in traffici fessi

seppure con le macchine elettroniche,

farci fessi sorbendo altre reclam.

 

Vogliamo

Valorizzando tutto il nostro impegno

Le vallate perennemente verdi,

foreste ombrose crescere dai monti

sui vasti laghi dalle nuove dighe

mentre il mare rimane ancora mare

e sulle spiagge luccica la sabbia.

Case nel verde

Che respirino cielo pulito.

Per New York e Milano è troppo tardi.

Vogliamo una nuova città

Dove la gente impari a farsi i piani –

Farseli come persuade a ciascuno,

umili, aperti,

non rinunciando a quanto conosciamo:

con l’effettiva possibilità

di parlarci, d’intenderci

di sviluppare la nostra cultura

in rapporto con la gente più saggia

e coraggiosa al mondo, vivi e morti.

E acque democratiche vogliamo

  • e come l’acqua ogni fonte di vita –

non di mafia, dirette dalla gente

organizzata in nuove iniziative:

consorzi non fascisti

cooperative e sindacati aperti

nuove forme di collaborazione,

affrontando i conflitti necessari

non da fiere, da uomini coscienti.

 

Vogliamo materiale da museo

i mafiosi e i residui parassiti,

memorie antiche di un tempo incredibile.

 

 

“La poesia, che inventa ed elabora il futuro, è per Dolci, la più alta forma di speranza e di scelta. La sua poesia ha fecondato l’andamento ‘esponenziale’ insito nell’evoluzione culturale; ci ha fatto considerare la possibilità “ad altro esistere”, al cambiamento, all’inverarsi delle alternative. Le immagini di questa vasta costruzione sono tutte visibili nella Valle dello Jato” (citazione di una nota del gruppo maieutico toscano).

Nella concezione di una letteratura aperta all’etica Dolci si incontra con i grandi interrogativi sull’uomo nei primi anni ’60 intervenendo al Congresso internazionale dei resistenti alla guerra, tenutosi a Stavanger, in Norvegia, nel luglio 1963. Nella sua relazione aveva scritto:

 

L’interrogativo fondamentale a cui dovremmo cercare di rispondere credo possa esprimersi così: nel suo farsi nuovo l’uomo, non credendo più di avere o di potere trovare prefabbricate le tavole della verità morale, come può pervenire a conclusioni e a decisioni il più possibile esatte e complesse? Quali strumenti gli possono indicare le nuove necessarie funzioni, le dinamiche fondamentali, affinché l’umanità possa pervenire a realizzare il suo più vero interesse, la vita più sana?

 

Sono interessanti le riflessioni che derivano da tali interrogativi. Qui, per economia di spazio, ci limitiamo a riportare un breve stralcio di quella relazione, poi pubblicata in una antologia curata da Erich Fromm:

 

[…] Quanto più cerco di approfondire e allargare la mia visione, rifletto, decanto l’insieme delle mie esperienze di lavoro e di vita, le relative interpretazioni, tanto più pervengo a dei principi validi e tanto più validi fini mi propongo, tanto più valide strategie ipotizzo.

Ad alcuni principi morali (poche pagine permettono più l’esposizione di un credo che la dimostrazione della sua fondatezza) l’uomo nuovo non potrà non pervenire. A questi, per esempio:

– la vita deve essere di tutti;

– ciascuno deve potere essere vivo nel miglior modo;

– più si capisce la natura dei mali e meglio si è in condizione di guarirli;

– ciascuno vede da un punto di vista;

– un presupposto di una sana umanità è riconoscere la sua necessaria unità.

Credo che tra non molto tempo questi principi saranno acquisiti per evidenza dagli uomini, e non solo in questa così generica formulazione. Anche in questo campo penso valga il processo della intuizione verificabile dalla razionalità e dalla pratica, come accade dalla progettazione architettonica, dalla scienza delle costruzioni alla fisica teorica.

Senza un vivo rapporto coi principi, senza tensioni, fini, ideali, sufficientemente vasti, i nostri interessi appassiscono, si rinchiudono, e tutta la nostra vita immiserisce. E tanto necessario per gli uomini è avere tesi i propri interessi che, se non ne hanno, ne inventano dei surrogati.

[…] Le forme di vita più tradizionali che oggi ci si vuole e ci si lascia imporre, sono gravemente unilaterali, casuali, insufficienti. Ci si rassegna facilmente a divenire determinati e determinanti in direzioni e forme di sviluppo che, ad un attento uomo di buon senso, a prima vista possono rivelare la loro insufficienza o mostruosità. In queste condizioni la vita individuale deve come risvegliarsi per diventare il primo centro di responsabilità. Per dire in breve, l’uomo ha un primo strumento per la salute sua e dell’umanità per divenire lui stesso obiettore di coscienza: non semplicemente nel rifiutare la guerra, ma nella piena chiarezza che ogni suo momento di vita deve essere coerente per non essere smembrato e disfatto, per avere la possibilità di un autentico sviluppo; nella piena chiarezza che il fronte contro la guerra, estremo delle mostruosità, va organicamente approfondito e allargato contro i diversi tipi di irreggimentazione economico-industriale-politica-giuridica-culturale-morale, contro le disumane tecnocrazie incombenti.

 

Nuclei di problematizzazioni che arriveranno agli esiti più maturi con “Nessi fra esperienza etica e politica” (1993), e “La struttura maieutica e l’evolverci”(1996). E a guardar bene anche la poesia in Dolci ha dei presupposti etici fondamentali, a cominciare dalla rilettura che lo stesso autore fa dei suoi testi. Con “Poema umano” la dichiarazione è esplicita:

 

invece di volare come un canto

l’impegno mi si muta in un dovere.

 

Scriverà:

 

A chi ha saputo la fame

Che svuota dalla testa alle ginocchia

E ha visto ciondolare d’inedia

Teste a bambini,

suona acre ironia a tavola

l’augurio di ‘Buon appetito’:

secreto dalla buona educazione

di afflitti dai problemi di sovraccarico

di digestione.

 

A questo poeta, al quale non piaceva “il pane troppo raffinato” crediamo che le nuove generazioni debbano molto. Di quest’ultima opera ebbero a scrivere:

Cesare Zavattini: “La poesia è già in atto nei fatti e nella vita di Danilo. E’ il solo della nostra generazione che ha saputo ridurre al minimo la terra di nessuno esistente tra la vita e la letteratura”.

Kristine Wolter: “Questa poesia non nasce dall’amore per le parole ma dall’amore per gli uomini”.

Giancarlo Vigorelli: “La poesia di Dolci è destinata a fare data nella storia del nostro tempo. E’ anche un indizio che tante false carte letterarie e politiche sono da bruciare, sono già cenere”.

 

4) Bibliografia che lo riguarda

 

Scritti su Danilo Dolci

 

 

“In difesa di Danilo Dolci” di Piero Calamandrei (Pubblicato in: “Quaderni di Nuova Repubblica” n. 4, 1956, “Il Ponte”, XII- 4 aprile 1956 e in “Processo all’articolo 4” , “Testimonianze”);

“Danilo Dolci” (biografia di Aldo Capitini) – Ed. Lacaita, 1958;

“Conversazioni con Danilo Dolci”, di Giacinto Spagnoletti, Mondadori, 1977;

“Danilo Dolci” (monografia sul poeta Danilo Dolci) di Giuseppe Fontanelli; Firenze, La Nuova Italia (Il Castoro, n. 203,), 1985

  1. Volpini, in Antologia della poesia religiosa italiana; Vallecchi, 1952,
  2. Falivena, “Il giornale di Napoli”, 4 Marzo 1954;
  3. Petronio, “Mondo Operaio”, 21 agosto 1954;
  4. Ricca, Introduzione a “Due pescatori siciliani raccontano la storia del Borgo di Dio” (racconto raccolto da Grazia Fresco), Milano, ed. Portodimare, 1954;
  5. Bobbio, Prefazione a “Banditi a Partinico”, Bari, 1955;
  6. Capitini, “ll nuovo corriere”, 24 febbraio, 1955;

A.M. Iemolo, “L’Unità”, 29 novembre, 1955;

  1. Alatri, “Il paese”, 3 dicembre, 1955;
  2. Falconi, “L’Europeo”, 4 dicembre, 1955;
  3. Costa, “L’Unità”, 10 dicembre, 1955;
  4. Petroni, “Bollettino AIGC”, 17 dicembre, 1955;
  5. Bo, “L’Europeo”, 25 dicembre, 1955;
  6. Fiore, “Basilicata”, 25 dicembre, 1955;
  7. Fidora, “L’Ora”, 2 febbraio, 1956;
  8. Farinella, “L’Ora”, 3 febbraio 1956;
  9. Vecchietti, “Avanti”, 4 febbraio 1956
  10. Malaparte, “Il Tempo”, 8 febbraio 1956:
  11. Giglio, “Cinema nuovo”, 10 febbraio 1956;
  12. Cimino, “Vie Nuove”, 12 febbraio 1956;
  13. Cesarini, “Il Contemporaneo”, 25 febbraio 1956;
  14. Levi, “Il Corriere di Trieste”, 11 marzo 1956
  15. Russo, “La Stampa”, 28 marzo 1956
  16. Cesarini Sforza, “Paese Sera”, 30 marzo, 1956;
  17. Pioli “Peace News”, 30 marzo 1956
  18. Cottone, “Belfagor”, 31 marzo 1956
  19. Lombardo Radice, “L’Unità”, 13 dicembre I956
  20. Falqui, in “La giovane poesia”, Roma, Colombo, 1956;
  21. Grasso ( a cura di) “A Montelepre hanno piantato una croce”, Milano, ed. Avanti. 1956;
  22. Capitini “Rivoluzione Aperta”, Milano, Parenti 1956;
  23. Galante Garrone, “La Stampa”, 10 gennaio 1957;
  24. Gobetti, “L Unità”, 10 febbraio 1957;
  25. Galtung , “Gandhi, Dolci e noi”, in “Il Ponte” , marzo 1957;
  26. Pampaloni, ” L’Espresso”, 30 giugno 1957;
  27. Novacco, “Belfagor”, 31 luglio 1957;
  28. Nobis, “Paese Sera”, 12 novembre 1957;
  29. Farinella, “L’Ora”, 15 novembre 1957;
  30. Descoeudres, “Cooperation”, 23 novembre 1957;
  31. Jungk, “Le Figaro”, 28 dicembre 1957;
  32. Regamey, “La Vie Spirituelle”, dicembre 1957;
  33. Silone, A. Ruiz “Italia porte chiuse”; Roma, ed. Ass. per la libertà della cultura 1957;
  34. Cau, “L’Express”, 27 febbraio, 1958;
  35. Lombardi, “Scuola e Città”, 31 marzo1958;
  36. Codignola, “Avanti”, 26 aprile, 1958;
  37. Calogero, “Il Mondo”, 13 maggio, 1958;
  38. Sansone, “L’Unità”, 14 maggio, 1958;
  39. Roy. “L’Express”, 24 dicembre, 1958;
  40. Capitini, “Danilo Dolci”, Lacaita, 1958;
  41. Huxley, “Introduction a to feed the hungry”, London, MacGibbon & Kee, 1959;

Abbé Steiman, “Pour ou contre Danilo Dolci”, Paris, Editions du Cerf 1959;

  1. Zevi, “L’Espresso”, 24 aprile, 1960;
  2. Sciascia, “L’Ora”, 24 aprile, 1960;
  3. Zola, “Telesera”, 6 giugno, 1960;
  4. Fiore, “Il Paese”, 30 settembre, 1960;
  5. Lombardo Radice, “L’Unità”, 30 settembre, 1960;
  6. Garofalo, “La Nazione”, 27 luglio, 1962;
  7. Lombardo Radice, “L’Unità”, 4 settembre, 1962;
  8. Zavattini, “Rinascita”, 10 novembre, 1962;
  9. Spinella, “Rinascita”, 26 ottobre 1963;
  10. Fiore, “Avanti”, 31 gennaio, 1965;
  11. Asor Rosa, in “Scritti e popolo. Saggio sulla letteratura populistica in Italia”, Roma, Samonà e Savelli, 1965;
  12. Macneisk, “Fire under the ashes”, London, Hodder and Stenghton Ltd. 1965;
  13. Zevi, “L’Architettura”, maggio 1967;
  14. Gullo, “L’Unità”, 28 giugno 1967;
  15. Paladini, “Vie Nuove”, 7 Dicembre 1967;
  16. Manacorda, in “Storia della letteratura italiana contemporanea (1945-1965)”, Roma, Editori Riuniti. 1967;
  17. Scalia in “Critica, letteratura, ideologia”, Padova; Marsiglio Ed., 1968;
  18. Mangione, “A passion for Sicilians”, New York, Monrow, 1968;

Nichols “The Times”, 3 febbraio 1969;

  1. Mack Smith, “The Times book review”, 13 aprile 1969;
  2. Zevi “L’ Espresso”, 4 maggio 1969;
  3. Alasia (a cura di), “Lettere di Aldo Capitini a Danilo Dolci”, “Il Ponte”, ottobre 1969;
  4. La Torre “L’Unità”, 2 agosto 1970;
  5. Spinella, “Rinascita”, 21 agosto 1970;
  6. Vigorelli. “Il Tempo”, 26 Settembre 1970;
  7. Shenker, “New York Times”, 18 ottobre 1970;
  8. De Rienzo, “La Stampa”, 23 ottobre 1970;
  9. Bettarini, “Corriere dell’Adda”, 31 ottobre 1970;
  10. Mauro in “Sciascia”, Firenze, La Nuova Italia, 1970;
  11. Volpe “L’Avanti”, 9 gennaio 1972,
  12. L. Hess, “New York Times”, l1 ottobre 1972;
  13. Lombardo Radice, “L’Unità”, 21 ottobre 1972;
  14. Vassalli, introduzione a “Racconti siciliani”, Einaudi, 1973:
  15. Madeo. “Corriere della sera”, 7 maggio 1973;
  16. Rodari, “L’Ora”, 6 luglio 1973;
  17. Abbiati, “Il Giorno” 1 agosto 1973;
  18. Saladino, “L’Ora”, 11 febbraio 1974;
  19. Sala. “Corriere della Sera”, 27 aprile 1974;
  20. Casarrubea, “Un’alternativa Culturale”, Trapani, Celebes, 1974;
  21. Padovani, “L’Ora”, 28 febbraio 1975;
  22. Vigorelli. “ll Giorno”, 13 maggio 1975;
  23. Fasolo, “La fiera letteraria”, 10 ottobre 1976;

E.F. Accrocca. ‘La Gazzetta del Mezzogiorno” 29 ottobre 1976;

  1. Brenno, “Il Popolo”, 16 febbraio 1977;
  2. Mughini, “L’Ora”, 4 marzo 1977;
  3. Ruffilli, “Il Resto del Carlino”
  4. Madeo, “Corriere della sera”, 20 marzo 1977;
  5. Sala, ” Il Giorno”, 20 marzo 1977;

P.A. Marini, “Avanti!”, 27 marzo 1977;

  1. Altomonte, “Il Tempo”, 14 aprile 1977;
  2. Dallamano, “Paese sera”, 16 settembre 1977;
  3. Spagnoletti, “Conversazioni con Danilo”, Mondadori, 1977, (con una attestazione di E. Fromm);
  4. Palumbo, “Misure Critiche”, gennaio-giugno 1978;
  5. Orengo, “Tuttolibri”, 28 aprile 1979;
  6. L. Spaziani, “Tuttolibri” 7 luglio 1979;
  7. Priore, “Il Piccolo”, 19 giugno 1979;
  8. Barberi Squarotti “La Stampa”, 29 giugno 1979;

F.P. Memmo, “Paese sera”, 3 agosto 1979;

  1. Bo, “Corriere della sera”, 6 agosto 1979;
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  3. Altomonte, “Il Tempo”, 2 novembre 1979;
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Adriana Chemello, “La Rassegna della letteratura italiana”, gennaio-agosto 1980;

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Vallecchi  ‘88.

