Passaggi della relazione semestrale della DIA e la situazione della criminalità mafiosa in Sicilia

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260px-Logo_della_Direzione_Investigativa_AntimafiaNulla di nuovo

Nulla di particolarmente rilevante nella relazione semestrale della DIA sulla situazione della criminalità mafiosa in Italia e, particolarmente nelle regioni del sud.  Nello specifico  diamo un’occhiata alla Sicilia,  alla Provincia di Palermo e al mandamento di Partinico. L’analisi inizia con la mancanza di un capo autorevole, dopo la scomparsa di Totò Riina e dopo il tentativo sventato dalle forze dell’ordine nel dicembre 2018 di ricostituzione della cupola, che avrebbe dovuto essere guidata da Settimo Mineo. I problemi sono quelli già rilevati nelle precedenti relazioni, ovvero le difficoltà di convivenza e le intolleranze tra vecchi boss e nuove leve, il ritorno degli scappati riorganizzatisi e spesso tornati in affari con quelli “rimasti in zona”, il reinserimento di  quelli che escono dal carcere, il rapporto di controllo-integrazione-collaborazione  con le altre mafie, soprattutto con la ndrangheta, il ruolo di manovalanza affidato in gran parte a gente di colore, ai quali viene affidato lo spaccio di stupefacenti, quello dello sfruttamento della prostituzione e il racket dei migranti.  L’accumulazione di denaro interessa i soliti campi, primo tra tutto quello delle estorsioni, quello del traffico di droga, , il controllo degli appalti pubblici, attualmente in crisi, ma dietro ai quali sta l’intenso rapporto col mondo della politica, gli investimenti in attività produttive, particolarmente nel campo della ristorazione, il controllo di alcuni settori della pubblica economia, come quello del ritiro dei rifiuti. Campi relativamente nuovi sono quelli dei centri scommesse  e quello dei terreni spesso demaniali  e utilizzati come pascoli, per chiedere finanziamenti europei, o di altri immobili spesso sottratti ai proprietari attraverso minacce o attraverso metodi  di usucapione o attraverso ( ma questo nella relazione non è detto) il controllo del settore dei fallimenti, a partire dalle aste per la loro svendita.

Palermo e provincia

In provincia di Palermo si rileva che il numero di attività commerciali in esercizio è diminuito del 7,1% nel decennio 2007-2017, per lo stesso periodo è stato calcolato un aumento del 41,9% delle attività di ristorazione e di quelle alberghiere.  Nel settore si verifica, come al solito, la chiusura di piccoli esercizi commerciali e la diffus ione di supermercati e centri commerciali nazionali e stranieri, a parte gli insediamenti cinesi Diffuso in modo indiscriminato il lavoro nero e lo sfruttamento della manodopera giovanile, senza alcun controllo.  La relazione non fa notare che Le attuali disposizioni sul reddito di cittadinanza sono servite ad aumentare le sacche di disoccupazione e a fornire solo forme di sopravvivenza assistita. Si evidenzia, ma non è una novità, la diffusione delle piantagioni di cannabis, , favorita da un clima particolarmente caldo-umido, con metodi efficienti ,i stabili impianti di irrigazione, concimanti specifici , guardiania lavorazione in serre e spesso uso di energia elettrica abusivo. Leggiamo: “La produzione di cannabinoidi a“chilometro zero” genera maggiori margini di guadagno e riduce anche i rischi connessi al trasporto. A tal proposito, il 10 ottobre 2018, nell’ambito dell’operazione “ Pars Iniqua”, la DIA, unitamente a personale della Guardia di Finanza, ha individuato a Partinico (PA) una piantagione di oltre tremila piante di marijuana, nonché un sito adibito all’essicazione e allo stoccaggio dello stupefacente. Complessivamente sono stati sequestrati circa 6 tonnellate di sostanza stupefacente. Dei 4 pregiudicati arrestati in flagranza di reato, uno, con precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e reati in materia di stupefacenti, è in rapporti di parentela con esponenti di spicco del locale mandamento.”

