Picerno: intitolato un anfiteatro a Peppino, ma forzaitalia protesta

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Ricevo da Maria Paola e pubblico una notizia apparsa sul bollettino d’informazione della Basilicata “La Siritide”

“Succede in Basilicata, nella mia terra. Succede che il 26 agosto l’anfiteatro comunale di Picerno sia stato intitolato a Peppino Impastato, a conclusione di un percorso strutturato nelle scuole e in seguito a incontri con Giovanni Impastato e viaggi a Cinisi. In questoi ultimi giorni, però,  gira un comunicato stampa in cui si polemizza sulla scelta “di intitolare opere pubbliche ad estremisti di sinistra” a firma del circolo Il Picchio di Picerno. “Siamo profondamente amareggiati per la polemica” afferma la dott.ssa Bencivenga, presidente di Associazione Insieme onlus di Potenza e referente de “La casa dei diritti” di Picerno. “Abbiamo il diritto e il dovere come associazione e come cittadini sociali di esprimere il nostro dissenso versola mancanza di rispetto alla figura di Peppino Impastato, che fu certamente un militante di sinistra, ma anche giornalista, e soprattutto fu la giovane e brillante mente che osò in maniera ironica denunciare loschi affari mafiosi, soprattutto ad opera di suo zio, il boss Badalamenti, mandante del suo omicidio nel maggio del 1978. “La mafia è una montagna di merda!” urlava Peppino alla sua radio Aut e nelle strade della sua martoriata Sicilia. Ma forti risuonano anche le sua parole “La mafia uccide. Il silenzio pure.” E su questa polemica come associazione alziamo la voce contro l’ignoranza culturale e sociale, che partendo da dissapori di un piccolo territorio di provincia arriva a scalfire la figura di Peppino Impastato”. L’intitolazione a Peppino Impastato dell’anfiteatro di Picerno è di certo non la prima (in ogni luogo di Italia ritroviamo strade, biblioteche, giardini pubblici e centri di aggregazione che portano il nome di Impastato), e di sicuro non l’ultima: tali azioni vanno a rafforzare la memoria e la scintilla di giustizia e cultura di chi ha fatto della lotta alla mafia e all’illecito la propria ragione di vita e di morte: Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, don Puglisi, ecc. Abbiamo il dovere di dare voce a una memoria e di trasformarla in impegno e trasmettere ai giovani il senso di una legalità da costruire a partire dalle nostre scelte quotidiane. Ancora una volta, dove c’è un vuoto di cultura, l’ignoranza colpisce con parole dure come

PICERNO: “INTITOLARE L’ANFITEATRO AD IMPASTATO PURO ATTO DI IDEOLOGIA POLITICA CONTRO LA COMUNITA’ PICERNESE”. INTERVIENE RIVIELLO (FI)

“L’Amministrazione comunale di Picerno ha deciso di intitolare sabato 26 agosto, nel corso della manifestazione sul 1799, l’anfiteatro comunale a Peppino Impastato.Il suo impegno contro la mafia (pagato con la vita) è diventato un simbolo di libertà per tutti, ma è anche un evidente simbolo di lotta politica. Impastato era un attivista di Democrazia Proletaria una frangia estrema della sinistra; ora ci chiediamo: ma non era più opportuno scegliere un nome diverso, magari con un concorso di idee che coinvolgesse le scuole, un nome di cultura e di teatro, magari un lucano e perché no un picernese (esempio lo scrittore di fiabe Capasso??) capace di dare merito e senso ad un luogo di cultura, spettacolo ed aggregazione? Acceccati dall’ideologia politica estrema l’amministrazione sceglie un simbolo fortemente politicizzato piuttosto che un simbolo che rappresenti tutta la comunità picernese. Ma il sindaco, ad esempio, è il sindaco di tutti o solo del suo partito? Purtroppo il declino sociale e politico dell’amministrazione è palese, manca ancora tanto alle elezioni per questo consiglio agli amministratori di impegnarsi per risolvere qualche problema reale e non solo per far bella figura davanti i propri capicorrente”

F. Nicola Riviello
Esecutivo Regionale Forza Italia Basilicata

Tratto da “La siritide”

NOTA: la nota del forzuto Nicola Riviello lascia basiti per l’imbecillità di alcune considerazioni: Peppino era “un attivista di Democrazia Proletaria, una frangia dell’estrema sinistra”, Peppino non era di Picerno, “Il sindaco è di tutti e non del suo partito” ,  “gli amministratori invece di risolvere qualche problema reale pensano solo a far bella figura con i propri capicorrente”.

Prima considerazione: Peppino era un comunista: che vuol dire che ai comunisti non si può intitolare una strada? e a questo punto l’obiezione potrebbe valere anche per l’altro giornalista estremista Mauro Rostagno, anche lui ucciso dalla mafia, per l’altro comunista Pio La Torre e, se vogliamo allargare il discorso, per i socialisti (vedi Pertini)  per i democristiani (don Sturzo)  Anzi bisognerebbe cambiare nome alle strade di Picierno intitolate a personaggi che hanno un’identità politica precisa, comunque diversa da quella di Riviello e che non sono di Picerno;

Seconda considerazione: se Peppino, come si sostiene “è diventato un simbolo di libertà per tutti” lo dovrebbe essere anche per tutti i picernesi, anche per Riviello e per tutti i forzitalini di cui egli è dirigente. Qual’è il problema? Perchè non plaudire all’iniziativa?

Terza considerazione: Democrazia Proletaria è scomparsa da tempo e non risulta che il sindaco di Picierno appartenga a questo scomparso partito. Intitolare una strada a una vittima di mafia significa “far bella figura con i propri capicorrente” e trascurare “i problemi reali” del paese o è un compito che rientra nelle funzioni di un amministratore?

La dichiarazione del dirigente berlusconiano è l’ultimo esempio, in ordine di tempo, di come sia scaduto il clima politico, ma anche quello culturale, di come spesso si parli senza sintonizzarsi con il cervello, di quanto siano ancora diffusi alcuni mali tipici della politica italiana, come il provincialismo, l’intolleranza, la chiusura mentale e di come Peppino Impastato rappresenti ancora oggi una figura scomoda (S.V.)

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