  1. Zigovic, “La battana”, novembre 1980;
  2. Vitiello, Introduction a “Danilo Dolci, Creture of creatures, Selected poems”, Stanford, Anma Libri, 1980;
  3. City, in “Il Neorealismo nella poesia italiana”, 1941-1956. Einaudi

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  1. Luzi, “il Tempo”, 24 aprile 1981;
  2. Lippo, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 24 aprile 1981;
  3. Tedeschi, “Il Tempo”, 14 maggio 1982;
  4. Canducci, “Avanti!”, 30 giugno 1982;
  5. Zagarrio in “Febbre, furore e fiele. Repertorio della poesia italiana contemporanea 1970-1980”, Milano, Mursia, 1983;
  6. Luzi, Prefazione a “Creatura di Creature”, Venezia 1983;
  7. Bonora, “Misure Critiche” maggio 1984:
  8. Spagnoletti, in “Letteratura in Italia”, Milano, Spirali, 1984;
  9. C. Giummo, “L’Astolfo”, (dedicato a Danilo), Taranto, 1 febbraio 1990;
  10. Giummo, “L’Astolfo”, Astolfo e Danilo Dolci, Taranto, settembre-ottobre 1990;

Antonino, «Danilo Dolci educatore:  Un nuovo modo di  pensare e di essere nell’Era Atomica», Firenze, Ed. Cultura della   Pace, ‘92;

Tiziana Morgante, “Maieutica e sviluppo planetario”, Lacaita, 1993;

  1. Mazzoleni, in “Urbanistica” n.108, giugno 1997. “Un laboratorio di sviluppo comunitario: il Centro per la piena occupazione di Danilo Dolci a Partinico”;
  2. Collura, “Corriere della sera”, 31 dicembre 1997;
  3. Di Caro, “Repubblica”, 31 dicembre 1997;
  4. Gerratana, “Il Giornale di Sicilia”, 31 dicembre 1997;
  5. Marchese, “Il Mediterraneo”, 31 dicembre 1997;
  6. Di Marco, “Il Mediterraneo”, 31 dicembre 1997;
  7. D’Anna, “Il Corriere di Palermo”, 31 dicembre 1997;

Lo Monaco. “Agricoltura Moderna”, novembre-dicembre 1997:

  1. Cimino, “Gazzetta del Sud”, 31 dicembre 1997:
  2. Villari, “Repubblica”, 31 dicembre 1997:
  3. Lupo e G. Mecucci, “L’ Unita”, 31 dicembre 1997;
  4. Macaluso e D. Barbieri, “Il Manifesto”. 31 dicembre 1997;
  5. Fofi e F. Scaparro, “Il Manifesto”, 31 dicembre 1997;
  6. Barbieri, G. Camboni e G. Mameli. “L’Unione Sarda”. 31 dicembre 1997;
  7. Ravidà e G. Calcagno, “La Stampa” 31 dicembre 1997:
  8. Novara, A. L’Abate, G. Casarrubea. in “Mosaico di Pace”, febbraio 1998;
  9. Casarrubea. “L’Inchiesta”, gennaio-febbraio 1998;
  10. La Fata, T.U.S. Campus, febbraio 1998;
  11. Casarrubea, “Pratica della Libertà”, Palermo, anno II, n. 7, luglio-settembre 1998.

 

Università, Licei, Centri che possono documentare e contribuire al metodo maieutico

-Prof. Genovese, Liceo Scientifico Statale “Enrico Medi”, Via San Vito, 98051 Barcellona – Messina – Tel.090/976.10.85

-Maria Luisa Lenzi, Via Carducci 5 – Vaiano (Prato)  Tel. 0574/98.90.44

-Maria Teresa Mossa, Centro servizi Culturali, Regione Abruzzo, Via Sasso 15 – Aquila

-Preside Liceo Scientifico “Ulivi”, Viale Maria Luigia,2 – Parma – Tel.0521/23.39.76

-Prof. Vincenzo Eppari, Preside Liceo Classico, 98076 Sant’Agata di Militello – Messina

– Scuola Media Statale “G.A. CESAREO” – 98076 Sant’Agata di Militello – Messina

-Luigi Pellegrino, Scuola Di Pace, Palazzo del Municipio Vecchio, 12012 BOVES – Tel.    388227

-Assessore ai Servizi alla Persona, Enzo Borio, Biblioteca di Beinasco, 10092 Beinasco (Torino)

-Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana”, Via della Madonnina – Capannori – (Lucca)  Tel.0583/936151

-Elisa Nivola, Via Corsica. 96 – 09100 Cagliari

-prof.ssa Elda D’Onofrio, Via Cavour 17/2 – !0024 Moncalieri – Torino

-Bruno Rivalta, Via Menconi II – 43100 Parma

-Pietro Calia, Via Berengario 111 – 09129 Cagliari- Tel. 070/49.93.16

-Istituto Cibernetico del C.N.R – Via Torino 6 – Arco Felice (Napoli)

-Fabrizia Falaschi, Via Valdera 105 – 56038 Ponsacco (Pisa) Tel.0587/73.24.37

-Maurizio Galli e Beatrice Bertolla,Viale V.Emanuele 290 – Vignola (Modena)

-Luisa Arpe,Via Trossarelli 54/B – 16165 Genova

-Margherita Banfi, Via Campana 6 – Cilavegna (Pavia)

-Prof. Di Paola – Scuola Elementare di Tortorici – 98078 Tortorici (MS)

-Paola Francesconi, Via Romana 110 – 55100 Lucca

-Al Preside del Liceo Scientifico, Via Giovanni XXIII  nr. 5 – Canicattì

-Preside della Scuola Media “D’Alcontres, Via San Vito – Barcellona (Messina) Tel.090/97.61.049

-Tucci Francesco, Istituto professionale Chino Chini, Corso Matteotti – 50032

Borgo S. Lorenzo – Firenze – Tel. 055/84.59.39.05

-Luisita Quaglia, Corso Dante ,48 – 12100 Cuneo – Tel. 0171/69.27-13

-Gian Paolo Quattrini, Via Spada nr. 2 – Firenze – Tel. 055/29.13.16

-Maria Gaia (insegnante)  PISA  Tel. 050/21.034

-prof. Pina Dato, Scuola Media, Via Libertà – BROLO (pr. Messina) Tel. 0941/56.10.47 – 090/34.40.76

Anna Maria Romano, I.P.S.I.A ,Via Michele Amari 10 – Trapani – Tel.0923/53.86.14

-Prof. Belloglio Staffieri, Liceo Pedagogico, Via Parini – Matera –  Tel. 0835/26.13.24

-Maurizio Castellaro (Pogetto Polo) Via Marconi 33 – 15070 Tagliolo Monferrato – Alessandria ,Tel.0143/89440 – 0144/57.251

-Cooperativa Sociale Azimut – Via Santa Maria di Castello 14 – 15100 Alessandria

-Fabio Giacomello, Via Umbria 26 – 30037 Scorzè – Venezia

-prof. Rosaria Bortoloni, Scuola Media “Piero della Francesca”, Via Bugiardini 25 – Firenze – Tel. 055/499389

-Michele e Silvana Germanò, Via Nuova 6 – 89030 Sant’Agata del Bianco – Reggio Calabria – Tel. 0964/95.61.4

-Pierina Calia, Via Angioi, 4 – 08020 LULA

-prof. Francesco Napoli, Scuola Media “Damiano Chiesa” 38066 Riva del Garda (TN)

-Preside prof.G.Moltisanti, Scuola Media Statale “L.Einaudi” 97014 Ispica (Ragusa)

-Prof. Boccardi Giampaolo, Via Mascagni 15 – 50041 Calenzano – Firenze

-Paola Roggia, Via Alla Volta 7 – 22050 Lierna (Lecco) Tel. 0341/74.01.08

-Liceo Ginnasio Statale “Gulli e Pennisi” XIX Distretto – 95024 Acireale (Catania)

-Gilberto Marselli, Via Petrarca 35 – Palazzo Topazio – 80122 Napoli

-prof. Giovanni Vecchio, Via Archimede,81 – 95010 S. Venerina – Catania

-Danilo Amadei,Via Boccherini, 4 – 43100 Parma

-Raffaello Saffioti,Via Zara, 24 – 89015 Palmi – Reggio Calabria

-Lia Montis, Via Alghero 13 – Cagliari

-Giuseppe Grillo, Via Andrea Costa 34 F – 30172 Mestre – Venezia

-Germano Bonora, Via Nitti ,69 – 84043 Agropoli – Salerno

-Rosa Grillo, Via Don Minzoni 91 – 95024 Acireale (Catania)

-Daniele Novara, Via Don Minzoni, 91 – Piacenza

-Roberto Mancini, Via Tito Speri 18 – Civitanova (Macerata)

-Angelo Mascali, Via Siena 1 – Catania

-Emilio Delucchi – P.zza S. Maria di Castello 14 – 15100 Alessandria

-Mario Tortello, Strada Revigliasco 37/inter.10 – 10024 Moncalieri  (Torino)

Tel.011/6568480

-Rosellina Scarcella, Via Aberdan 13 – 89015 Palmi – Reggio Calabria – Tel.0966.21.129

-Bruno Battaglia e Giovanna Sotgiu, Via Trinità 16 – 07024 La Maddalena (pr. Sassari)

-prof. Elvira Siracusa, Istituto Industriale Copernico, Via Roma 250 – Barcellona – Messina

-Silvana Belli, Direzione Didattica – Via S. Prospero 11 – 43044 Collecchio (Parma)

-Preside Fernando Gragnoli, Scuola Media Statale, Distretto Scolastico nr 17, Via XX Settembre, 57 – 50058 Signa (Firenze) – Tel. 055/87.52.48

-Popaiz Carlo, Sindaco del Comune di 55032 Castelnuovo Garfagnana (Lucca)

-Anna Bella, Via Paolo Vasta nr. 135 – 95024 Acireale (Catania)

-Divina e Alfredo De Grazia, Comunità SS Pietro e Paolo, P.zza Salvo D’Acquisto – 88046 Lamezia Terme

-Duili Nazzareno, Via Alessi 31 – 06100 Perugia

-Giuseppe Barone, Via Padre Giacomo Selvi 9 – 84043 Agropoli – Salerno Tel.0974/82.44.32

-Marina Gattei, Via M. Moretti 33 – 47031 Serravalle di Repubblica di San Marino (Repubblica di San Marino)

-Iolanda Lima, Facoltà di Architettura, Corso Vittorio Emanuele 188 – 90133 PA – Tel.63.71.266

-Anna Viganò, Viale Biondi, 82 – 55051 Barga (Lucca) Tel. 0583/72.31.76

-Arch.Chiara Mazzoleni Daest Ca’tron, Santa Croce, nr. 1957 – 30135 Venezia Tel.041/52.30.79

-Mariella Franzitta Giummo, Via Pilati nr. 9 – 50136 Firenze – Tel.055/67.69.47

-Ilaria Sabatini, Via Dell’Alberaccio 7 – 56010 Asciano Pisano (Pisa) Tel. 050/85.58.25

-I. T. C.  “Agostino Paradisi”, Via Resistenza –  41058 Vignola (MO)

-Teresa Negro-Vivona – Alcamo Tel. 0924/22093

 

 

Tesi di laurea su Danilo Dolci

 

– “Emergenze  sociologiche  dell’attività  teorico-pratica di  Danilo Dolci”

Filippo Ascrizzi –  Relatore Ch.mo prof.:   Serafino Cambareri Università  degli  Studi  di Messina – Facoltà  di Magistero Anno Accademico  1971-1972

 

– “L’esperienza  educativa  di Danilo  Dolci”

Sbrana  Simona  –  Relatore  Chiar.mo  prof. Giuliano Barale Università degli Studi  di Pisa –  Facoltà di lettere e filosofia Anno Accademico  1974-1975

 

– “Esperienze  e  riflessioni  educative   di  Danilo Dolci”

Ricotta  Carmela –  Relatore  Chiar.mo prof.  Remo Fornaca Università degli Studi di Torino –  Facoltà  di  Magistero Anno Accademico  1977-1978

 

– “Due  esempi  di  Comunità educante:  Partinico  e  Riesi”

Nicoletta Di Benedetto –  Relatore Chiar.mo Prof. G. M. Barale Università degli Studi di Pisa –  Facoltà di Lettere e Filosofia (Laurea in Pedagogia) Anno Accademico  1983-1984

 

-“Il  problema  della  comunicazione  in  Danilo  Dolci”

Carmela Traviglia  –  Relatore   Ch.mo  prof.  Antonino Mangano

Università degli Studi di Messina – Facoltà di Magistero (Corso di Laurea in Pedagogia)

Anno Accademico  1987-1988

 

– “Comunicazione  ed  educazione  in  Danilo  Dolci”

Carmela Maiorana –  Relatore  Ch.mo Prof. A. Mangano Università degli Studi di Messina – Facoltà di Magistero (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno Accademico  1989-1990

 

– “Danilo  Dolci  e il suo  impegno  per lo sviluppo della Sicilia  e  del  Mezzogiorno”

– Domenica Stabile –  Relatore Ch.mo prof.  Francesco Renda Università degli Studi di Palermo – Facoltà di Scienze Politiche – Istituto di Storia Contemporanea Anno Accademico   1989-1990

 

 

 

– “L’opera di Danilo Dolci nell’ambito culturale, antropologico  e  pedagogico”

Giuseppa Pentifallo – Relatore  Ch.mo prof. Leone Agnello Università degli Studi di Messina – Facoltà di Magistero  (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno Accademico    1984-1985

 

–  ” Nessi tra educazione e azione nonviolenta nell’opera di Danilo Dolci”

Maria Rosa Caruso – Relatore  Ch.mo prof. Antonino Mangano Università degli Studi di Messina – Facoltà di Magistero (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno Accademico  1989-1990

 

–   “Maieutica  e  sviluppo  sociale”

Tiziana Rita Morgante – Relatore Ch.mo prof. Antonino Mangano Università degli Studi di Messina – Facoltà di Magistero (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno Accademico  1990-1991

 

–   “Danilo Dolci:  le stagioni  di  una  azione  nonviolenta”

Nicoletta Agrusa  – Relatore  Ch.mo prof.ssa  Renata Mancuso Università degli Studi di Palermo –  Facoltà di Magistero  (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno Accademico  1991-1992

 

– “L’educazione estetica  nella  riflessione  pedagogica contemporanea:  da Jj.  Dewey  a  G.M  Bertin”

Maria Evelina Usei  –  Relatore  prof.ssa  Elisa Nivola Università  degli Studi  di  Cagliari  –  Facoltà di Magistero (Corso di Laurea in Pedagogia)Anno Accademico 1993-1994

 

– “Teorie e metodi per l’educazione al cambiamento   un’esperienza  di ricerca-azione  a San  Sperate”  (Cagliari)

Pietro Calia  – Relatore  Prof.ssa  Elisa Nivola Università  degli Studi  di  Cagliari – Facoltà di  Magistero (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno  Accademico  1993-1994

 

 

–    “Danilo Dolci  tra la Sicilia  e  L’Europa”

Isabel  Koenders –  Relatore  Prof. D. Aristodemo Università di Amsterdam  – Facoltà di Lettere  (Laurea  in Studi  Europei ) Anno  Accademico  1994

 

 

–   “Dalla scuola materna alla scuola dell’infanzia –  fasi di sviluppo, esperienze e prospettive dell’educazione infantile”

Alessandra  Conti  –  Relatore  Prof.ssa Elisa Nivola Università degli Studi  di Cagliari –  Facoltà  di  Magistero  (Corso di Laurea in Pedagogia) Anno Accademico  1994-1995

 

– “L’influence  de  la  theorie  piagetienne  sur  le  developpement  de  la  psychologie  de  l’enfant:  le  cas  de l’italie”

Dunia  Pepe  –  Ginevra  1995

 

–  ” Per  uno  studio  sulla  poesia  di  Danilo  Dolci  “Creatura di  creature”  e  varianti  inedite.  Appendice   a)   testimonianze  per  Danilo  Dolci; b)   Colloquio  con  l’autore

Sebastiano  Pennisi  –  Relatore  Ch.mo  prof.  Paolo Mario Sipala Università  degli  Studi  di  Catania –  Facoltà  di  Lettere  e Filosofia Anno  Accademico  1994-1995

 

–  “Un  umanesimo  militante:  l’azione  ed  il  pensiero  sociologico  di  Danilo  Dolci”

Alessandra  Mammola –  Relatore  Prof. Giuliano Della Pergola Politecnico  di  Milano  –  Facoltà  di  Architettura Anno  Accademico  1995-1996

 

– “Struttura  maieutica  reciproca  ed  etica  della  complessità  in  Danilo  Dolci”

Mariangela  Savoca  –  Relatore Ch.mo  prof.  Giuseppe  Pezzino Università degli  Studi  di  Catania  –  Facoltà  di  Lettere  e  Filosofia  (Corso di  Laurea  in  Filosofia) Anno  Accademico  1997-1998

    

    5) Livello di notorietà in Italia e all’Estero

Numerosi riconoscimenti (oltre alla candidatura al Premio Nobel per la pace) sono stati attribuiti a Danilo Dolci, per l’impegno sociale ed umano di studioso e di pedagogista a favore dell’infanzia, e delle classi meno abbienti:

– ’56, Medaglia d’oro per aver tenuti vivi gli ideali della Resistenza.

