Come se non ci fosse un futuro (Francesco Loria)

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 Condivido questa riflessione. Ritengo scontato che non si debba generalizzare e che ci sono alcuni che “ci hanno buttato la vita” per cambiare. Rimane il fatto che siamo la terra della Democrazia Cristiana, quella del 61 a zero, quella che elegge al parlamento la ganza di Berlusconi e alla Regione quella cosa informe di Schifiani su scelta della Meloni, che spostando Musumeci ha rinnegato se stessa. A quando un rigurgito di dignità?  (S.V.)
Perché esiste tanto disagio sociale e precariato al Sud?
Quante volte ci siamo posti questa domanda?
Realmente conosciamo la risposta?
Io penso che tutti noi conosciamo la risposta, solo che non lo ammettiamo per convenienza “illusoria”.
Il disagio e il precariato, sono terreno fertile per la politica clientelare, dove dimora la disperazione e la necessità, regna il clientelismo e l’affarismo, tecnica cinica e raffinatissima che fa leva sull’egoismo umano, annullando ogni senso di collettività.
Ecco che queste condizioni hanno fatto sì, che il sud e in particolare la Sicilia, diventino ago della bilancia della politica Nazionale, il nostro stato di bisogno diventa strumento di potere, che elargisce favori e li nega, prolunga o tronca un momento di privilegio.
Un sistema ricattatorio meschino, parassitario, che non ha nessun interesse nel cambiare le cose, ne di migliorarle, un sistema che non ha amministrato i fondi pubblici per il bene pubblico, ma ha soltanto saccheggiato per oltre 30 anni le casse pubbliche, alimentando la propria rete di potere.
Questa breve storia, racconta di una invasione nemica, che ha saccheggiato il futuro di noi Siciliani, ostacolando qualsiasi forma di sviluppo, ma quel nemico lo conosciamo bene, ha un nome e cammina tra noi, “Siamo noi stessi”.

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