Morto Aznavour, l’ultimo chansonnier

 

 

AznavE’ morto ieri, a 94 anni, Charles Aznavour, forse l’ultimo chansonnier,  il cantautore francese più applaudito nel mondo Nella sua carriera ha venduto 300 milioni di dischi incisi in 7 lingue ed è stato protagonista o interprete di 80 film fra cui “Il passaggio del Reno”, Leone d’oro a Venezia. Alcune sue canzoni come “”Io sono un istrione”, “l faut savoir “(devi sapere), “La Bohème”, “Quel che non si fa più”, “Com’è triste Venezia”, “Ed io tra di voi”, rimarranno per sempre nella storia della musica.

Nato a Parigi il 2 marzo 1924 da una coppia di immigrati armeni, ebbe sempre un forte legame con l’Italia, e registrò molti dei suoi brani con traduzione italiana  eseguita da grandi parolieri come Bardotti, Mogol, Calabrese. Il padre Micha riuscì a sfuggire a una delle più tragiche stragi consumate sulla pelle degli Armeni, salvato dal coraggio del comandante di   una nave italiana.

Immenso il suo immenso repertorio con brani che esprimono l’inesauribile arco dei sentimenti umani e che indulgono spesso a momenti di  struggente tristezza: basta ricordare  il brano “Ed io fra di voi,” , dove un uomo riesce a leggere da uno sguardo e da un gesto consumato sotto i suoi occhi   i segni della fine di un amore, attraverso la lucida lettura del tradimento, che si chiude con un laconico: “Ma cosa vai dicendo cara? E’ stata una magnifica serata, sì….una magnifica serata”.  Un altro altissimo dramma umano può ascoltarsi in “Quel che si dice”, una canzone che parla dell’esistenza difficile di un omosessuale, che, appena sceso dal palco  torna ogni alba a casa a curare la vecchia madre.

Aznavour frequentò da giovane uno dei più grandi cantautori francesi, Charles Trenet  e fu allievo, oltre che autista,  di Édith Piaf  la cantante francese diventata un’icona degli esistenzialisti, l’immortale esecutrice de “La vie en rose”.  I suoi brani prediligono atmosfere di vite vissute e corrose attraverso il tempo, momenti di dolore nell’avvertire lo scorrere della vita verso la vecchiaia, la  noia, il rimpianto per quel che è stato e per come avrebbe potuto essere. Storie  d’incomprensione, di abitudine , d’indifferenza, momenti d’emozione, capacità di comprendere quand’è arrivato il momento di mettersi da parte.  Anche se lui questo momento non volle accettarlo: due anni fa fece in Italia il suo ultimo concerto, dimostrando, nonostante i segni del tempo, di sapere ancora tenere il palco e affascinare gli ascoltatori. «Canto l’amore ma anche il suo contrario. L’amore non è solo quello che va bene, ma anche quello logorato».

Riusciva a stare sul palco affascinando, dall’inizio alla fine i suoi ammiratori, semplicemente adattando  il suo spettacolo ai suoi limiti, mascherando la sua voce, ormai indebolita dal tempo, con gestualità e teatralità che  illustravano parole e contenuti dei suoi brani , gesti tipici di storie  tipiche che raccontano i giorni di colui che, con il passare del tempo, ha imparato a conoscere la vita in tutti i suoi risvolti, nelle sue gioie e nei suoi dolori, nelle sue esaltazioni e nei suoi rimpianti, nell’angoscia, nella noia o nell’intensità di un momento, negli entusiasmi e nelle curiosità della gioventù, così come nei capelli bianchi e nel distaccato lamento di ciò che non potrà mai più tornare . A un certo punto aveva lasciato la Francia per gli Stati Uniti. Motivo? «Mi rifiuto di pagare in tasse più del 50% di quanto incasso». Dopo aver ottenuto la Legion d’onore nel suo Paese si era trasferito in Svizzera come ambasciatore ufficiale dell’Armenia. E infatti, accanto alle sue canzoni va ricordato anche il suo impegno civile e le sue battaglie per la libertà del martoriato popolo armeno. Oggi il mondo della musica ha perso un mito e forse anche la capacità di “sapersi cantare”.

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