– ’58, Premio Viareggio per il saggio “Inchiesta a Palermo”.

– ’58, Premio Lenin per la Pace.

– ’68, Laurea honoris causa doctoris philosophiae della Università di Berna.

– ’69, Medaglia d’oro dell’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma “per i suoi sforzi generosi e fecondi in un’opera di profonda solidarietà umana e insieme promovimento di alti valori di cultura”.

– ’70, Premio Socrate di Stoccolma per l’attività svolta in favore della pace e per i contributi di portata mondiale nel settore dell’educazione.

– ’70, Premio Prato della resistenza per “Il limone lunare”.

– ’71, Premio Sonning dell’Università di Copenaghen per il suo contributo alla civilizzazione europea (precedentemente attribuito a Abert Schweitzer, Bertrand Russell, Niels Bohr, Alvar Aalto).

– ’75, Premio Etna Taormina per la poesia (precedentemente attribuito a Umberto Saba, Vladimir Holan, Maria Achmatova, Giuseppe Ungaretti, Dylan Thomas, Mario Luzi).

– ’79, Premio Internazionale Viareggio (precedentemente attribuito, tra gli altri, a Pablo Neruda e a Gunter Grass) per tutta l’opera poetica, condensata in “Creatura di creature”.

– ’82, Premio di Poesia Circe-Sabadia per il poema “Da bocca a bocca”.

– ’83, La Boston University Library raccoglie con il materiale di Martin Luther King anche tutta la documentazione (libri, giornali, lettere, fotografie, registrazioni, film) relativa a Danilo Dolci.

– ’86, Premio “Città di Scala per la narrativa” (Palpitare di Nessi).

– ’87, Premio per la pace ad Alghero (Impegno per la pace) con Carlo Rubbia (Fisici per la pace).

– ’88, Medaglia d’oro della Città di Pisa raffigurante l’astrolabio di Galileo.

– ’89, a Bangalore, in India, Premio Internazionale Gandhi per l’approfondimento dei valori rivoluzionari e dei metodi nonviolenti.

– ’90, Ringraziamento ufficiale della città di Puebla (Messico).

-’91, Dal Comune di Agropoli, riconoscimento “Cittadinanza onoraria”.

– ’93, Premio Internazionale Biella poesia per l’opera “Creatura di creature”.

– ’96, Laurea ad honorem in Scienze dell’educazione – Università di Bologna.

– ’96, Dal Comune di Partinico, riconoscimento “Cittadinanza onoraria”.

– ’98, 23 maggio: Concorso “Premio Nazionale Danilo Dolci” indetto dalla Provincia Regionale di Palermo.

-’98, 2 ottobre riceve a Palermo, alla memoria, il Premio “Qualità

della Vita”.

Danilo Dolci conta, inoltre, su numerosi gruppi di amici in Italia e all’estero (soprattutto, in Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Norvegia). A detti gruppi si deve il sostegno alla costruzione del Centro di Formazione di Borgo Trappeto, del Centro Educativo di Mirto e alle molteplici iniziative realizzate dal Centro Studi per la piena occupazione di Partinico.

“Il Borgo di Trappeto – come ha scritto il gruppo maieutico toscano- nel silenzio della stampa italiana ha pullulato di vita per decine di anni ed è stato un luogo di sperimentazione e ricerca di altissimo livello”.

 

 

                                  Libri di Danilo Dolci in varie lingue

 

inglese

–  «To Feed The Hungry»  MacGibbon &  Kee,  London                ‘59

«          –  pocket book edition:  Ace Boks Ltd.,  London      ‘61

«          –  Benguins,  London  (tit.  «Poverty in Sicily»)       ‘66

 

in USA:   Report from Palermo»,  Orion  Press,  New  York               ‘59

«        «         «          Viking  Oress

(pocket  book  ed. Hillman)  MacFadden,New  York      ‘61

–  «The Outlaws  of  Partinico»,  MacGibbon  &  Kee, London       ‘60

In  USA:  «Outlaws»,  Orion, New York                                          ‘61

–  «Waste»,  MacGibbon  &  Kee,  London                                      ‘63

In  USA:   «Waste»,  Monthly  Review  Press, New York               ‘63

–  «A  New  World    The  Making»,MacGibbon  &  Kee,  London ‘65

–  «A  New  World    the  Making», Monthly  Review  Press   NY   ‘65

–  «For  the  Young», MacGibbon  &  Kee,  London

–  «The  man  Who  Plays  Alone», MacGibbon  &  Kee,  London  ‘68

In  USA:«The man Who Plays Alone»,Pantheon Books,  N.Y.       ‘69

pochet:  «The  man  Who  Plays  Alone»,  Doubleday,  N.Y.          ‘70

In  traduzione  di Giustino Vitiello:

–  «Creature  of  creatures»,  Anma  Libri,  Stanford                         ‘80

–  «Sicilian  Voices»,  Pantheon  Books,  New  York                       ‘82

–  «From  Mouth  tu  Mouth»                                                            ‘83

–  «The  World  is  a Creature», Amity  House  Pub.,  N.Y.             ‘84

-«Fire under the ashes»,James MacNeisk ,Hodder and Stenghton Ltd.,

London ‘65;

– «A passion for Sicilians», Jerre Mangione, Morrow, New York  ‘68

 

francese

–  Aldo Capitini, “Danilo Dolci et la revolution ouverte”, Desclée de Brouwer,                                                                                            ’57

–  «Enquéte  à  Palermo»,  Julliard,  Paris                                         ‘57

– “Abbé Steinman, “Pour ou contre Danilo Dolci”, Editions du Cerf 59

–  «Gaspillage»,  Maspero,  Paris                                                      ‘64

–  «Enquétes  sur un monde  nouveau»,  Maspero,  Paris                 ‘65

–  «Inventar  le futur»,  Desclee de Brouwere,  Paris                        ‘73

 

tedesco

–  «Umfrage  in Palermo»,  Walter-Verlag, Olten  und Freiburg      ‘59

–  «Umfrage  in  Palermo»,  Union  Verlag,  Berlino                        ‘61

–  «Banditen  in Partinico»,  Walter-Verlag, Olten  und  Freibur     ‘62

–  «Vergeudung»,  E.V.Z.,  Zurigo                                                    ‘65

«            (Germ.  Orientale)  Union-Verlag, Berlino          ‘68

–  «Die  Zukunft  Gewinnen»,V. Hinder-Deelmann, Hessen            ‘69

–  «Der  menschen gedicht»,Paul  Haupt  Verlag, Stoccarda             ‘74

–  «Der  Himmel ist  au Rauch  gemacht»,Aufbau  Verlag, Berlin   ‘76

und  Weimar

  • Eduardo Waetjen, “Danilo Dolci, seine person,seine arbeit”,

Offen  Welt, Frankfurt;

-«Danilo Dolci:  Seine Person, seine Arbeit», Eduardo Waetjen, Offene Welt, Frankfurt

-«Danilo Dolci», Walter Amman, Beteli Verlag, Berna  ‘72

Mangano Antonino:  «Danilo Dolcis  Erziehung  zur  positiven Freiheit» , Rolf Mader,  Munster:  Votum, ‘98

 

 

 

svedese

 

–  «Roster  fram  Palermo»,  Tidens  Bokforlag,  Stockolma            ‘59

(econ. tit.:  Maffia  och  misar)  Diakonistgrelsens  F.,  Stockolm ‘66

–  «Mot  en  ny  varld»,  Gummessons  Bokforlag, Stockolm          ‘66

–  «Sloseri»,  Gummesson Bokforlag, Stockolm                               ‘67

–  «Till  ungdomen»,  Gummessons  Bokforlag,  Stockolm             ‘68

–  «Ensam  ar inte  stark», Gummessons B., Stockolm                     ‘69

–  «Att  skapa  Framtiden»,       «           «          «                              ‘70

–  «Mancitrom,  Den  onda  Roken»,  Askild  e  Karnekull  Forlag., ‘73

Stockolm

–  «Sicilianska  Berattelser»,  Askild  e  Karnekull  F., Stockolm      ‘75

–  «Creatura di creature»,  a  cura di Gosta  Andersson                     ‘82

–  «Fram  mun  till  mun»,traduzione di Elena Norman                     ‘84

– «Ropet fran  Sicilien», Arvid Svard,  Westerbergs                       ‘66

«D.D.  I  kamp for en  Brattre  varld», Sidbach,  Erikson, Hognas – Vasa                                                                                                 ‘75

 

 

russo

 

Da  «Inchiesta  a  Palermo»,  Inostrannaia  Litteratura,  Mosca       ‘58

Da  «Spreco»                                                                                     ‘62

Da  «Chi gioca solo»                                                                         ‘67

In  traduzione  di Eugenio  Solonovic, estratto  per Inostrannaia     ‘80

Litt.  da  «Creatura  di  creature»

 

cecoslovacco

 

–  «Bandite z  Partinika,  Mlada  Fronta,  Prague                              ‘63

–  «Kto  hra  sam»,  Epoka ,  Bratislava                                            ‘69

–  «Sondy  do  budoucnesti»,  Mlada  Fronta,  Praga                        ‘69

–  «Non sentite  l’odore  del  fumo?»,  Svetova  Literatura              ‘76

–  «Non esiste  il silenzio»,  Ed.  Slovenski  spisovatel, Bratislava  ‘77

–  «Sicilske  pribehy»,  Ed.  Pravda  di  Bratislava                           ‘83

 

spagnolo

 

–  «Los  Banditos  de  Dios»,  Ed.  Fontanella, Barcellona               ‘63

–  «Despilfarro»,  Nova  Terra  Ed., Barcellona                                ‘65

 

 

portoghese

 

–  «Inquérito om  Palermo»,  Livraria  Morais, Ed. Lisbona    ‘64

–  «Para  un  mondo novo»         «           «                 «            ‘67

(sequestrato dalla censura)

–  «Inventar  o future»                                                               ‘70

 

norvegese

 

–  «Sicilia  Forteller», Pax  Forlag,  Oslo                                 ‘66

–  «La  oss finne opp fremtiden»,  Pax  Forlag,  Oslo              ‘69

–  «Debatt.  NR. 11 (D.D.)», Pax Forlag, Oslo                         ‘66

 

croato  e  sloveno

 

–  «Anketa u  Palermu», Zora  ed., Zagabria                            ‘65

–  «Poesie»  Zagabria  (Niedeliko  Fabrio)                               ‘75

–  «Creatura di creature»,  trad.  di  Ciril  Zlobec  (Lubiana )   ‘80

 

polacco

 

(Antologia  da vari libri)  Ed. Iskri,  Varsavia ,   «Sycylia  od srodka»

 

rumeno

 

–  «Marturii  siciliane» Editura  Politica,  Bucarest                   ‘66

 

giapponese

 

–  «Non  sentite  l’odore  del fumo?»  Sekai,  Tokio                 ‘71

–  «Inventare  il futuro»,  Università  di  Hiroshima                  ‘72

 

ungherese

 

–  «Racconti  siciliani»,  Europa  Ed.  Budapest                            ‘76

–  «Esperienze  e riflessioni»,  Magneto  Konyvkiado,  Budapest ‘76

 

finlandese

 

–  «Tulevaisuuden  Luomisesta»,  Tammi,  Helsinki                     ‘74

  • «D.D. Sisilian  Nudistaja», Onerva Manttari,  Edes Oy,                ’73

 

 

 

hawaiano

 

–  Poesie  Trad.  Ho’oipo-Mabel                                                 ‘84

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6)Descrizione dei soggetti proponenti

I soggetti proponenti sono i sindaci dei comuni di San Giuseppe Jato, Partinico, Trappeto e Piana degli Albanesi, l’Auser di Trappeto, la Cooperativa ‘Proteus’ di San Giuseppe Jato, ‘Non solo Portella- Onlus’ (Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra, della mafia e di altre stragi compiute in Sicilia), l’Associazione ‘Progettare il futuro’ e Legambiente, il Centro per lo sviluppo creativo ‘Danilo Dolci-Onuls’, il Centro Studi e iniziative e l’Associazione tutela ‘Mirto’: tutti di Partinico. Per la lettura delle loro finalità si rinvia alle allegate schede di adesione al Progetto e di presentazione. Informalmente sono stati coordinati dal Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra “Non solo Portella-Onlus” di Partinico, preside prof. Giuseppe Casarrubea.

 

7) Responsabile della realizzazione degli interventi

 

Il Parco è rappresentato da un responsabile, scelto all’interno del soggetto proponente, che si assumerà il compito di coordinare le attività di promozione e  realizzazione del Parco Letterario; la persona suddetta è indicata nel prof. Giuseppe Casarrubea, nato a Partinico il 4.03.1946 e ivi residente in via Raccuglia s.n.c., preside titolare presso la Scuola Media Statale “G.B. Grassi Privitera” di Partinico.

        

      8) Descrizione del territorio

 

La Valle dello Jato è un territorio che si estende su più comuni della provincia di Palermo. La sua principale connotazione è data dalla presenza del fiume Jato e dell’invaso Poma.

I corsi d’acqua sono diversi e traggono origine da ambienti naturalistici di grande interesse.

Il fiume Jato, un affluente del Giancaldaia, si colloca in una morfologia caratterizzata da diversi torrenti che hanno visto nel tempo la presenza di numerosi impianti di mulini e di sistemi produttivi per la lavorazione della canapa e del lino, di cui esistono ancora oggi le tracce. Si tratta dei torrenti Corso, Calatubo, Passarello, Mirto e Nocella.

Alcuni mulini sono ancora  integri e potrebbero costituire punti di grande interesse culturale per eventuali visitatori.

Sul versante costiero sorge il moderno porticciolo di Trappeto, piccolo centro marinaro, con le sue barche caratteristiche (‘lance’) dai colori variopinti, sovrastato dall’antico villaggio dei pescatori con le sue stradine strette, le sue piazzette e le sue case basse e dipinte di bianco. Più a oriente, si scorgono le vestigia dell’antico scaro  di San Cataldo, approdo naturale per il commercio dei prodotti dell’entroterra della valle.

 

Il territorio ha subito nel corso dei secoli profonde trasformazioni. Più a ovest di Piana degli Albanesi, in posizione dominante sulla Valle, si rileva l’antica città greco-romana e poi araba di Jato, oggi in gran parte portata alla luce da una équipe di studiosi svizzeri.

Colline e montagne sono attraversate da percorsi storico naturalistici, anche di facile fruizione, lungo i quali è possibile al visitatore incontrare testimonianze architettoniche, paesaggistiche e storiche di grande interesse. Ad esempio lungo l’antica trazzera  regia della ‘Scala della Targia’ si possono osservare alcuni aspetti botanici e paesaggistici della realtà jatina (dai caratteristici onopordi agli impianti delle pinete) e fruire di strutture già predisposte, per l’osservazione naturalistica, dalla Provincia Regionale di Palermo e dall’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. Detto percorso collegava un tempo Palermo a Mazara del Vallo attraverso Altofonte, ed incrociava Portella della Ginestra, dove il 01.05.47 avvenne il triste eccidio di 11 lavoratori.

Interessanti risultano poi le masserie legate all’antica economia feudale. Percorsi, sentieri e ‘passeggiate’ sono rintracciabili lungo i versanti delle zone montuose interne che si affacciano sulla valle, offrendo di questa stupende visioni panoramiche.

Nella Piana di Partinico si possono ancora riscontrare, in parte ancora ben conservate, le antiche Torri del ‘500 e ‘600 che costituiscono gli insediamenti precedenti alla nascita del centro urbano. Di indubbio rilievo è la Cantina del Real Podere, costruita dai Borboni nel 1803 come centro sperimentale per la produzione dei vini rossi. Si tratta di una struttura già acquistata dal comune di Partinico ed immediatamente cantierabile, in quanto è stato approvato il relativo progetto di restauro.

A San Giuseppe Jato si possono visitare antichi bevai, i famosi mulini e antiche strutture abitative come quella che si riscontra tra i comuni di San Giuseppe Jato e Piana Degli Albanesi, di proprietà dei Sigg. Marsala, risalente al XVI secolo.

 

Vegetazione:

Le specie vegetali esistenti nella valle si possono ricondurre alle tre alleanze della classe fitosociale Quercetea ilicis:

  • Oleo – ceratonion;
  • Quercion ilicis;
  • Quercion pubescenti.

