RISPOSTA A UN CIALTRONE (Salvo Vitale)

Asino sulla barca

 

Riprendo in breve quanto pubblicato sulla pagina facebook “Noi sosteniamo i testimoni di giustizia”, di qualche giorno fa, a proposito dell’arresto di Leonardo Badalamenti e della sua bravata  di rottura del catenaccio di un ex-suo casolare  che una sentenza della Corte d’appello gli aveva restituito. L’articolo, in perfetto stile tipico del  vigliacco, non è firmato.  E’ la seconda volta che, nel giro di un mese qualche persona di questo gruppo, che, secondo il costume dei vigliacchi non ha nemmeno il coraggio di firmarsi, e si ritiene autorizzato a parlare a nome di tutto il gruppo, se la prende con il sottoscritto scrivendo minchiate da ospedale psichiatrico,  quasi che le mie idee fossero quelle di un mafioso o di uno che vuole agevolare i mafiosi.

Leggiamolo: “ Per noi quello di Leonardo Badalamenti è esattamente l’agire arrogante e prepotente del figlio di un boss mafioso. Ma Salvo Vitale, stando a quanto lo stesso ha pubblicamente scritto appena ieri sulle pagine di “Antimafia Duemila”, non sembra essere dello stesso avviso: secondo Vitale nel gesto plateale del figlio di “Tano Seduto” “sarebbe troppo scontato intravedere una dinamica mafiosa”, e, più semplicemente, egli si sarebbe limitato a decidere sulla base di una personale convinzione “di reimpadronirsi di quanto era suo, gli è stato scippato dallo stato, ma adesso gli è stato restituito”. La citazione, all’indicativo, è testuale.

 Solo una carogna, e mi assumo  le responsabilità dell’affermazione, può scrivere queste minchiate cercando con una citazione estrapolata da un discorso ben più  articolato,  di farmi dire cose che mai al mondo penserei di dire.  Se qualcuno non ha letto quanto sopra e volesse meglio capire, lo rilegga e lo confronti con l’intero mio articolo, pubblicato su “Antimafia Duemila”, che è il più serio e autorevole giornale d’informazione sulle mafie ma che, secondo il nostro fumato estensore dell’articolo, fa “antimafia ipocrita”.

 Il buffone che scrive interpreta addirittura la mia frase  “sarebbe troppo scontato intravedere una dinamica mafiosa“ nel gesto di Leonardo Badalamenti, come non che è scontato intravederci una dinamica mafiosa, cosa che anche qualsiasi cretino capisce,  ma che forse si tratta d’altro a giustificazione del gesto del mafioso, con qualche recondita intenzione di attaccare la legge Rognoni la Torre sui beni confiscati ai mafiosi che, secondo la mente deviata dell’autore del testo io, in combutta con non so quali personaggi amici dei mafiosi , vorrei abolire. E’ una strategia infame che ben conosco da quando “oso” pensare che la magistratura è una sola e che non può esserci una magistratura che assolve, sulla base di riscontri  penali, e una magistratura che condanna sulla base di indizi o sospetti.

Il porco infatti scrive:  “da alcuni anni è in corso una potente e sistematica campagna di attacco alla legge sulle misure di prevenzione legata alla Rognoni-La Torre, finalizzata a rivedere al ribasso la normativa sul sequestro dei beni ai mafiosi e a condizionare la magistratura giudicante. Una campagna che, cercando di catalizzare il sentimento popolare secondo i desiderata delle elites mafiomassoniche e dei loro mostruosi interessi economici, sostiene argomentazioni come quella, trita e ritrita fin dai tempi di Chinnici, per cui “le normative antimafia danneggiano l’economia sana della Sicilia”.

E così il sottoscritto, che da 60 anni ha dedicato la sua vita e le sue azioni alla lotta contro mafie, ingiustizie, abusi di potere, prepotenze, sfruttamenti e quant’altro appartenga al sogno di una società civile pulita,  secondo il nostro miserabile aspirante giornalista, agirebbe “al servizio di elites mafiomassoniche”

Mi rendo conto che chi scrive queste cose ignora la complessità di un problema che da parecchio tempo mostra aspetti ingiusti che richiederebbero serie rettifiche. E proprio dall’ignoranza della questione che viene fuori questo fanatismo talebano per cui tutti i sequestri, anche quelli ingiustificati, di beni poi restituiti agli interessati, vanno bene e sono giustificati.

Il sospetto che, continuando in questa folle campagna di offese si voglia screditare chi fa antimafia sulla propria pelle, per agevolare i veri mafiosi, comincia a frullarmi  in testa, così come anche l’altro sospetto che questa persona e pochi altri che gli stanno dietro non conoscendo bene i polli,  siano estimatori di Silvana Saguto, ne abbiano apprezzato e ne rimpiangono l’operato, ne hanno condiviso il modo delittuoso di gestire le misure di prevenzione.

