Il Manifesto populista di Ferlinghetti

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Nel giugno 1975 Lawrence Ferlinghetti, uno dei più importanti poeti della generazione beat scrisse questo “Manifesto”, definendolo “populista”, con un senso positivo del termine, il cui significato oggi è invece degenerato. Pubblicare il testo di questa poesia, che si può facilmente trovare in rete,  è un omaggio al grande poeta recentemente scomparso all’età di 101 anni (febbraio 2021):

“Uno dei principali obiettivi di questo poeta e libraio, agitatore delle coscienze, consiste ne risvegliare, in favore del popolo e degli umili quella fetta di popolazione acculturata ma assopita nella sua accademica culla” (Vernalda Di Tanna)

Ferlinghetti riprende, in modo poetico e appassionato quello che nel suo “Manifesto” nel 1848 Marx aveva detto della filosofia: “I filosofi hanno sinora interpretato il mondo, adesso è ora di cambiarlo. Alla filosofia come strumento di cambiamento e di sovversione del conformismo, si sostituisce, a distanza di quasi due secoli, la poesia, con una chiara denuncia di quella che è stata da sempre la malattia degli intellettuali, ovvero chiudersi nella propria “turris aeburnea”, consumare il proprio distacco dal “popolo” che non capisce e rispetto al quale si sente estraneo, avverte l’indifferenza e la ridotta capacità di essere capito.   E quindi l’invito a scendere in piazza e per le strade, a mettere a disposizione di tutti la grande potenza espressiva e la forte carica emotiva che solo la poesia sa dare. (S.V.)

 

Manifesto populista.

Per i Poeti, con Amore –

Lawrence Ferlinghetti

 

 

Poeti, uscite dai vostri studi,

aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte,

siete stati ritirati troppo a lungo

nei vostri mondi chiusi.

Scendete, scendete

Dalle vostre Russian Hills e dalle vostre Telegraph Hills,

Dalle vostre Beacon Hills e dalle vostre Chapel Hills,

dalle vostre Brooklyn Heights e dai Montparnasse,

giù dalle vostre basse colline e dalle montagne,

fuori dalle vostre tende e dai vostri palazzi.

Gli alberi stanno ancora cadendo

E non andremo più nei boschi.

Non è il momento ora di sedersi tra loro

quando l’uomo incendia la propria casa

per arrostire il maiale.

Non si canta più Hare Krishna

mentre Roma brucia.

San Francisco sta bruciando

La Mosca di Majakowskij sta bruciando

I combustibili fossili della vita.

La notte & il cavallo si avvicinano

Mangiando luce, calore & forza

E le nuvole hanno i calzoni.

Non è il momento ora di nascondersi per l’artista

sopra, oltre, dietro le scene,

indifferente, tagliandosi le unghie,

purificandosi fuori dall’esistenza.

Non è il momento ora per i nostri piccoli giochi letterari,

Non è il momento ora per le nostre paranoie & ipocondrie,

non è il momento ora per la paura & il disgusto,

è il momento solo per la luce e per l’amore.

Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione

Distrutte dalla noia ai reading di poesia.

La poesia non è una società segreta,

né un tempio.

Le parole & i canti segreti non servono più.

L’ora di emettere l’OM è passata,

viene l’ora di cantare un lamento funebre,

un momento per cantare un lamento funebre & per gioire

sulla fine in arrivo

della civiltà industriale

che è nociva per la terra & per l’Uomo.

Il momento ora di esporsi

nella completa posizione del loto

con gli occhi bene aperti,

il momento ora di aprire le nostre bocche

in un nuovo discorso aperto,

il momento ora di comunicare con tutti gli esseri coscienti,

tutti voi, “Poeti delle Città”

appesi nei musei, includendo me stesso,

tutti voi poeti del poeta che scrive la poesia

sulla poesia

tutti voi poeti di poesia da laboratorio

nel cuore- giungla d’America

tutti voi addomesticati Ezra Pound,

tutti voi poeti pazzi, sballati, malconci,

tutti voi poeti della Poesia Concreta pre-compressa,

tutti voi poeti cunnilingui,

tutti voi poeti da gabinetto a pagamento

che vi lamentate con graffiti,

tutti voi ritmatori da metropolitana

che non ritmate mai sulle betulle,

tutti voi padroni delle segherie haiku

nelle Siberie d’America,

tutti voi non realisti senza occhi,

tutti voi supersurrealisti autonascosti,

tutti voi visionari da camera da letto,

ed agitprop da gabinetto,

tutti voi poeti alla Groucho Marxista

e Compagni di ozio di classe

che restano inattivi tutto il giorno

e che parlano del lavoro di classe del proletariato,

tutti voi anarchici Cattolici della poesia,

tutti voi Neri Montanari della poesia,

tutti voi Bramini di Boston e bucolici di Bolinas,

tutti voi baby-sitters della poesia,

tutti voi fratelli zen della poesia,

tutti voi amanti suicidi della poesia,

tutti voi capelluti professori della poesia,

tutti voi critici di poesia

che bevete il sangue dei poeti,

tutti voi Poliziotti della Poesia-

Dove sono i figli di Whitman,

dov’è la grande voce che parla ad alta voce

con un senso di dolcezza & di sublimità,

dov’è la nuova grande visione,

la grande visione del mondo,

l’alta canzone profetica

dell’immensa terra

e tutto ciò che canta in essa

e il nostro rapporto con essa-

Poeti, scendete

Nelle strade del mondo ancora una volta

E aprite le menti & gli occhi

Con la vecchia delizia visuale,

schiarite la gola e parlate più forte,

la poesia è morta, lunga vita alla poesia

con occhi terribili e forza di bufalo.

Non aspettate la rivoluzione

o succederà senza di voi.

Smettete di mormorare e parlate ad alta voce

con una nuova poesia gridata

con una nuova comune-sensuale “comprensione-pubblica”

con altri livelli soggettivi

od altri livelli sovversivi,

un diapason nell’orecchio interno

per colpire sotto la superficie.

Del vostro dolce Io che ancora cantate

Ancora esprimete “la parola en-masse”-

Poesia il veicolo comune

per il trasporto pubblico

verso luoghi più alti

di altre ruote che possono portarla.

Poesia che ancora cade dai cieli

dentro le nostre strade ancora aperte.

Loro non hanno ancora innalzato barricate,

le strade animate ancora con visi,

uomini & donne attraenti camminano ancora qui,

dovunque ancora attraenti creature,

negli occhi di tutti il segreto di tutti

qui ancora sepolto,

i selvaggi figli di Whitman qui ancora dormono,

si svegliano e camminano nell’aria aperta.

 

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