 

Oleo – ceratonion

Largamente diffuso nell’area mediterranea è caratterizzato da due specie guida:

  • Il Carrubo, vegetazione spontanea che si trova nelle zone litoranee calde;
  • l’Olivastro, vegetazione anch’essa spontanea, e probabilmente antica generatrice degli olivi da secoli coltivati.

 

Accanto a queste specie guida troviamo:

  • la Palma Nana;
  • il teucrio
  • l’Euphorbia dendroides
  • il Mirto
  • la Disa
  • l’Asparago

Quercion ilicis

 

Le specie che caratterizzano il Quercion ilicis sono:

  • il Leccio
  • la Ginestra
  • la Sughera
  • la Ferla
  • l’Inula Viscosa
  • Quercion Pubescenti

 

Il Quercio pubescenti è caratterizzato da:

  • il Frassino
  • la Roverella
  • la Rosa Canina

 

La Diga Jato, costruita negli anni dal 1963 al 1968, ha una capacità di 72,5 Mmc, i suoi impianti sono gestiti dall’E.S.A. e dal Consorzio Irriguo Jato. Le acque vengo utilizzate a scopo potabile dai comuni di Terrasini, Cinisi e dalla zona occidentale di Palermo.

Attualmente è il maggior invaso in Sicilia fra quelli realizzati con diga di materiali sciolti.

La diga è soprattutto volano dell’economia della vallata intera, infatti, è stata ideata e realizzata, grazie alle lotte contadine condotte da Danilo Dolci in prima persona. Oggi consente l’irrigazione di 9.000 ettari di coltivazioni.

 

il territorio marittimo

 

  • La stazione ferroviaria di Trappeto.

Si tratta di strutture edilizie in buone condizioni, già oggetto di restauro da parte delle Ferrovie dello Stato e oggi, a causa della ristrutturazione nazionale, fuori uso. Qui, grazie o modesti interventi, verrà allestita una prima accoglienza dei visitatori che arrivano nell’area del Parco sia per la via ferroviaria sia anche attraverso l’autostrada Palermo-Trapani, o dal vicino aeroporto ‘Falcone-Borsellino’ (ex Punta Raisi).

Detti interventi consistono soprattutto in opere di imbiancatura, manutenzione degli infissi e quant’altro necessario a ripristinare l’uso degli impianti di base (acqua, luce, telefono), non esclusi gli interventi di adeguamento alle norme europee di prevenzione dei rischi.

Il locale, abbastanza ampio, è di circa 360mq distribuiti tra piano terra e primo piano. Inoltre ha come propria pertinenza un giardino interno, uno esterno e un ampio spiazzale, capace di ospitare 20 autovetture. Il giardino interno necessita di ulteriori interventi di manutenzione del verde e di arredo urbano. In quest’area verranno collocati dei pannelli illustrativi dell’area del Parco, con particolare riferimento ai percorsi naturalistici e culturali, ai luoghi di ristorazione (con piatti tipici locali su ricettari forniti dal Parco) e pernottamento. Detti locali verranno adibiti a:

  • ufficio stampa;
  • servizio informazioni e di prima accoglienza;

–      ufficio per le pubbliche relazioni e di coordinamento delle attività del Parco nell’area marittima.

Vi troveranno posto:

  • una stazione multimediale;
  • gli arredi minimi per gli uffici (tavoli, sedie, armadi, poltroncine, scaffali).

La prima accoglienza dovrà fornire un semplice ristoro mediante un angolo bar e un mercatino di prodotti tipici della valle Jato.

Il Parco si è già fatto carico di avanzare richiesta, per il tramite dell’Associazione di Trappeto AUSER, di concessione in uso di detta struttura al Comune di Trappeto che a suo tempo ne aveva fatto richiesta alle FF.SS.

 

  • Le case comunali.

Il Comune di Trappeto mette a disposizione del Parco i vani di sua proprietà attigui all’abitazione di Danilo Dolci (‘Borgo di Dio’) con l’annesso giardino esterno. L’edificio, di circa 100mq, sarà adibito a biblioteca e archivio dello studio personale di Danilo Dolci. Qui verranno sistemati i suoi manoscritti e la sua ricca biblioteca, oggi ubicata a Partinico nei locali di palazzo Scalia. La struttura necessita di interventi di manutenzione e dell’intero arredo. Vi troverà posto una sala di lettura completamente arredata con poltroncine, tavoli e adeguate lampade, nonché una stazione multimediale completa per la catalogazione e sistemazione dei materiali. Opera alla quale saranno destinati due addetti per il periodo strettamente necessario alla ultimazione dei lavori (previsione sei mesi).

 

  • Il Centro di formazione di ‘Borgo di Dio’

Si tratta di una struttura pensata e realizzata da Danilo Dolci con fondi internazionali verso la fine degli anni ’60. Per trent’anni è servita a incontri, convegni e seminari di livello internazionale con la presenza di intellettuali come Erich Fromm, Johan Galtung, Lucio Lombardo Radice, Paulo Freire e moltissimi altri che sarebbe lungo menzionare. Essa consta di ampi saloni per le attività assembleari, seminariali e di laboratorio; di un’ampia sala mensa, di un auditorium, ricco di affreschi murali di Ettore De Conciliis ed altri pittori di fama nazionale,  capace di ospitare circa 300 persone a sedere. Vi trovano posto anche piccole e medie stanze per il pernottamento di circa 60 persone, oltre ai servizi igienici, ad ampi spazi alberati all’aperto, a un locale-cucina attrezzato. Un tempo di proprietà del Centro Studi di Danilo Dolci, oggi appartiene a un Ente Cooperativo, ‘Proteus’, aderente al presente progetto del ‘Parco’ e risulta incluso nei programmi che finanziano i ‘Patti territoriali’. L’intera struttura sarà messa a disposizione del Parco a costo zero per tutte le iniziative concordate che si intenderanno realizzare (concerti musicali, teatro, seminari, convegni, ecc.).

 

 

  • La casa di Danilo Dolci a ‘Borgo di Dio’

Si tratta dell’abitazione privata di Danilo Dolci, dove egli ha trascorso gran parte della sua vita in Sicilia e dove è morto. Consta di quattro vani che vengono messi a disposizione del ‘Parco’ dal Centro Studi e Iniziative di Partinico, proprietario dell’immobile. Sarà adibita a casa-museo per i visitatori.

  • ‘U scaru’

E’ il porticciolo di Trappeto con le sue caratteristiche ‘lance’, le barche variopinte che i marinai tengono a riva. La mattina, di buon’ora,  arriva il pesce fresco ed inizia il mercato. Qui sarà possibile coinvolgere alcuni pescatori per l’esplorazione della bellissima costa o dei fondali marini per gli amanti della pesca subacquea o delle osservazioni naturalistiche. La costa presenta gli stupendi  panorami della vecchia tonnara di Scopello e il paesaggio della ‘Riserva dello Zingaro’. Sarà possibile attivare un piccolo mercatino di prodotti tipici, a cominciare dal pesce fresco o lavorato in loco da alcune piccole imprese già esistenti a Trappeto.

Non va trascurato il valore economico e simbolico a un tempo di tale punto di interesse, in quanto le prime esperienze conoscitive di Danilo Dolci prendono lo spunto dalla difesa degli interessi dei pescatori contro le speculazioni che nei primi anni ’50 mettevano in opera i proprietari dei motopescherecci abituati a praticare la pesca di frodo.

In alcuni punti strategici della costa sarà ricordato, attraverso significativi pannelli, l’impegno di Danilo in quell’azione di riscatto sociale desumibile sia dai racconti in dialetto siciliano pubblicati nel 1954, sia dalle stesse poesie o brani dell’autore.

 

  • ‘U Puzzu lavari’

E’ il luogo dove nel 1952 Danilo Dolci, a seguito della morte per fame di un bambino, tenne il suo primo digiuno per protestare contro il gravissimo stato di abbandono della popolazione di Trappeto. Oggi quel luogo (una misera casa di pescatori) non esiste più. E’ importante tuttavia ricordarlo perché segna l’avvio dell’intera esperienza di Dolci in Sicilia. Sul luogo si potranno collocare dei pannelli per ricordare quei fatti.

 

la piana  di   Partinico

Si arriva a Partinico attraverso cinque vie principali: l’autostrada Palermo-Trapani-Mazara del Vallo, via Borgetto, via Montelepre, via Alcamo, via San Giuseppe Jato. Ad ogni ingresso nel paese è previsto di collocare dei grandi pannelli di ‘Benvenuto’ nell’area del ‘Parco’, con un’ampia planimetria documentaria a colori e dei suoi percorsi.

1-La Cantina Borbonica

Si tratta di un complesso ampio di edifici il cui corpo centrale è costituito da una monumentale struttura a tre navate, contornata da locali, cisterne, ‘palmenti’ per la produzione di vino. Il complesso fu ultimato nel 1803 a seguito di una sperimentazione sulla produzione di vini rossi disposta da Ferdinando I di Borbone e attuata da Felice Lioy, amministratore dei beni della Magione. Per la circostanza furono utilizzate le uve ‘nere’ della contrada ‘Giancaldaia’ che prende nome dall’importante omonimo corso d’acqua. Si notano nell’area di pertinenza della ‘Cantina’, numerose case coloniche, l’abitazione del ‘sovrastante’ a più elevazioni,  una chiesetta, le stalle per i muli e altri edifici. Il complesso è stato acquistato recentemente dal Comune di Partinico ed è stato già inserito, con un progetto di restauro, all’interno dei ‘Patti territoriali’ del Golfo di Castellammare. Nella prospettiva il ‘Parco’ potrà avere assegnato uno spazio per gli usi compatibili con le proprie finalità produttive  ( a tale proposito il Comune di Partinico si è dichiarato disponibile a mettere a disposizione del ‘Parco’ una parte del complesso su descritto). Tra queste l’organizzazione dell’imprenditorialità già esistente nel settore vinicolo ricadente nella fascia dei vini  ‘D’Alcamo’ a denominazione di origine controllata. Inoltre si è già acquisita la disponibilità organizzativa del produttore del bianco d’Alcamo ‘Gadì ’ di Partinico, dott. Antonino Cossentino.

Il ‘Parco’ è interessato a prospettare gli aspetti sani di uno sviluppo virtuoso per ricostruire l’identità territoriale deturpata dalle distorsioni prodotte dalla sofisticazione dei vini. Anche qui l’azione di Dolci è ineludibile in quanto nella sua opera persiste la costante del rispetto della legalità contro le tendenze di tipo criminale. Attraverso i piccoli imprenditori si vuole fare di Partinico una delle tappe nei circuiti nazionali delle ‘Città del vino’, con la creazione di una tipica cantina sociale che organizzi, soprattutto sotto il profilo dell’immagine, il meglio della produzione nel settore, e sia in grado di collegarsi con le altre città del Mediterraneo. L’attenzione dovrà essere rivolta alle connessioni che esistono tra vino e cultura a tavola, tradizione e buon gusto. A tale proposito si sono già avviati dei contatti per fissare, all’interno dei percorsi del Parco, dei punti di ristoro (trattorie tipiche) nei quali si registra la disponibilità ad ‘adottare’ ricettari specifici propri dell’antica tradizione culinaria della Valle.

Apposita cartellonistica sarà collocata all’interno della struttura.

 

2-‘Spini Santi’

Negli anni ’50, quando Danilo vi si stabilì per avviare l’autoanalisi popolare, era uno dei quartieri più poveri e degradati di Partinico. Qui Danilo continuò la pratica dei digiuni per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e dei governanti sui bisogni della popolazione locale. La presenza di Dolci, documentata da vari suoi scritti (‘Banditi a Partinico’, ‘Spreco’,  ‘Conversazioni’, ecc.) potrà essere ricordata mediante apposita cartellonistica e mostra fotografica permanente che riproduca gli ambienti, le persone, il degrado di quel tempo e le tappe che via via hanno fatto maturare la coscienza civile della popolazione.

Si dovrà quindi provvedere ad affittare un locale (ad esempio una tipica casa contadina ancora esistente) da ristrutturare e adibire a sala mostra aperta alle scuole, secondo una programmazione apposita.

 

3-‘Trazzera vecchia”

E’ il luogo nel quale Danilo, insieme a parecchi suoi collaboratori,  sindacalisti e gente comune (circa 150 persone) ha attuato lo ‘sciopero alla rovescia’ attirando l’opinione pubblica nazionale e internazionale (2 febbraio 1956).

Si trattava in pratica di ripristinare una vecchia trazzera impraticabile, a titolo di volontariato. La polizia intervenne arrestando i promotori. Tutta la vicenda è documentata in “Processo all’art. 4”. Memorabile rimane l’arringa difensiva di Piero Calamandrei, che ebbe a dire: “Questo è un processo che preannuncia l’avvenire”.

Achille Battaglia, Noberto Bobbio, Piero Calamandrei, Carocci, Comandini, Gobbini, Gorresio, Carlo Levi, Lucio Lombardo Radice, Maria Fermi Sacchetti, Sorgi, Varvaro, Gigliola Venturi, Elio Vittorini, nel difendere gli imputati, rovesciano alla loro volta l’accusa, non verso i giudici e nemmeno verso le forze della giustizia, ma verso la mancata applicazione dell’art. 4 della Costituzione italiana, in cui è detto che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta una attività e una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

Sul luogo saranno collocati alcuni cartelli esplicativi.

 

4-Diga sullo Jato o invaso Poma

L’Invaso  Poma, costruito  con finanziamento della  CASMEZ dal 1963 al 1968 e dato in gestione  all’E.S.A.  è attualmente il maggior invaso in Sicilia tra quelli realizzati con diga di materiali disciolti.

Esso consente l’irrigazione di circa 9000 ettari di terreno coltivato della piana di Partinico, la regolazione delle acque di piena del tratto vallivo del fiume Iato e contribuisce inoltre all’approvvigionamento potabile della città di Palermo e di alcuni paesi della  fascia costiera .Ha una superficie di  163,6  Kmq ed una capacità di 72,5 milioni di  mc. 3 di acqua . Nasce nei  primi  anni 60, come risultato di una lunga serie di lotte e di pressioni guidate da Danilo Dolci e dal centro studi ed iniziative per la piena occupazione e con la partecipazione della popolazione della zona che nella “diga” vedeva uno strumento per innescare processi di sviluppo che la riscattasse dal secolare sottosviluppo in cui viveva. L’utilizzo razionale della risorsa idrica, difatti,  ha dato un nuovo volto alle campagne, aumentandone la produttività con il cambiamento delle colture agricole e con l’ammodernamento dell’agricoltura.

Per i cittadini dei paesi della Valle Iato la  “diga” è un luogo  fortemente simbolico: è un’opera realizzata nonostante l’azione di ostacolo svolta dalla mafia e dalle forze conservatrici negli anni 60’. Ancora oggi vi si svolge lo scontro tra i gruppi criminali emergenti (nuova mafia) e chi ne vuole contrastare il dominio come dimostra l’assassinio dell’avvocato La Franca, nel gennaio del 1997. In tempi recentissimi è stato liberato dalla rivolta morale dei cittadini onesti  e dalla efficiente e determinata presenza   delle forze dell’ordine.

L’invaso Poma  rappresenta inoltre una risorsa naturalistica che,  se utilizzata correttamente, può  costituire un’occasione ulteriore di sviluppo eco-sostenibile con un impatto positivo sull’occupazione e sulla qualità della vita.

Attualmente è un’Oasi di protezione e rifugio della fauna gestita dalla ripartizione faunistico-venatoria dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste della Sicilia,  ai  sensi dell’art. 35 L.R. 37/81, mentre l’Azienda Forestale  è intervenuta nel corso degli anni con l’impianto di eucaliptus e conifere non autoctone come il Pino d’Aleppo, il Pino domestico, il Cipresso comune , il Cipresso argentato.

La flora presente all’interno dell’invaso, oltre  alle specie trapiantate dalla Forestale, è costituita dalla vegetazione  delle comunità alveo-ripariali  tipica della nostra zona: la cannuccia (Phragmites comunis), il giunco (Schoenoplectus lacustris), la  canna (Arundo donax), il pioppo (Populus nigra), il Vitex agnus-castus, la Phragmites australis e la Menta sativa.

E’ presente anche la cosiddetta vegetazione rupestre con le specie guida quali: lo Spartium junceum, l’inula viscosa, il Quercus suber, il Quercus pubescens, la Rosa canina, l’Euphorbia dendroides, la Ferula comunis, l’Ampelodesmos mauritanicus, il Prunus spinosa, il Fraxinus omis, il Chamaerops humilis (palma nana), l’Olea europea var. syllvestris, il Pyrus piraster, il Mirto, mentre a valle delle paratie ci sono presenze di Quercion ilicis.