L’articolazione territoriale di             Cosa nostra    nella provincia palermitana risulta è composta  da 15 mandamenti   (8 in città e 7 in provincia), composti da 81 famiglie  (32 in città e 49 in provincia). I   mandamenti             provinciali di San Giuseppe Jato e di Partinico, già aggregati NEL 2013  in Camporeale,  sono poi ritornati ad operare separatamente come risulta dall’dell’operazione “Kelevra ” (2016. In particolare il mandamento di Partinico comprende le famiglie di Balestrate, Trappeto, Borgetto, Montelepre, Giardinello, ed è limitrofo ad altri due importanti mandamenti , quello di Corleone, che include le famiglie di  Chiusa Sclafani, Godrano, Marineo, Mezzoiuso, Lercara Friddi, Palazzo Adriano, e quello di San Giuseppe Jato, che comprende le famiglie di  Altofonte, Camporeale, Monreale, Piana degli Albanesi, San Cipirello, Santa Cristina Gela.). Ma non si può fare a meno di notare che Partinico è limitrofa ad alcuni importanti mandamenti della provincia di Trapani,  In particolarmente al mandamento di Alcamo, che include le famiglie di Alcamo, Calatafimi, Castellare del Golfo e il mandamento di Castelvetrano, da sempre regno del sempre latitante Matteo Messina Denaro

La corruzione

Gli accordi affaristici illeciti sono quindi il frutto della reciproca convenienza tra le parti. La corruzione, fondata su un tessuto sociale ancora disponibile al compromesso e che ha i suoi punti di forza nel familismo, nell’assistenzialismo e in un diffuso clientelismo, è finalizzata ad interferire sul funzionamento della pubblica amministrazione, soprattutto  a livello locale e per lo più in quei settori dove transitano cospicue risorse economiche, come quello della sanità, dei rifiuti, del comparto agro-alimentare. Considerato che i Comuni, anche quelli di piccole dimensioni possono essere rilevanti centri di spesa, con la corruzione Cosa nostra    è in grado di condizionare burocrazia e politica, per  raggiungere più efficacemente i suoi scopi. Un settore economico-imprenditoriale a rischio di corruzione si è rivelato quello dei trasporti marittimi, specie per garantire i collegamenti tra la Sicilia e le sue isole minori, destinatario di ingenti finanziamenti pubblici, anche comunitari. Storicamente la mafia siciliana controlla l’edilizia, la produzione di conglomerati bituminosi e cementizi, il movimento terra, l’attività estrattiva e il settore agro-silvo-pastorale. Accanto ai sopra citati tradizionali ambiti, Cosa nostra  ha saputo infiltrarsi anche nella grande distribuzione alimentare, nel settore turistico-alberghiero, nel settore delle scommesse e del gioco on line , nell’industria manifatturiera, nel ciclo dei rifiuti, negli investimenti immobiliari, realizzati anche attraverso le aste giudiziarie, nei lavori connessi alla realizzazione degli impianti di  energia da fonte rinnovabile e in tutti quei settori che usufruiscono di finanziamenti pubblici statali e comunitari. L’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici avviene, in genere, attraverso turbative delle gare d’appalto, ma sempre più di frequente anche nella fase esecutiva dei lavori, attraverso l’imposizione di sub-appalti o della fornitura di materie prime e/o di manodopera ovvero imponendo alle ditte aggiudicatarie il pagamento di una somma di denaro al fine di garantirsi l’esecuzione dei lavori (la cd.          messa a posto

Il settore agroalimentare

La pregnante vocazione agroalimentare della regione siciliana richiama inevitabilmente l’attenzione delle consorterie mafiose anche verso tutta la filiera produttiva e commerciale, compresa la grande distribuzione. Le dinamiche criminali vanno così ad incidere sia sull’imposizione dei prezzi a livello locale, che sulle scelte delle ditte di autotrasporto, confezionamento ed imballaggio, creando situazioni di monopolio dannose alla libera concorrenza delle imprese Più in generale, l’intero comparto agro-silvo-pastorale costituisce ancora, per        Cosa nostra, un allettante e proficuo bacino d’interesse ove praticare macellazione clandestina, estorsioni, intimidazioni e imposizioni ai danni di imprenditori agricoli, ma anche cogliere le opportunità offerte dalle politiche di sostegno e finanziamento pubblico per lo sviluppo rurale. Infatti, la c.d.      agromafia , nelle aree siciliane, continua a manifestarsi attraverso reiterate vessazioni nei confronti di proprietari terrieri e conduttori di fondi agricoli, con lo scopo dell’accaparramento dei patrimoni immobiliari e dei fondi rurali destinatari di pubbliche sovvenzioni (contributi regionali e comuni-tari, integrazioni sulle colture, finanziamenti in genere e persino acquisizione di fondi previdenziali)

