Il 13 dicembre Santa Lucia (S.V.)

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Il 13 dicembre Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia, così canta Albano, parafrasando un vecchio detto. In realtà il giorno più corto dell’anno dovrebbe essere il 21 dicembre, ovvero il solstizio d’inverno, ma va ricordato che con l’avvento del calendario gregoriano, il 4 ottobre 1582, vennero introdotti  vennero aggiunti 11 giorni e che quindi saltarono le vecchie ricorrenze. In ogni caso il solstizio invernale ruota tra il 13 e il 25 dicembre.

La Santa  era una giovane, orfana di padre, appartenente a una ricca famiglia di Syracusa e promessa in sposa a un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata di emorragie, andò con la figlia al sepolcro di sant’Agata, pregandola   per la sua guarigione. Si dice che durante la preghiera Sant’Agata apparve a Lucia e le disse: “Perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre?”  Guarita la madre Eutichia, Lucia le comunicò la ferma decisione di consacrarsi a Cristo e di donare tutti i suoi averi ai poveri. Il pretendente, che vedeva venir meno il cospicuo patrimonio  in dote, dopo  il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Era il periodo un cui l’imperatore Diocleziano aveva promosso  una persecuzione contro i cristiani. Durante il processo l’arconte  Pascasio ordinò che la giovane fosse costretta con la forza a essere portata tra le prostitute, , ma lei diventò miracolosamente così pesante, che né decine di uomini né la forza di buoi riuscirono a spostarla. Sottoposta al supplizio del fuoco,  rimase totalmente illesa, sicché infine, piegate le ginocchia, fu decapitata, o secondo le fonti latine, le fu infisso un pugnale in gola (jugulatio).

Privo di ogni fondamento, l’episodio in cui Lucia si strappa – o le vengono cavati – gli occhi. L’emblema degli occhi sulla coppa, o sul piatto, sarebbe da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a motivo del suo nome Lucia (da Lux, luce).

Le spoglie di Santa Lucia, trafugate da Siracusa vennero traslate a Venezia, nella chiesa di San Geremia, ma anche a Metz, in Francia esiste una tomba con il corpo della Santa. Quale siano e dove siano le vere spoglie nessuno lo sa e lo saprà mai.

Il culto di Santa Lucia inoltre presenta diverse affinità con il culto di Artemide, l’antica divinità greca venerata a Siracusa nell’isola di Ortigia. Ad Artemide, come a santa Lucia, sono sacre la quaglia e l’isola di Ortigia – anche chiamata Delo in onore della dea della caccia. Artemide e Lucia sono entrambe vergini. Artemide è inoltre considerata  anche come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti. Fu proprio una quaglia che, secondo una testimonianza, domenica 13 dicembre 1646, volteggiò dentro la Cattedrale di Siracusa durante la Messa, posandosi  sul soglio episcopale, mentre una voce  annunciava l’arrivo al porto di un bastimento carico di cereali, in una città ridotta alla fame

La stessa ricorrenza si commemora a Palermo. Il grano venne bollito e mangiato  e  da allora, in ricordo di  quest’evento, considerato un miracolo e  attribuito alla Santa, in questo giorno non si mangiano alimenti prodotti con farina di cereali (principalmente pasta e pane), ma con cereali interi o con altre farine. In questa occasione nelle case palermitane si preparano le classiche arancine, la cuccìa (grano con crema di latte o ricotta e cioccolato), le panelle, e le arancine

A Santa lucia

Si mancia a cuccia,

Cu a voli cunsata,

cu a mancia squarata

n’anticchia pi tia,

n’anticchia pi mia

Viva viva Santa Lucia

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