L’invaso rappresenta un luogo di transito e di svernamento di varie specie di uccelli migratori: è possibile  vedere aironi, cormorani ,gallinelle d’acqua, folaghe e vari tipi di anatidi .Inoltre è ricco   della presenza di varie specie ittiche, quali:  la perca fluvialis, varie specie di Cyprinus , la Gambusia affinis holdbrookey, il microptorus salmoidos e come crostacei    il polemon edule.

 

L’invaso  Poma e la zona circostante dovranno essere valorizzati sotto il profilo ambientale, turistico, sportivo e ricreativo:

Si prevedono i seguenti interventi:

  • valorizzazione, con interventi di manutenzione, di un percorso ciclo-pedonale già esistente con cartellonistica riportante passi significativi della lotta di Danilo Dolci per l’acqua e per la sua gestione democratica;
  • costruzione nell’area di pertinenza del Comune di Partinico di n. 4 capanne per l’osservazione ornitologica e naturalistica in collaborazione con la LIPU;
  • realizzazione di una semplice struttura di servizio per attività sportive ecocompatibili, quali, ad esempio: canottaggio, vela, ecc. da dare in gestione a una cooperativa di giovani;
  • acquisto e montaggio nello spiazzale della diga di una gradinata mobile per concerti all’aperto;
  • realizzazione nella parte antistante le paratie dell’invaso, nell’area di pertinenza di esso, di un’area attrezzata con strutture in legno, per laboratori didattici e per la ricerca scientifica.

 

  • Mirto

Mirto è il luogo scelto da Dolci per impiantarvi una scuola sperimentale per bambini. Gli edifici realizzati sono attualmente utilizzati dagli allievi della Scuola elementare II Circolo di Partinico. Gli spazi collettivi, all’interno e all’esterno della Scuola, potranno essere utilizzati secondo i programmi di utilizzo già sperimentati, nella stagione estiva, dall’Associazione ‘Tutela Mirto’. Nell’area di pertinenza della Scuola si rileva la presenza di un grande anfiteatro all’aperto, scavato sulla montagna, che potrà essere utilizzato per concerti e attività culturali varie.

Il terreno circostante, di proprietà del Comune di Partinico, potrà essere messo a disposizione dei visitatori e inserito nel quadro della programmazione degli interventi da parte del Parco.

Nelle adiacenze si registra la presenza di un vecchio mulino ad acqua, in buone condizioni, che potrà essere fruito, anche come luogo di ristorazione,  secondo una convenzione da stipularsi col proprietario (già collaboratore di Dolci), senza oneri a carico del Parco.

 

6-Borgo Parrini

E’ un antico sobborgo di Partinico del ‘700. E’ formato da povere case, oggi in gran parte ristrutturate. Nei decenni scorsi – come ha documentato la ricerca di Dolci- vi si riunivano mafiosi, banditi e rappresentanti delle istituzioni politiche.

Oggi l’antico borgo rivive grazie alla presenza di alcuni locali e trattorie che offrono menù con ricette locali tipiche.

 

l’area montana

San Giuseppe Jato

Si prevede di collocare dei pannelli che riproducano alcuni versi, di carattere nonviolento, tratti dalle poesie di Dolci e di stipulare apposite convenzioni con gli attuali proprietari dei siti.

Si elencano le proposte dell’Amministrazione municipale relative al territorio di propria pertinenza e già previste come impegno nel protocollo d’intesa:

 

  1. – Percorsi storici e naturalistici della Valle dello Jato (già strutturati e funzionanti) con  particolare interesse per la Grotta Grande. Fornitura di materiale illustrativo.

2 – Parco archeologico dello Jato (in fase di firma  la convenzione per la cogestione con il comune di San Cipirello, Soprintendenza ai BB.CC. e Assessorato Regionale).

3 – “Giardino Di Matteo” (in fase di perfezionamento l’acquisizione del terreno confiscato ai mafiosi Brusca).

4 – Locale a disposizione nella  “Casa del fanciullo”  (in fase di acquisizione ) per la realizzazione di una stazione multimediale del Parco “Valle Jato-Danilo Dolci”, per la realizzazione di una ludoteca,  per il monitoraggio, il coordinamento e la promozione delle attività del Parco medesimo relative al territorio.

5 – Case Marsala, C/da Traversa da acquisire da parte del Parco.

 

Il Parco dovrà occuparsi del finanziamento dell’attrezzatura della stazione multimediale, della cartellonistica – segnaletica  e della promozione.

 

 

 Masseria Traversa

(Stato e consistenza a cura degli Ingg. Fiore Giuseppe e Di Marco Fedele).

 

 – Ubicazione:

E’ sita in territorio di San Giuseppe Jato F. 5  p.lla 107 immediatamente a valle della vecchia strada che collega San Giuseppe Jato con Piana degli Albanesi (dalla quale è raggiungibile) ed a monte della strada statale Palermo-Sciacca a circa 5 km ad Est di San Giuseppe Jato.

Molto vicina a Portella della Ginestra, domina gran parte della valle Jato.

– Descrizione:

E’ costituita da tre corpi di fabbrica adiacenti e disposti in linea pressappoco in direzione Nord-Sud.

I due corpi esterni (costruiti nel ‘500) occupano mq 60 circa ciascuno, hanno tre elevazioni e sono uguali e speculari tra loro.

Il corpo centrale (costruito in epoca più recente ed ancor più la seconda elevazione della metà lato Sud) occupa mq 120 circa, ha un’elevazione nella metà lato Nord e due elevazioni nella metà lato Sud.

Antistante la masseria dal lato Ovest trovasi uno spiazzo lastricato di mq 400 circa.

– Stato:

E’ costruita in muratura di pietrame e blocchi di pietra calcarea (gli angoli dei due corpi di fabbrica esterni), solai in legno pavimentati con mattoni di cemento e tetti spioventi in legno e tegole.

I muri portanti presentano alcune lesioni che denotano segni di dissesto;

i solai ed i tetti presentano avvallamenti e le travi e le tavole che li costituiscono sono alquanto deteriorate;

gli intonaci interni ed esterni ed i pavimenti o sono fatiscenti o mancano;

gli infissi sia interni che esterni sono fatiscenti e per ciò inservibili;

il lastricato antistante le case in buona parte presenta avvallamenti.

– Interventi:

Saranno messi a vivo tutti i muri e saranno eliminate tutte le lesioni con metodi atti a ridare agli stessi quella resistenza necessaria a rendere la masseria disponibile all’uso;

saranno demoliti e ricostruiti con materiali della stessa natura i solai; saranno intonacate al civile tutte le pareti interne e quelle esterne, avendo cura per queste ultime di evidenziarne la vetustà;

Saranno sostituiti tutti gli infissi interni ed esterni;

saranno realizzati, ai sensi delle leggi e delle norme vigenti, tutti gli impianti idrici ed elettrici;

il lastricato antistante le case sarà dismesso, scalpellinato ove occorra e ricollocato previo livellamento delle superfici.

Infine, a salvaguardia della masseria, saranno realizzate opere di contenimento immediatamente a monte ed a valle delle stessa.

– Costi :

 

 

(La masseria, la corte lastricata ed altro terreno di pertinenza viene stimato in lire duecentomilioni;

La ristrutturazione ed il restauro conservativo della masseria, il ripristino del lastricato e la realizzazione delle opere di salvaguardia vengono computate in lire cinquecentomilioni.

Pertanto il costo complessivo della Masseria Traversa ammonta a lire settecentomilioni).

 

Piana degli Albanesi (Bashkia e Horës së Arbëreshëvet)

Biblioteca «Giuseppe Schirò»- Biblioteka «Zef Skirò»

 

Scheda 1 – La storia

La fondazione di Piana degli Albanesi (Hora e Arbere­shevet) risale alla fine del XV secolo quando, a seguito del­la invasione turca nei Balcani, gruppi di profughi albanesi cercarono ri­fugio nelle vicine coste dell’Italia meridionale. I Capitoli di fondazione, rogati il 30 agosto 1488, regolavano i rapporti fra gli esuli e l’Arcivescovado di Monreale.

Dopo cinque secoli, grazie alle proprie istituzioni culturali, sociali, ed econo­miche, questa comunità è riuscita a mantenere inalterata la propria originaria identità etnico‑lingui­stica partecipando attivamente alle vicende storiche regio­nali e nazionali.

Dopo avere attivamente partecipato alle vicende risorgimentali, nel 1893-94, Piana degli Albanesi fu uno dei centri propulsori del movimento politico sindacale denominato Fasci dei Lavoratori  e Nicola Barbato ne fu uno dei massino dirigenti.

Piana degli Albanes, assieme a S. Giuseppe Jato e S. Cipirello, hanno inoltre pagato con un pesante tributo di sangue la partecipazione alle lotte contadine dell’immediato dopoguerra. Il 1 maggio 1947, a Portella delle Ginestre, a breve distanza da Piana degli Albanesi, il bandito Salvatore Giuliano eseguì la ormai tristemente famosa strage di contadini, donne e bambini.

 

Scheda 2 – Lingua e cultura

La lingua

Piana degli Albanesi si distingue per la lingua, variante tosca dell’albanese, ed ha, nell’ambito degli studi albanologici e non solo, una notevole tradizione cultu­rale di cui protagonisti principali sono: L. Matranga (1567–­1619), P. G. Guzzetta (1682–1756), D. Camarda (1821 – ­1882), N. Barbato (1857 –   1921), G. Schirò (1865 – 1927).

Il rito

La chiesa di Piana degli Albanesi, cristiana e cattolica, si distingue per il rito greco‑bizantino. Nelle celebrazioni liturgiche vengono utilizzate sia la lingua greca che la lingua albane­se. Il rito, solenne e ricco di simbolismi, deriva dalle sacre liturgie scritte dai padri della Chiesa greca S. Basilio e S. Giovanni Crisostomo.

Dal 1937 è stata istituita l’Eparchia di Piana degli Albanesi che comprende cinque paesi siculo-­albanesi.

I momenti religiosi principali sono: l’Epifania (Ujët të pagëzuam) la Do­menica delle Palme (Rromollidhet) e la Settimana Santa (Java e Madhe)

 

Scheda 3 – I beni architettonici, artistici, culturali

Il patrimonio architettonico, artistico e culturale

È costituito principalmente da chiese di stile barocco nelle qua­li si conservano preziose testimonianze pittoriche, soprat­tutto icone (Ioannichios), affreschi (P. Novelli), e scultu­re (Bagnasco).

Diversi edifici del secolo XVIII unita­mente a tipiche fontane in pietra locale, costituiscono il pa­trimonio dell’architettura urbana.

Nel territorio vi è inoltre una copiosa presenza di masserie, destinate, fino a 50 anni addietro, ad uso abitativo da baroni, massari e brac­cianti. In alcune si registra la presenza anche di pic­cole chiese rurali.

Negli ultimi anni ‘70 è stato eretto nell’omonimo sito, un monumento di land art a memoria della strage di Portella delle Ginestre.

A seguito di recenti cam­pagne di scavi sono emerse in contrada S. Agata importanti testimonianze ar­cheologiche risalenti al III secolo a.c.

La biblioteca comunale «G. Schirò» nel suo ormai consistente patrimonio librario annovera una sezione dedicata alla cultura locale ove è possibile ap­profondire ogni aspetto di questa comunità alloglotta di origine albanese.

La biblioteca dell’Eparchia di Piana degli Albanesi custodisce antiche e preziose raccolte bibliografico-documentarie.

Il Museo civico «Nicola Barbato» raccoglie vive e interessanti testimonianze della cultura materiale e una mostra permanente del costume femminile tradizionale.

 

Scheda 4 – I beni ambientali e naturalistici

Il patrimonio ambientale

I1 territorio, delimitato da naturali confini montani, è at­traversato dal fiume Belice, il cui corso sbarrato dal 1923 mediante una diga artificiale, concorre a formare il lago che prende il nome da Piana degli Albanesi e dove in estate si svolgono i campionati di canoa e canottaggio.

L’associa­zione lago‑monti in una cornice ricca di verde, soprattutto macchia mediterranea, ne fa un habitat unico di sapore montano nel quale sono possibili interessanti escur­sioni su appositi itinerari.

 

Scheda 5 – I prodotti artigianali e gastronomici

Artigianato

Il costume tradizionale femminile, di cui si registra una ricca tipologia, è noto in tutto il mondo. Il più pregiato è senz’altro l’abito di gala (ncilona), usato per lo più il giorno di Pasqua e in particolari occasioni di festa. Parti inte­granti di questo costume sono i gioielli: la cintura in argento (bre­zi), gli orecchini con pendenti (pindajet), la crocetta con pet­torale (kriqja e kurçetës), I’anello di diamanti grezzi (do­manti), la collana a doppio filo di pietre di granata chiusa in più punti da sfere di filigrana (rrusarji) Questi gioielli, d’oro rosso a volte smaltato, sono tipici della gioielleria si­ciliana del ‘600 e ‘700.

L’artigianato, tout court, si esprime in ambiti precisi co­me il ricamo (oro zecchino su seta e velluto, ricami su tela e lino, pizzo e merletti), l’oreficeria (parures in stile che, co­me si è detto, costituiscono parte integrante dei costumi tra­dizionali) e l’arredo sacro in metalli preziosi.

 

Gastronomia

Alcuni prodotti tipici della gastronomia pianese han­no fatto il giro del mondo. Si parla del rinomato pane (prodotto con farina di grano duro e cotto nelle tradizio­nali forme rotonde in antichi forni a legna), dell’olio d’o­liva, dei rinomati prodotti caseari (ricotta e formaggi) e delle carni prodotte da allevamenti del luogo.

Il pro­dotto locale più rinomato è senz’altro il cannolo ripieno di ricotta condita.

 

Scheda 6 – Le manifestazioni

Manifestazioni religiose

Il rito bizantino differenzia la Chiesa di Piana degli Albanesi dalle altre Chiese di Sicilia e costituisce l’eredità più bella della Chiesa orientale di Bisanzio. La forte caratterizzazione si riferisce non alla sostanza delle celebrazioni e delle sacre funzioni, ma alle loro modalità e forme. Questa originalità simanifesta soprattutto durante l’Epifania, la Domenica delle Palme e la Settimana Santa.In questo contesto tutto ha un significato: i gesti, i canti, le processioni, i fiori, i profumi, gli incensi.

Queste occasioni presentano un forte e consolidato richiamo turistico per migliaia di persone.

 

Manifestazioni «laiche»

Accanto alle manifestazioni religiose vi sono alcune manifestazioni «laiche» di fortissimo richiamo turistico.

Il Carnevale (7 gennaio – martedi cbe precede le Ceneri) ha una sua specificità, universalmente nota, che consiste soprattutto nel fatto che le giovani di Piana, nelle serate di ogni giovedi sabato e domenica del periodo sopraindicato, si recano in maschera nelle apposite sale e invitano a ballare i giovani.

Le manifestazioni si concludono con il Carnevale dei bambini. Due sfilate in maschera, con animazione e premi,  dedicate soprattutto ai bambini di Piana, del circondario e dell’area metropolitana.

Altro appuntamento turistico con significativa valenza di promozione produttiva è la Sagra del cannolo (mese di Aprile) che ogni anno richiama migliaia  di turisti.

Attorno invece alla commemorazione della Strage di Portella della Ginestre (1° maggio) si organizzano annualmente iniziative di caratte culturale e politico-sindacale anch’esse molto frequentate.

Le manifestazioni estive (1 luglio – 2 settembre), denominate Estate arbëreshe, che si svolgono lungo un’asse artistico-ricreativo (teatro, cinema, musica, mostre ecc..) e quelle invernali (dicembre – 6 gennaio) completano il quadro delle manifestazioni.

 

Manifestazioni sportive

Nella stagione primaverile e soprattutto in quella estiva si svolgono sul lago gare e corsi di canoa, parapendio e deltaplano, atletica e, in collaborazione con l’Azienda provinciale per l’incremento turistico di Palermo, il CAI, il WWF,  numerose escursioni su itinerari verdi (i cosiddetti  Sentieri Italia)  e nelle aree attrezzate del lago.

 

Scheda 7 – I servizi e le strutture di interesse turistico

Ricezione alberghiera

Sono attualmente disponibili circa 60 posti letto presso l’Istituto SS. Salvatore (Sclizza), pochi altri nelle strutture realizzate con le procedure del  Paese albergo mentre altri 16 posti letto saranno ricavati dalla ristrutturazione dell’albergo «Le terrazze» di proprietà della Provincia regionale di Palermo, attualmente in fase di ristrutturazione.

Ristorazione

Esistono tre ristoranti, molto qualificati e frequentati, specializzati nella cucina tipica locale.