Non pago delle sue sciocchezze, l’imbecille continua: “ Bisogna però che sia posta ben in chiaro una previsione certa: se l’attacco alla Rognoni-La Torre e al suo spirito di fondo avrà successo, dopo gli apripista della borghesia mafiosa anche i boss più visibilmente collegati alla mafia militare chiederanno la restituzione di parte o di tutti i beni loro sequestrati e confiscati, e casi come quello di Leonardo Badalamenti diventeranno la normalità di ogni giorno. Nessuno si illuda: anche di questo stiamo parlando, e non di altro.”

Devo dire che questa, nel corso dei miei 77 anni  condotti tutti dignitosamente, mi mancava: “apripista della borghesia mafiosa” e promotore di una possibile restituzione ai mafiosi di tutti i beni loro confiscati. Sob!!!! Chissà che bei guadagni mi riserva il poco resto dei miei giorni !!

Tra i vari commenti , molti dei quali senza né capo né cosa, ne cito uno che mi è sembrato corretto e opportuno:  “Visto che citi Salvo Vitale e il suo articolo, sarebbe bene citare tutta la frase, che ha un incipit ben preciso: Leonardo Badalamenti ritiene…quindi è l’opinione di Leonardo…trascrivo di seguito tutto il resto della frase “ Leonardo Badalamenti a questo punto ritiene, di testa sua, che non ci sia più bisogno di altri indugi e decide di reimpadronirsi di quanto era suo, gli è stato scippato dallo stato, ma adesso gli è stato restituito. Vedremo se questo gesto plateale, nel quale sarebbe troppo scontato intravedere una dinamica mafiosa, e che, attraverso i loro giudizi sui social, gran parte dei leoncini di tastiera di Cinisi hanno addirittura approvato e apprezzato, avrà ulteriori conseguenze e sviluppi, in relazione alla dichiarata volontà del sindaco di Cinisi, di mantenere al Comune il possesso dell’immobile e di ritenere qualsiasi altro passo indietro una sconfitta dello Stato). Perche’ e’ facile estrapolare una frase dal contesto e stravolgerne il significato.”

E chiudo, riservandomi di ribattere senza pietà qualsiasi calunnia o falsa informazione nei miei confronti provenga da questi sedicenti sostenitori dei testimoni di giustizia, con la stessa chiusura fatta nel citato post pubblicato sul mio sito “Il compagno” il 7 luglio:

 “Ebbene, esimio sciacallo mettiti in testa che nessuno vuole abolire, la legge Rognoni- La Torre , ci mancherebbe ma, come tutte le leggi di questo mondo, una volta individuati i suoi limiti e la sua temporalità,   questa può essere riformata in meglio. Mettiti bene in testa che vanno  confiscati i beni di proprietà dei mafiosi e non dei “presunti mafiosi”,  spesso risultati non mafiosi dopo essere stati ridotti al lastrico dalle amministrazioni giudiziarie. E mettiti bene in testa che in tutti gli ordinamenti giuridici di tutto il mondo, tranne che in Italia, per questo caso, l’onere della prova spetta alla magistratura che porta avanti l’azione e individua quelli che a suo giudizio sono gli elementi di colpevolezza,  poiché in caso diverso il “presunto colpevole”,  viene condannato in partenza, senza giudizio. Conclusione: Conosco molte persone che sostengono la pagina “ Noi sosteniamo i Testimoni di Giustizia”. Si tratta di belle persone impegnate in una nobile causa in difesa di altre persone che hanno manifestato coraggio e che spesso sono state lasciate sole dallo stato, a pagare sulla propria pelle le loro scelte e la loro fame di giustizia. Con alcuni siamo amici e godiamo di stima reciproca. A costoro suggerisco di valutare bene le cose scritte da una singola persona e firmate a nome di tutti. A lume di naso mi pare di capire che quasi tutto il post, a parte il poco felice riferimento a Peppino, sia stato scritto “contro” l’azione che alcuni imprenditori  danneggiati dai sequestri e poi assolti, stanno conducendo assieme al Partito Radicale per proporre alcune modifiche alla legge sulle misure di prevenzione. Non mi sono interessato più di tanto all’iniziativa perché sostengo da sempre che la legge deve essere una sola, quella del giudizio penale, cui far seguire eventuali confische. Ma si tratta di una mia personalissima posizione.   Suggerisco a queste persone, del quale riconosco l’encomiabile impegno civile, ove non ci sia accordo con il talebano che ha spruzzato il suo veleno nel mucchio, oltre che su Peppino e su chi ne onora la memoria, di prendere le distanze, evitando anatemi e scissioni, ma rendendo noto il nome della persona che le ha usate”. E suggerisco soprattutto di riconoscere un principio caro al nostro amato Di Matteo o a Chiinici, citato a sproposito: “La legge è uguale per tutti”, anche per i mafiosi. Naturalmente il cretino è tanto cretino da pensare che nel dire questo io stia schierandomi a protezione dei mafiosi. Asino sulla barca

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