 

Strutture di interesse turistico

Il museo civico «Nicola Barbato», con l’annesso Ufficio turistico, raccoglie collezioni e testimonianze del mondo contadino nonché testimonianze tipiche della cultura albanese (costumi). Detta struttura si trasferirà in un palazzo del settecento («Palazzo Ritiri»), di prossima ristrutturazione (i lavori inizieranno entro l’anno in corso) dove sarà possibile lavorare alla sua sistemazione ed ampliamento (almeno altre tre sezioni, una storica sul movimento contadino della valle dello Jato, una archeologica con i reperiti provenienti dalla necropoli rinvenuta in C. da S. Agata e una naturalistica dedicata alla flora e alla fauna della valle.

Il palazzo Manzoni, di proprietà del comune di Palermo ma di prossima acquisizione in comodato dal Comune di Piana degli Albanesi, ospiterà un Istituto di studi superiori albanologici, associazionismo, volontariato e sarà il Palazzo di Città del Comune.

Le chiese, per il loro notevole interesse artistico architettonico. costituiscono un itinerario turistico a sè così come il Museo delle icone e dei paramenti sacri dell’Eparchia di Piana degli Albanesi.

Il monumento di land art «Memoriale di Portella della Ginestra» di Ettore De Conciliis, con l’annesso spazio attrezzato, è continua metà di turisti per il suo valore artistico ma anche e di più per il suo valore fortemente evocativo, morale e civile.

Il lago di Piana degli Albanesi per il suo interesse naturalistico, ambientale e naturalistico e quindi non solo sportivo, è anch’esso fonte di forte attrattiva che sarà ulteriormente accentuata quando saranno realizzate le strutture ivi previste, in parte già finanziate: Centro di canoa e cannottaggio con foresteria, Lungolago attrezzato, oasi naturalistica a cura del WWF

 

Artigianato artistico

Esistono diverse strutture (cooperative, associazioni, privati) di produzione e creazione di prodotti artigianali di rilievo artistico (icone, bambole in costume, ceramica, ricamo ecc…).

 

Scheda 8 – Il Parco e Piana degli Albanesi: ipotesi di interconnessione e collaborazione.

Si ritiene di grande importanza collegare la realtà sopradescritta nell’ambito del Parco letterario che, attraverso un itinerario turistico culturale, presenta, pur nelle specifiche diversità, importanti affinità storiche e culturali ampiamente presenti nell’opera di Danilo Dolci.

Un itinerario che partendo dal mare (Trappeto), e quindi dalla sua cultura, attraverso Partinico (sede privilegiata dell’opera dello scrittore) e il preziosissimo parco archeologico dello Jato, arriva nel suo punto terminale in montagna ossia in Piana degli Albanesi che, accanto ai tratti di omogeneità sopradescritti, presenta altre ed altrettanto importanti peculiarità storiche, culturali, etniche, linguistiche religiose oggetto della curiosità intellettuale delle ultime fasi dell’opera dello scrittore.

Il panorama di strutture, infrastrutture e servizi dianzi descritto aggiunge valore ad un ambito territoriale già ricco e dalle fortissime potenzialità di fruizione turistica.

 

Ambiti di collaborazione

Gli ambiti più immediati afferiscono ai servizi del parco (infrastrutture, attrezzature, promozione e gestione) dove è più facile immaginare delle ricadute occupazionali e l’attivazione di un indotto produttivo (ospitalità, trasporti, servizi informativi, attività artigianali ecc…) che, muovendo dall’esistente, ha ampie possibilità di realizzazione.

E’ chiaro che in questo progetto, dando per scontata la fruizione dei servizi «trasversali» del Parco e per la parte dell’itinerario che la riguarda, Piana degli Albanesi si può occupare di:

punti di informazione;

accompagnamento turistico e promozione in loco;

collegamento con gli altri Parchi letterari;

collegamenti informatici e sfruttamento di tutti i mezzi audiovisivi   nonché delle reti internazionali;

punti di vendita di prodotti con il marchio del Parco;

depliantistica, guide

prodotti culturali (incontri, seminari, convegni ecc…)

Questi servizi possono essere svolti in appositi locali che saranno presto disponibili, sia presso la nuova sede del museo che nel citato palazzo Manzoni

 

SCHEDA 9 – Investimenti

Gli investimenti necessari afferiscono a:

attrezzature, segnaletica e arredo dei locali che saranno destinati al Parco.

risorse necessarie per la creazione, nell’ambito del Museo civico, di un Museo della storia del movimento contadino della valle dello Jato (ricerche, materiali, attrezzature, collezioni ecc..).

attivazione delle procedure e delle forme di collaborazione istituzionale per stabilire un collegamento stradale, lungo la vecchia linea ferrata Piana – S. Cipirello, con il parco archeologico dello Jato, snodo centrale negli itinerari del Parco.

 

9)   Descrizione degli interventi previsti

Il  Parco si configura come un’area complessa. Confina a Nord col mare, il porticciolo di Trappeto e la sua stazione ferroviaria; a Ovest col territorio di Alcamo, il corso del fiume Calatubo e i monti che lo sovrastano verso Mezzogiorno; include a Est il monte Pizzuta, il territorio di Piana degli Albanesi con l’omonimo lago e il monte Kumeta, a Sud il monte Jato e il territorio circostante. All’interno di questa area si prevedono interventi diversificati enucleabili attorno a tre ambiti fondamentali:

  1. il territorio marittimo (Trappeto);
  2. la pianura di Partinico col suo lago;
  3. i percorsi montani storici e naturalistici lungo le antiche trazzere regie e i sentieri.

 

Analisi dei costi per gli interventi previsti in strutture ed arredi vari uffici
A) Il mare      
1  Stazione Ferroviaria       Costi
  Imbiancatura più piccole riparazioni   L. 15.000.000
  Manutenzione infissi       L. 20.000.000
  Impianti luce acqua adeguamenti C.E.E. L. 20.000.000
  Ristrutturazione giardino interno   L. 10.000.000
  Ristrutturazione giardino esterno   L. 5.000.000
  Arredo giardino interno     L. 5.000.000
  Pannelli illustrativi       L. 2.000.000
  Arredo ufficio stampa       L. 20.000.000
  Arredo ufficio P.Relazioni     L. 15.000.000
  Stazione multimediale     L. 15.000.000
  Arredo stazione multimediale   L. 15.000.000
        CostoTotale L. 142.000.000  
2 Ristrutturazione case comunali    
  Ristrutturazione casa comunale con giardino esterno L. 18.000.000
  Arredamento biblioteca e archivio   L. 50.000.000
  Attrezzature multimediali     L. 15.000.000
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
  Stipendi (2 semestrali)     L. 50.000.000
        CostoTotale L. 135.000.000  
3  Centro di formazione        
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
        CostoTotale L. 2.000.000  
4  U Scaru          
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
        CostoTotale L. 2.000.000  
5 Puzzu Lavari        
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
        CostoTotale L. 2.000.000  
             
B) La pianura intorno al suo lago    
1  La cantina Borbonica        
  Arredo uffici       L. 30.000.000
  Stazione multimediale     L. 40.000.000
  Arredo stazione multimediale   L. 15.000.000
  Attrezzatura enoteca       L. 70.000.000
        CostoTotale L. 155.000.000  
2  Spini Santi        
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
  Mostra fotografica su case     L. 3.000.000
        CostoTotale L. 5.000.000  
3  Baglio Parrini        
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
        CostoTotale L. 2.000.000  
4) Mirto con anfiteatro all’aperto    
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
        CostoTotale L. 2.000.000  
5)  Attorno al lago        
  Creazione pista ciclo cross 15 Km   L. 35.000.000
  Aree attrezzate       L. 100.000.000
  Osservatorio ornitologico     L. 20.000.000
  Sentieri naturalistici       L. 6.000.000
  Centro sportivo ecosostenibile   L. 20.000.000
        CostoTotale L. 181.000.000  
6)  Trazzera Vecchia        
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
        CostoTotale L. 2.000.000  
             
C) La montagna intorno al suo lago    
1) Casa Traversa        
  Acquisto e Ristutturazione       L. 700.000.000
  Cartelli pubblicitari       L. 2.000.000
  Sentieri naturalistici       L. 5.000.000
        CostoTotale L. 707.000.000  
Costo totale degli investimenti   L. 1.337.000.000  

N.B. Quanto non incluso in tabella, ma riferito nel testo, deve intendersi come intervento aggiuntivo di spesa da compensare con i flussi in entrata nel quinquennio 1998-2003.

Tutti gli interventi verranno allestiti entro due anni dall’eventuale approvazione del progetto.

10) Descrizione  delle  attività  promozionali e culturali previste

 

  1. A) descrizione delle attivita’ culturali
  2. Incontri maieutici
  3. Laboratori maieutici
  4. Convegni
  5. Ludoteca
  6. Festival musicali
  7. Realizzazione musei e archivi storici
  8. Fiere e mostre
  9. Ufficio Stampa e P.R.

 

 

  1. Incontri maieutici

 

Premessa – La maieutica è l’arte dell’apprendimento volontario e creativo, della maturazione del gruppo: essa ci permette, attraverso un continuo interrogare e interrogarci, di far maturare i problemi e le loro possibili risoluzioni.

“Nel dialogo maieutico, essenziale è che il rispondere esaurisca il chiedere, talora pure con impulsi nuovi che ancora approfondiscano il cercare focalizzato. Quando l’interrogare più si amplifica da ciascuno a ciascuno, le sorgenti vitali si strutturano – crescono – più complesse.

Non è vero che chi domanda ignora del tutto la materia: interrogare è anche scienza ed arte. Né risposte più valide risultano le già attese, ma quelle che illuminano l’essenza generale dei problemi. Non persuadere importa, ma scoprire nel suscitare dell’inseminare. Non è affatto sterile il maieuta. Della maieutica essenziale è pure l’inseminare: co-feconda, operando sul maschio e sulla femmina, sull’anima e sul corpo.

Interrogare è anche l’introdursi in un grembo in attesa, a fecondarlo fecondandosi: nasce da ognuno una creatura nuova, che senza presunzione favorisce il crescere di ognuno. Non per caso conoscere significa in ebraico, amplesso, accoppiamento.

La memoria necessita e non basta alla poesia, incanto senza mito: nel dinamismo dell’innamorarsi l’interesse si amplia, ed il recondito inizia a palpitarci, invenzione d’amore. La parola non basta. Pure dagli occhi una carezza suscita, ascoltando. Il dialogare tende ad unificare: non solo le ragioni.

Dall’incontro di menti differenti, nel maieutico unirsi, non a caso emerge la creatività pulsante, frutto di fecondante combinarsi. E un noto proverbio russo afferma: solo quanto è discusso, si comprende.

Quanti secoli passeranno prima che il mondo intenda il comunicare può riuscire a valorizzare ognuno? Come il comunicare più si amplia a variate verifiche, e più matura il vero?”

(Danilo Dolci – La comunicazione di massa non esiste – Lacaita)

 

Danilo Dolci è stato maestro di quest’arte: il suo contributo è riconosciuto in tutto il mondo e gli attestati di merito da parte di grandi pensatori contemporanei (Chomsky, Habermas, Galtung, Fromm, Luzi, E. Treccani, Laszlo, Capitini, C. Levi e tanti altri) lo conferma.

Per 40 anni Dolci è stato invitato in varie parti del mondo e nelle più prestigiose Università per tenere seminari sulla maieutica e per scoprire insieme agli altri quali possibili leve possono determinare il cambiamento.

 

Oggetto – Noi, visto l’insegnamento ereditato dall’autore, ci impegneremo ad organizzare seminari volti allo studio e all’approfondimento dell’apprendimento maieutici invitando studenti e non a partecipare.

Saranno previsti 4 seminari all’anno per la durata di tre giorni ciascuno.

Ad essi potranno aderire soggetti provenienti dall’Italia e dall’estero.

A tale scopo saranno stipulate convenzioni con hotel e case albergo (Sirenella, Lo Duca) che già negli anni passati hanno ospitato i partecipanti ai seminari. E’ indubbiamente previsto un grosso numero di richieste di partecipazione viste le domande che ci provengono da  ogni parte d’Italia.

I seminari si potranno realizzare nelle aule dei Consigli comunali dei comuni proponenti, nei locali dell’Auser e nei locali del Centro Studi Danilo Dolci. Il personale specializzato, preposto a tale attività, sarà scelto tra le risorse umane più accreditate di cui dispone sia l’Auser sia il Centro Studi Danilo Dolci: infatti le suddette associazioni sono state negli anni promotrici di tali iniziative.

 

Gli Incontri prevedono una spesa complessiva di 24 milioni.

 

 

Laboratori maieutici

premessa – I laboratori maieutici rappresentano un luogo dove maturare le proprie esigenze e desideri, e dove acquisire delle competenze specifiche.

In questi luoghi è possibile creare dei gruppi di lavoro (di giovani, bambini, adulti, insegnanti ) dove, attraverso un dialogo maieutico, si percorrono dei tracciati di informazione e formazione.

I gruppi di volontariato che hanno collaborato con  Dolci, hanno negli anni creato i suddetti laboratori pervenendo ad una esperienza specifica nel settore.

L’Auser Trappeto, avendo vinto il Premio Nazionale Danilo Dolci bandito dalla Provincia di Palermo, sta avviando laboratori multimediali maieutici.

E’ nostra intenzione, pertanto, estendere queste innovative e valide modalità di aggregazione e di crescita ai gruppi interessati.

I suddetti laboratori verranno finanziati tramite la sovvenzione globale  in co-finanziamento con risorse dell’associazione proponente. Si prevede per quanto sopra una spesa di Lit. 20.000.000.

 

  1. Convegni

Premessa– I convegni sono un momento importante per la discussione e la divulgazione al pubblico di importanti e interessanti argomenti culturali e scientifici.

In essi è possibile trarre dei motivi validi per maturare un cosciente dibattito culturale.

 

Oggetto – Ci impegneremo, almeno due volte all’anno, ad organizzare convegni sull’autore e/o sui temi trattati dall’autore per intervenire costantemente  nel dibattito nazionale ed internazionale. Disponiamo a tal proposito della collaborazione di comitati e di associazioni dislocati in tutta Italia, le quali potranno costantemente intervenire per proporre i suddetti convegni. Nello specifico si prevede entro il duemila un convegno internazionale di tre giorni sull’autore. E’ interessato al suddetto convegno l’Istituto Gramsci di Palermo, l’Università di Palermo (la quale darà all’autore una laurea ad honorem in Scienze della Comunicazione), il Comune di Trappeto, il Comune di Partinico, il Centro studi Danilo Dolci e le varie associazioni amiche. In tale occasione è nostra intenzione invitare tutti gli autorevoli personaggi della cultura mondiale che hanno conosciuto Dolci per trattare in ogni singolo aspetto la valenza culturale, letterale, sociologica, educativa, scientifica, poetica dell’autore. Per la realizzazione di un convegno il comitato pro parco contribuisce per Lit. 30.000.000, attraverso la sovvenzione globale, per un totale di 90.000.000 annui.

 

 

  1. Ludoteca

Premessa– La ludoteca è un luogo di incontro e di svago per bambini e non. Essa rappresenta anche un luogo di crescita e di arricchimento culturale attraverso l’utilizzo di libri, audiovisivi, computer, percorsi ipermediali e altro.

 

Oggetto– E’ nostra intenzione la creazione di una ludoteca per promuovere le condizioni ottimali per la socializzazione e lo studio. Utilizzeremo per tale iniziativa i fondi messi a disposizione dalla Regione, con apposita legge, e richiederemo fondi comunali e sponsorizzazioni.

Il comitato pro parco si occuperà di redigere un progetto specifico individuando come luogo di intervento i locali messi a disposizione dal comune di San Giuseppe Jato.

Questo edificio potrà infatti essere a nostra disposizione gratuitamente qualora noi ci impegnassimo alla manutenzione e pulizia.

 

  1. Concerti periodici

Premessa– I concerti sono momenti di incontro e cultura che possono attivare nel Parco letterario flussi turistici di diversa grandezza.

La musica è stata per Danilo Dolci un elemento importante per l’aggregazione e la crescita culturale: molteplici sono stati i concerti a seguito dei seminari maieutici.

 

Oggetto- Riteniamo pertanto importante l’organizzazione di concerti periodici per valorizzare il parco e per consentire una maggiore fruibilità turistica.

Saranno perciò organizzati incontri musicali sia occasionali che con cadenze fisse localizzate in un tempo e in uno spazio specifico. E’ nostra intenzione infatti, far rivivere il “Settembre al Borgo”, festival musicale di grande interesse nazionale che veniva realizzato annualmente (fin dagli anni ’70 ) al Centro studi e iniziative del Borgo di Trappeto, dove era maggiormente intensa  l’opera del Dolci.

A tale scopo saranno disponibili l’auditorium del Borgo di Dio, l’anfiteatro di Mirto, e sarà costruita una pedana trasportabile per concerti presso la diga Jato.

Sono disponibili all’organizzazione dei suddetti concerti le associazioni musicali O.B.S. (Orchestra Barocca Siciliana), il coro Mille Regretz di Catania e Concerto a cinque, Associazione Antonio Il Verso.

Inoltre verranno collegamenti con i Conservatori di musica di Palermo e di Trapani.

Si prevede a tale proposito, da parte del Parco, una spesa di sostegno di Lit. 30.000.000 annui, oltre la somma di Lit. 15.000.000 per la realizzazione della pedana mobile.

 

Realizzazione di musei  e  archivi  storici

 

Premessa– I musei e gli archivi sono dei luoghi importanti per la crescita culturale e per la valorizzazione di ciò che si vuole raccogliere e preservare dal degrado.

Questi luoghi rappresentano altresì  dei poli di attrazione turistica molto importanti e determinano quindi un potenziamento dei flussi turistici all’interno del parco.

 

Oggetto– E’ nostra intenzione realizzare all’interno del Parco letterario Danilo Dolci un museo della cultura contadina e marinara, e iniziare una raccolta di tutti i resti archeologici che spesso si trovano nelle nostre campagne. Per quanto riguarda il primo punto disponiamo già di una raccolta molto ricca che il comune di Trappeto ci metterà a disposizione. Per quanto riguarda invece il secondo punto ci impegneremo attraverso le varie associazioni aderenti al Parco letterario nel promuovere l’iniziativa.

Saranno a nostra disposizione i locali della casa museo (l’asilo costruito da Danilo Dolci), la masseria dei Sig.ri Marsala di San Giuseppe Jato e la stazione di Trappeto.

Per quanto riguarda gli archivi storici è nostra intenzione trasferire l’archivio personale dell’Autore nella “casa-asilo” di Trappeto: sarà interessato al riguardo principalmente il Centro Studi per lo sviluppo creativo Danilo Dolci.

Inoltre, nella masseria Marsala, provvederemo alla realizzazione di un archivio storico della coscienza democratica della Prima Repubblica.

L’Associazione Non Solo Portella possiede al riguardo le risorse umane e le competenze necessarie a tale realizzazione.

La realizzazione di musei e archivi prevederà l’impiego, in una fase iniziale, di un numero di 3-5 soggetti, mentre, a lungo termine, creerà posti di lavoro per 4 persone.

Si richiederanno per tali iniziative i fondi regionali appositamente riservati, e saranno mantenute vitali tramite l’autofinanziamento delle attività stesse. Inoltre per una prima realizzazione delle opere saranno stanziati Lit. 70.000.000 della sovvenzione globale.

 

  1. Fiere e mostre

Premessa– Le fiere e le mostre sono momenti importanti per l’economia e la pubblicizzazione dei prodotti; esse si inseriscono nel quadro di una corretta gestione economica di un complesso turistico e produttivo come quello di un Parco Letterario.

 

Oggetto – E’ nostra intenzione  organizzare fiere periodiche dell’artigianato e dei prodotti agricoli di particolare interesse ( quali prodotti biologici ).

Esse consentiranno una maggiore fruibilità turistica del Parco e attiveranno processi economici.

Ci serviremo a tale scopo della collaborazione della Confartigianato e della Cooperativa prodotti biologici (responsabile Gaspare Lo Grasso).

Le fiere avranno cadenza semestrale e saranno organizzate lungo il tragitto del Parco.

Le mostre si organizzeranno con la collaborazione della Cooperativa sociale NoE (che da anni è impegnata nella realizzazione di oggettistica artistica) e diventeranno un momento di valorizzazione della produzione artistica locale. Esse potranno essere in numero superiore ad una e saranno organizzate in capannoni lungo il percorso del parco.

Le fiere e le mostre verranno finanziate tramite sponsorizzazione, sia da parte degli enti locali che dei privati

 

Ufficio stampa e  pubbliche  relazioni

 

Premessa– L’ufficio stampa è uno strumento fondamentale per la coordinazione e la valorizzazione delle attività culturali previste. Da esso dipende l’immagine fornita al pubblico del parco letterario; pertanto ci impegneremo a potenziare questo strumento quanto p- Individueremo la sede dell’ufficio stampa nei locali centrali del parco per una migliore operatività. Saranno individuati quattro soggetti da impegnare in questa iniziativa.

Ufficio P.R. si occuperà del:

 

  • Coordinamento dell’attività culturale.
  • Realizzazione di bollettini e relazioni complete sull’attività seminariale, di laboratorio, convegnistica, concertistica.
  • Realizzazione di dépliants, volantini e altri materiali per pubblicizzare il Parco letterario.
  • Pubblicità del Parco.
  • Pubblicazioni di valenza divulgativa dei convegni e dei seminari.
  • Promozione di dibattiti sui temi inerenti al territorio.
  • Coordinamento delle relazioni coi vari soggetti esterni.
  • Realizzazione di un sito Internet per la promozione per Parco.
  • Sportello informativo generale sul Parco.

 

 

Preventivo di spesa:

  • Numero 4 computer per Lit. 18.000.000.
  • Numero 2 stampanti per Lit. 4.000.000.

3)  Attrezzature per laboratorio di stampa Lit. 25.000.000.

4) Cancelleria Lit. 6.000.000.

5) Spese di gestione  Lit. 15.000.000.

 

Spese Generali attività culturali previste (nel primo triennio)

 

Tipo Attività Annue Totali
Laboratori Maieutici   20.000.000
Convegni 4 30.000.000 90.000.000
Festival Musicali 30.000.000 90.000.000
Pedana   15.000.000
Ufficio P.R.   68.000.000
Musei e Archivi   70.000.000
Seminari                                                                      8.000.000 24.000.000
Totale spese primo triennio   377.000.000

 

TEATRO FESTIVAL DELLO JATO

L’esigenza di organizzare a ponte tra il mese di agosto e il mese di settembre un teatro-festival tra i paesi dello Jato e quelli limitrofi, nasce da un bisogno preciso: la gente e soprattutto i giovani hanno bisogno di nuovi messaggi simbolici, di far proprio un patrimonio di valori che solitamente non trovano a livello dei canali mass-mediali. L’instaurazione della tradizione del teatro-festival dello Jato, costituisce perciò un valido antidoto al progredire della perdita di valori culturali e di stimoli alla ricerca del benessere fisico e psichico della gente.

 

La realizzazione di una manifestazione che, oltre a uno scopo culturale ha la finalità di realizzare un incentivo di richiamo turistico, costituisce un vero e proprio investimento i cui frutti possono essere visti a medio termine.

L’iniziativa potrà essere occasione di intrattenimento nei luoghi di San Giuseppe Jato, San Cipirello, Partinico, Trappeto, Piana degli Albanesi e del circondario da parte dei turisti che potranno visitare i musei civici, gli scavi archeologici e quanto di interessante questi paesi potranno offrire, anche dentro la modalità della vacanza-studio.

 

Il teatro-festival vuole essere, inoltre, un momento di verifica di processi culturali e comunicativi alternativi. Sarà un’occasione per trasformare le città della Valle in strutture aperte, capaci sempre più di operare sinergicamente e di mettere in mostra tutto quello che possiedono come risorsa e come opportunità di scambio. Esso, quindi, potrà costituire un momento di unificazione di fatto tra persone con diverse esperienze di cultura, e al contempo un modo per offrire un prodotto culturale di buon livello, laddove la scelta in questo senso non avverrebbe mai.

Questa manifestazione infine, darà un input al turismo anche come sbocco occupazionale.
Motivazioni dell’iniziativa:

  • incoraggiare la persona ad uscire di casa, ad incontrarsi, a dialogare, a sviluppare quel senso critico che trova nel teatro una delle maggiori fonti di stimolo;
  • favorire l’incontro e il confronto tra i gruppi professionali che col teatro si sono cimentati, perché essi possano continuare nella loro ricerca e produzione di spettacoli;
  • fornire agli spettatori spazi ricreativi e culturali in un territorio che ha bisogno di trasformare la cultura della morte in cultura della vita.

 

Il festival oltre che occasione di scambio con gruppi extraregionali, vuole essere una “finestra” sulla produzione artistica di alcuni gruppi professionali siciliani che operano nel settore del teatro, della danza e della musica folkloristica.

Con il festival il turista potrà farsi un’immagine positiva della vitalità delle espressioni culturali della nostra comunità siciliana. Il teatro-festival dello Jato inoltre prevede manifestazioni musicali e di danza classica e moderna e si articola in un percorso itinerante attraverso i comuni di San Giuseppe Jato, S.Cipirello, Partinico, Trappeto , Piana degli Albanesi, Balestrate e altri comuni della Valle .

 

 

La Cooperativa ‘Proteus’ oltre a svolgere le funzioni di organizzazione delle manifestazioni, sarà presente al festival con lavori di sua produzione, tra i quali figureranno quelli che recuperano la narrativa e la poesia di Danilo Dolci più legate al territorio della Valle. Una delle modalità di approccio potrà essere quella del ‘Teatro dell’oppresso’, già sperimentata da Augusto Boal. Tuttavia non sarà escluso il grande teatro classico e si tenderà a valorizzare il  repertorio di autori siciliani quali Pirandello e Sciascia, anche al fine di promuovere la conoscenza delle varie forme di teatro quali il teatro dell’arte e il teatro dell’assurdo.

Gruppi Artistici e Relativi Lavori

Soc. Coop.Proteus’

“ Questi ragazzi” di Gherardo Gherardi

“Il Berretto a Sonagli” di L.Pirandello

Teatro Stabile di Messina

“ Liolà “ di L.Pirandello 

Compagnia ‘Piccola Accademia’ di Ragusa

“ Da Giovedì a Giovedì” di A. De Benedetti

“ La scoperta dell’America” di A.Retti

Associazione Transcultura di San Giuseppe Jato

“ Il Cortile degli Aragonesi” da Anonimo del’700

“Lumie di Sicilia” di L.Pirandello

“La Cavalleria Rusticana” di G.Verga 

Soc. Coop. ‘Agrikantus’ di palermo

Spettacolo di Musica Popolare del Mediterraneo

Centro per la Sperimentazione teatrale di Pontedera

“Pigmalione” di A.Taddei

 Soc. Coop. Nino e Franco Zappala’ A R.L

“L’aria del continente” di N. Martoglio

Soc. Coop. ‘Esperia’ a r.l.

“Il Malato Immaginario” di Moliere

“La Locandiera” di C. Goldoni

“Miles Gloriosus” di Plauto

 

Gruppi Folkloristici nazionali ed internazionali

 

Relazione sul raggiungimento dei fini turistici

La fine di Agosto e l’inizio di Settembre coincidono col periodo in cui le numerose presenze turistiche cominciano a diminuire per il rientro dalle ferie. La proposta di una manifestazione di alta risonanza culturale quale il “Teatro-festival dello Jato”, costituisce certamente per il visitatore occasione di prolungamento del proprio soggiorno nei paesi dello Jato.

 

Le località in cui si svolgerà il festival offrono al turista attrattive varie, dalla possibilità delle visite archeologiche  (Monte Jato, Museo Jatino), alla visita della comunità etnica di Piana degli Albanesi.

 

Il turista potrà degustare inoltre in locali tipici i prodotti della zona (latte, formaggi, vini, piatti tipici), e potrà realizzare acquisti dei prodotti dell’artigianato locale.

 

Tuttavia l’iniziativa mira alla promozione della giovane vocazione turistica dell’ area. E’ da tenere presente, a questo proposito, che la Valle dello Jato dista pochi chilometri dalle località balneari ad alta vocazione turistica (Golfo di Castellammare, Città del Mare, etc.), per cui, grazie alla campagna promo-pubblicitaria che sarà effettuata, la partecipazione alla manifestazione sarà occasione di intrattenimento serale dei numerosi villeggianti e turisti ospiti della zona.

 

Piano promo-pubblicitario

 

Il Piano promo-pubblicitario prevede interventi a tutti i livelli di informazione: manifesti, locandine, inserti stampa, annunci radio-televisivi, bandezzi.

 

Manifesti

Saranno stampati manifesti di dimensioni 100×75 e saranno affissi, oltre che nei Comuni in cui avrà luogo la manifestazione, nella città di Palermo e soprattutto nelle località a forte vocazione turistica e balneare.

Locandine

Le locandine degli spettacoli daranno l’informazione peculiare sul contenuto di ogni singolo spettacolo e saranno distribuite nei pubblici esercizi.

Inserti Stampa

Saranno pubblicati sui quotidiani “Giornale di Sicilia” , “La Sicilia”, “La Repubblica”, “Corriere della sera”, “Sicilia Tempo”, “Giornale dei quartieri” sia il programma globale delle manifestazioni, sia l’inserto per ogni spettacolo.

Annunci radiotelevisivi

Gli annunci radiotelevisivi saranno effettuati sulle principali emittenti private della zona e saranno ripresi possibilmente dalla RAI nei notiziari regionali.

Bandezzi

Il bandezzo, si effettuerà nei Comuni dove si terrà ogni singolo spettacolo, previa autorizzazione. In tal modo tutti i cittadini potranno essere avvertiti a partecipare in gran numero agli appuntamenti.

Nota

Ogni iniziativa promo-pubblicitaria, oltre che avvertire sui contenuti artistico-culturali della manifestazione, esprimerà l’invito a visitare la cittadina ospitante la manifestazione e quanto essa offre dal punto di vista turistico. Al turista sarà consegnata una mappa del paese con l’invito a visitare i luoghi del Parco Letterario.

 

bilancio della manifestazione

 

 

uscite

Cachèt Compagnia Stabile di Messina 14.000.000
Cachèt Compagnia d’arte Zappalà 10.000.000
Cachèt Compagnia AgriKantus 10.000.000
Cachèt Compagnia Transcultura 20.000.000
Cachèt Compagnia Piccola Accademia 16.000.000
Cachèt Compagnia Teatrale Esperia 24.000.000
Cachèt Gruppi folkloristici 17.000.000
Contributi ENPALS 4.000.000
Contributi INPS 3.000.000
Assicurazione INAIL 2.000.000
Assicurazione Privata 2.000.000
Affitto palcoscenico 10.000.000
Piano promo-pubblicitario 20.000.000
Luci ed amplificazione 20.000.000
Forniture ENEL 3.000.000
Ospitalità e tranfers 15.000.000
SIAE 10.000.000
totale 200.000.000
   
   
   
   
   
   
entrate

 

 
Contributo Ass.to Regionale BB.CC.AA.
50.000.000
              “””       Turismo, Sport e Spettacolo 50.000.000
Contributo Provincia Regionale di Palermo
30.000.000
Contributo Comune di Partinico
20.000.000
Contributo Comune di San Giuseppe Jato
8.000.000
Contributo Comune di San Cipirello
8.000.000
Contributo Comune di Piana degli Albanesi
3.000.000
Contributo Comune di Trappeto
6.000.000
TOTALE                              200.000.000
 
   

 

 

 

  1. B) Attività promozionali

 

Piano Pubblicitario 

 

      Target

  • Istituzioni culturali e scolastiche.
  • Agenzie Turistiche specializzate in promozioni culturali.
  • Popolazione locale.

 

 

Mezzi pubblicitari

 

 

Mezzi Cartacei Mezzi Informatici
Opuscoli

Manifesti

Pubblicazioni

CD-Rom

Sito Internet

Mailing list via e-mail

 

 

Opuscoli

Si prevede la realizzazione di opuscoli informativi sul parco e sulle attività ad esso connesse.

  1. 120.000 per un totale di Lit. 60.000.000

 

 

 

Manifesti

Manifesti da distribuire presso centri culturali, scolastici, istituzionali.

  1. 45.000 per un totale di Lit. 55.000.000

 

 

Pubblicazioni

Realizzare pubblicazioni sul parco, di atti sui seminari e sui convegni.

Si prevede di vendere queste pubblicazioni per il pagamento delle spese di realizzazione.

 

CD-Rom

La realizzazione di un CD-ROM per la pubblicizzazione del parco, nelle scuole, nelle università, ecc.

Costo previsto Lit. 30.000.000

 

Sito Internet

Con le potenzialità di Internet, si potrà ottenere una pubblicità immediata ed efficace di tutte le attività del parco.

Inoltre si prevede la realizzazione di un catalogo online per acquistare le pubblicazioni del parco.

Costo previsto Lit. 30.000.000

 

 

Mailing List tramite e-mail

Si prevede la realizzazione di una mailing list,  cui ci si potrà iscrivere con un piccolo contributo, per ricevere tutte le informazioni relative alle attività del parco.

 

 

 

Pubblicità su Radio, televisioni e giornali locali

Per favorire una conoscenza a livello locale del parco, si prevede la realizzazione di spot pubblicitari per emittenti televisive e radiofoniche nazionali e locali.

Inoltre si prevede la segnalazione del parco nelle pagine del tempo libero dei quotidiani e dei settimanali nazionali e regionali.

Costo previsto Lit. 150.000.000

 

 

       Borse di studio e premi letterari

Si prevede la realizzazione di premi letterari intitolati a Danilo Dolci, con premi in denaro o soggiorni nel parco.

Costo previsto Lit. 50.000.000

 

Totale annuo: lire 390.000.000

Totale triennio: lire 1.170.000.000

 

 

11) Analisi di marketing e ipotesi di flussi turistici attivabili

 

 

Situazione del mercato

  • Prima del Parco (1977-1998)
  • Flusso non selezionato
  • Attratto dal mare e in piccole parti, dalle tradizioni popolari di Piana Degli Albanesi
  • Flusso intellettuale proveniente da diverse nazionalità estere per convegni e conferenze presso il “Centro studi Danilo Dolci
  • Dopo la realizzazione del Parco

Ordine sequenziale previsto

  • Fase di minima
  • Flusso non selezionato
  • Flusso selezionato (turismo culturale)

Flusso docenti e discenti scuole medie superiori

Flusso selezionato docenti e discenti scuole medie inferiori

Flusso utenti sportivi

  • Attività di canottaggio
  • Ciclocross
  • Percorsi campestri
  • Flusso utenti per l’osservatorio ornitologico
  • Flusso laboratori di ricerca

–      Flusso stabilizzato di turismo culturale e sportivo selettivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricettario piatti tipici locali del Parco Letterario

 

La concorrenza

  • L’ambiente competitivo

Non esiste un ambiente competitivo sul territorio anzi il turismo già esistente diventa parte integrante del progetto

 

 


Posizionamento

  • Il nucleo centrale del Parco e del progetto che ne deriva è costituito dall’asse centrale del turismo culturale e sportivo, attraverso il quale il “Parco Letterario Valle Jato” coglie l’occasione per diffondere la cultura della nonviolenza, dell’accoglienza e dello sviluppo contro i rischi della cultura della morte.
  • Da un’indagine di mercato risulta che il prodotto offerto dal “Parco  Letterario Valle Jato” soddisfa le esigenze di un turista colto, sportivo e interessato ai luoghi storici del territorio (luoghi in cui sono avvenuti anche fatti di mafia).
  • Ogni pacchetto ha la durata di sette giorni, il prezzo  del pacchetto è stabilito in una fase iniziale per fasce di età, classe sociale e livello di istruzione culturale.
  • Il target è individuato da utenti intellettuali, dal mondo associazionistico e del volontariato, da utenti sportivi, vacanzieri e vacanzieri di fine settimana, e da presenze turistiche nelle strutture già esistenti.

 

 

Strategie di comunicazione

 

 

  • Ministero Pubblica Istruzione
  • Ministero Università
  • Contatto diretto
  • Agenzie turistiche autorizzate in promozioni culturali e sportive.
  • TV locale e nazionale
  • Giornali: quotidiani e riviste specializzate
  • Mezzi cartacei e informatici
  • Fiere
  • Internet

 


Confezione del prodotto

 

  • Confezione del prodotto
  • Poiché la distribuzione della clientela in diversi periodi dell’anno dipende dalle scelte che si sono fatte nella tabella del target, questo Parco Letterario, secondo le indicazioni pervenute da indagini di mercato, ha preferito diversificare l’offerta in cinque pacchetti per soddisfare le esigenze dei diversi flussi attivabili dall’idea Parco:

 

  • mondo universitario
  • mondo scuola media superiore
  • mondo scuola media inferiore
  • coppie e anziani
  • single

 

  • Ogni pacchetto ha la durata di sette giorni, il prezzo è stabilito in una prima fase  con quote fisse, per fasce d’età e livello culturale.
  • Il prezzo di ogni pacchetto è il seguente:
  • mondo universitario £. 200.000
  • mondo scuola media superiore e inf. £. 100.000
  • coppie e anziani £. 100.000
  • single £. 150.000

 

 

 


Flussi previsti in quantità ed in valore

 

  • Da indagini di mercato (tramite sondaggi telefonici e questionari) si è pervenuti alle seguenti indicazioni:
  • I flussi turistici che si avranno nel Parco Letterario sono costituiti da utenti locali, nazionali e esteri.

L’utenza attivabile avrà interessi peculiari (universitari, scolastici, culturali) e sarà presente  secondo questo piano di previsione:

 

 


 

 
Proiezione flusso minimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota: Ci sarà altresì, un flusso turistico che non acquisterà il pacchetto offerto ma tuttavia produrrà reddito. Infatti è previsto un flusso turistico di circa 40.000 presenze annue le quali comunque fungeranno da moltiplicatori economici per tutto il territorio e soprattutto contribuiranno allo sviluppo delle imprese  intorno al Parco

 

 

 

 

Proiezione flusso massimo

12)Quantificazione di massima del valore degli investimenti proposti e delle fonti finanziarie

 

  • Ristrutturazione edifici e arredo edifici         £. 1.337.000.000
  • Pacchetto turistico culturale                                               £.    000.000
  • Attività promozionali           £. 1.170.000.000

         Totale                                                                                          £. 2.884.000.000

 

Tenendo conto delle spese per l’organizzazione e la realizzazione del progetto, si richiede alla sovvenzione globale la somma di £. 2.864.000.000.

 

SEZIONE 2

 

 

MODALITA’ IPOTIZZATE PER LA GESTIONE DEL PARCO

La gestione del Parco sarà affidata ad un soggetto formale costituito da tutti i rappresentati delle singole Associazione e Comuni proponenti citati nel protocollo d’intesa, salvo eventuale aggiunte in fase di realizzazione pratica del progetto stesso.

Detto organismo avrà riunioni periodiche per adempiere di concerto a tutte le esigenze che di volta in volta si presenteranno, verificando che ogni aspetto progettuale, obiettivo e attività coincidano con quanto preventivamente concordato.

Ogni organismo proponente, firmatario del protocollo d’intesa, eleggerà un proprio rappresentante per la costituzione del consiglio di gestione. Detto consiglio è l’organo preposto a designare il presidente del Parco Letterario.

Il presidente dovrà avvalersi di un esecutivo operativo che sarà nominato dal consiglio di gestione del Parco.

I ruoli e le funzioni specifiche di ciascun soggetto coinvolto sono stati specificati nel protocollo d’intesa.

 

 

SEZIONE 3

 

Descrizione delle potenzialità imprenditoriali e di sviluppo locale che devono contenere indicazioni sia sull’ipotesi di imprese che possono nascere attorno al parco, sia dei soggetti che eventualmente possono costituire tali imprese.

 

  1. imprese che possono nascere attorno al Parco
  2. indicazioni sui soggetti che eventualmente possono costituire tali imprese

 

 

PREVISIONE DI INSEDIAMENTO DI NUOVE IMPRESE GIOVANILI COLLEGATE DIRETTAMENTE AL PARCO LETTERARIO

 

1) Impresa di manutenzione e pulizia.

 

2) Cooperativa per la realizzazione di prodotti artigianali inerenti al parco.

 

3) Impresa di servizi turistici e di ristorazione.

 

1) IMPRESA DI MANUTENZIONE E PULIZIA

 

 

 

Premessa– L’impresa di manutenzione e pulizia sarà composta da più soggetti e avrà come funzione diretta quella di provvedere ad alcune delle necessità primarie del Parco.

L’impresa sarà creata coinvolgendo alcuni giovani disoccupati della Valle Jato (già individuati) e realizzerà un progetto per attingere ai fondi dell’imprenditorialità giovanile.

 

Oggetto – L’impresa sarà costituita sin dalle prime fasi della realizzazione del progetto e prevede le seguenti funzioni:

 

1)manutenzione impianti

2)pulizia locali

3)giardinaggio

4)opere varie di manutenzione del Parco.

 

Le suddette imprese saranno inserite nel contesto economico del territorio, cercando di individuare anche nuove e/o altre attività produttive di sviluppo e occupazione.

 

 

2) CONSORZIO PER LA REALIZZAZIONE DI PRODOTTI ARTIGIANALI INERENTI AL PARCO.

 

 

 

Premessa – I percorsi letterari che verranno visitati da turisti, studiosi e scolaresche potranno prevedere l’allestimento di piccole botteghe per la vendita di prodotti artigianali locali. Sarà data al turista la possibilità di acquistare oggetti che hanno attinenza con il Parco stesso.

 

Oggetto – Ci impegniamo, quindi, alla creazione di un consorzio di giovani e di artigiani locali per la realizzazione di souvenir ed oggetti tipici della Valle (oggetti in ceramica, piccole sculture in legno, “friscaletti” tipici, ecc.).

Sono stati già individuati artigiani esperti nella Valle Jato i quali avranno una funzione didattica: insegneranno a tramandare la loro la loro cultura artigianale.

Questo consorzio attingerà inizialmente a fondi statali e comunitari, pervenendo, in seguito, ad una autonoma gestione economica attraverso i ricavi previsti.

La suddetta iniziativa avrà anche la funzione di tenere vive le tradizioni artigianali locali contribuendo alla valorizzazione culturale/economica del territorio.

 

 

 

3) IMPRESA DI SERVIZI TURISTICI E DI RISTORAZIONE

 

 

 

Premessa – Il Parco letterario si propone di attivare flussi turistici esterni al territorio locale per tutto il periodo dell’anno; è pertanto necessaria un’efficiente e funzionale assistenza turistica nel Parco.

 

Oggetto – Il comitato pro-Parco a tale proposito si impegna a costituire un’impresa di servizi e di ristorazione preposta alla gestione di tutte le attività turistiche del Parco.

La suddetta impresa avrà lo scopo di dar lavoro ad un numero di soggetti proporzionatamente crescente negli anni: da un minimo di 18 ad un massimo di 50. Sono stati già individuati giovani interessati all’iniziativa.

A tale scopo saranno realizzati progetti per attingere ai fondi statali e comunitari e sarà allestito un apposito ufficio nella sede centrale del Parco.

La suddetta impresa stipulerà delle convenzioni con il Parco rendendo compatibili le proprie funzioni con le strutture messe a disposizione dal Parco che sono:

1) ristorazione (agriturismo, ristoranti);

2) pernottamento (ostelli, pensioni, camping attrezzati, saranno stipulati contratti anche con privati);

3) guide specializzate ed attrezzate per la visita del parco.

 

PREVISIONE DI INSEDIAMENTO DI NUOVE IMPRESE GIOVANILI ATTORNO AL PARCO LETTERARIO.

 

 

 

Premessa – Danilo Dolci nel corso della sua vita si è sempre battuto per lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio, avendo come obiettivo prioritario la valorizzazione delle risorse locali. Il Centro Studi di Partinico, da lui fondato, portava la dicitura “per la piena occupazione”. Le sue numerose iniziative, dallo “sciopero alla rovescia” a quelle per la realizzazione della diga nella Valle Jato, miravano a creare occasioni di sviluppo del territorio.

Grazie a queste lotte democratiche, da allora a oggi molto è cambiato: l’agricoltura ha aumentato la propria produttività grazie all’introduzione di nuove colture favorite dalla maggiore disponibilità di acqua, l’emigrazione è diminuita e la società ha raggiunto una maggiore coscienza collettiva.

Permangono, tuttavia, problemi annosi quali quelli legati alla disoccupazione giovanile, qualificata e non, a fronte di grande disponibilità di risorse umane e competenze professionali (artigiani, giovani agricoltori, diplomati e laureati) presenti nel territorio.

Il comitato pro-Parco, viste le finalità del concorso, viste le particolari esigenze di lavoro da parte della popolazione locale, viste anche le potenzialità non utilizzate del territorio, si dedicherà alla promozione, al coordinamento e per la realizzazione di nuove imprese giovanili.

 

Oggetto – A tale scopo, il comitato pro-Parco si impegna a creare un’apposita associazione senza scopo di lucro (avvalendosi dell’esperienza e della professionalità della Associazione Progettare il futuro) per  la formazione di nuovi imprenditori.

Saranno messi a disposizione dai comuni esperti nel settore e saranno allestiti sportelli per tale scopo: i giovani potranno accedere alle informazioni che desiderano sui finanziamenti all’imprenditoria giovanile con facilità e con il massimo della professionalità.

La suddetta associazione sarà supportata, inoltre, della collaborazione e dell’assistenza della Confartigianato e della CNA e di quant’altre associazioni di categoria vorranno partecipare.

Visti i propositi sopra elencati e le competenze a nostra disposizione, dopo avere ascoltato più parti sociali ( ci siamo riuniti con giovani disoccupati, artigiani, agricoltori, diplomati e laureati discutendo le possibili vie di sviluppo della valle), abbiamo realizzato un elenco di massima, con le essenziali specificazioni preliminari, sulle imprese che ci impegneremo a promuovere:

 

1) impresa per la costruzione di cassette da  frutta;

2) cooperativa per la lavorazione e l’esportazione di agrumi e frutta;

3) cooperativa per la produzione in serra di fiori e piantine ortive;

4) cooperativa di apicoltori;

5) funghificio;

6) cooperativa per la realizzazione di ricami e stoffe lavorate;

7) impresa per la lavorazione e la trasformazione di prodotti agricoli;

8) impresa per la raccolta differenziata dei rifiuti e la trasformazione dei prodotto riciclati.

9) cooperativa di servizi informatici e assistenza tecnica.

 

    


SEZIONE 4

 

   Documenti sulla concertazione locale

Protocollo d’intesa tra i soggetti intestatari, che si allega in copia autentica con la firma dei rappresentati dei Comuni e delle Associazioni partecipanti, tutti soggetti proponenti; determinazione del Sindaco di San. Giuseppe Jato n°89 del 29/09/1998; protocollo d’intesa del Sindaco di San. Giuseppe Jato; Determinazione n°213 del Comune di Partinico del 29/09/1998, determinazione del 28/09/1998 del Sindaco del Comune di Trappeto; Determinazione Sindacale n°92 del 28/091998 del Sindaco del Comune di Piana degli Albanesi; protocollo d’intesa del Sindaco del Comune di Piana degli Albanesi; dichiarazione del Centro per lo sviluppo creativo di Partinico; dichiarazione del Centro studi e iniziative di Partinico; adesione di “Non solo Portella ONLUS”, Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra, con descrizione delle attività allegata; adesione dell’Associazione progettare il futuro di Partinico; documento dell’Auser di Trappeto del 26/09/1998; Adesione dell’Associazione tutela Mirto di Partinico del 29/09/1998; adesione dell’Associazione della cooperativa Proteus di San Giuseppe Jato del 27/09/1998; adesione del circolo Lega Ambiente di Partinico del 26/09/1998.

Si allegano in copia originale le adesioni pervenute di:

  • Bruno Zevi, architetto ;
  • Remo Fornaca, Ordinario dell’Università di Torino;
  • Università di Torino;
  • Amici di Danilo Dolci di San Marino;
  • Verein zur Forderug des Werkes von Danilo Dolci di Basilea in Svizzera;
  • Mariangela Savoca, ricercatrice dell’Università di Catania;
  • Antonino Mangano, Università di Messina;
  • Pietro Lacaita, editore;
  • Marco Valeri, gruppo amici di Dolci di Piacenza;
  • Leana Quilici, gruppo maieutico di Capannori (Lucca);
  • Maria Agata Mattei, servizio minori della Repubblica di San Marino;
  • Gruppo Nuovo Ulisse di Palmi;
  • Giovanni Battaglini di Modena;
  • Laboratorio Maieutico della Toscana con l’adesione di 50 intellettuali;
  • Teresa Mattei, della Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione (Ponsacco);
  • Confederazione italiana degli agricoltori della Provincia di Palermo;
  • Associazione culturale Meandro di Partinico;
  • Pro loco di Trappeto;
  • Club di politica pregmautica Aut di Partinico;
  • Camera del lavoro di Partinico;
  • Age di Partinico;
  • Confederazione Nazionale artigiani di Partinico;
  • Associazione commercianti di Partinico;
  • Barbara di Sorge di Roma;
  • Azienda agricola Cossentino di Partinico.

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