Slot machines e better

Un settore più recente verso il quale la criminalità mafiosa dell’isola mostra vivo interesse è quello dei giochi e delle scommesse, in concessione dello Stato, che produce elevati e rapidi guadagni, a fronte di bassi rischi. La mafia  sta investendo consistenti capitali, attraverso la gestione, diretta o indiretta, di società concessionarie di giochi e di sale scommesse o mediante l’imposizione di    slot machines Dunque,  Cosa nostra non solo aggredisce questa nuova forma commerciale applicando ad essa il metodo estorsivo, ma risulta attivarsi per assumere il controllo dei centri scommesse più avviati; molte famiglie  si muovono, infatti, per favorire l’apertura nel proprio territorio di nuove agenzie. Si cita, ad esempio, nel giugno 2018 la confisca, nei confronti di noti esponenti della             famiglia  mafiosa di Brancaccio, di un patrimonio stimato in oltre 10 milioni di euro, composto, tra l’altro, da alcune società nel settore delle scommesse. Inoltre, significativa risulta essere l’operazione “ Anno Zero”             dell’aprile 2018 che ha dimostrato come l’espansione della rete di oltre quaranta agenzie di scommesse e punti gioco facenti capo ad un giovane imprenditore di Castelvetrano (TP) fosse avvenuta sia nella provincia di Trapani che nel palermitano grazie all’interazione con la famiglia  mafiosa castelvetranese, la quale gli avrebbe garantito protezione nei confronti degli altri sodalizi criminali delle province di Trapani e di Palermo, in cambio di periodiche dazioni di denaro. Inoltre, il già redditizio volume d’affari del comparto viene spesso moltiplicato dal sistematico ricorso a piat-taforme di gioco on line,  predisposte per frodi informatiche, spesso allocate all’estero in modo da consentire l’e-vasione fiscale di consistenti somme di denaro. Viene, così, creato un sistema clandestino parallelo a quello legale del gioco autorizzato dallo Stato; sfruttando il principio della libertà di stabilimento per costituire società di           ga-ming  e di  betting  in altri Paesi dell’Unione europea, ma di fatto svolgendo la propria attività sul territorio nazio-nale, si elude la stringente normativa italiana in materia fiscale ed antimafia. Indagini giudiziarie hanno evidenziato un’anomala concentrazione di operatori del settore, nonché di             server  ed altre strutture operative nel-l’isola di Malta. Nel febbraio 2018 l’operazione “           Game Over”             ha fatto emergere come un importante imprenditore  del settore, originario di Partinico (PA), con l’appoggio delle    famiglie  mafiose della provincia, fosse riuscito ad imporre il        brand  di raccolta scommesse della società a lui riconducibile, con sede a Malta. Contestualmente sono state sottoposte a sequestro numerose agenzie e punti di raccolta scommesse dislocate sul territorio nazionale che utilizzavano un network  di diritto maltese a lui riconducibile. Più recenti attività di indagine hanno disvelato come anche nella Sicilia orientale fosse presente ed attiva una importante rete di scommesse illegali i cui proventi  pervenivano ai sodalizi tramite un reticolo di società localizzate per lo più nelle Antille olandesi.  Cosa nostra         nonostante sia una mafia legata alla tradizione, è ben attenta a fiutare sempre nuovi affari utilizzando  le più moderne tecnologie.

Altre attività

Anche se allo stato non vi sono evidenze giudiziarie attestanti interessi diretti della criminalità organizzata locale, il traffico di migranti potrebbe essere una ulteriore possibilità per l’organizzazione mafiosa di lucrare nel remu-nerativo  business  legato all’ampio settore dell’accoglienza.  Per quanto concerne, invece, i tradizionali settori prettamente criminali, espressione tipica della criminalità or-ganizzata, emergono da sempre quello del         racket  e quello degli stupefacenti. Il taglieggiamento sistematico delle attività economiche è uno dei consueti strumenti strategici che rappresenta sia una fonte primaria di sostenta-mento economico, sia uno strumento di controllo assiduo e puntuale del territorio, pilastro fondamentale del potere mafioso. Infatti, il controllo e condizionamento da parte di      Cosa nostra    del contesto socio-economico si esplica soprattutto e tradizionalmente attraverso il sistema delle estorsioni e delle intimidazioni diffuse, non di rado accompagnate da danneggiamenti e minacce di varia natura. In generale, emerge un capillare ed esteso controllo di tutte le attività economiche presenti nei territori di riferimento mafioso, soprattutto l’attività edilizia, del commercio e della somministrazione.  Sempre per quanto riguarda l’ambito degli stupefacenti è importante evidenziare come, da tempo, caratteristica peculiare del territorio siciliano sia la diffusione delle piantagioni di cannabis, la cui coltivazione, favorita da un clima particolarmente caldo-umido, risulta spesso organizzata, con l’utilizzo di stabili impianti di irrigazione, con-cimanti specifici e guardiania. La produzione di cannabinoidi a      “chilometro zero” genera maggiori margini di gua-dagno e riduce anche i rischi connessi al trasporto. A tal proposito, il 10 ottobre 2018, nell’ambito dell’operazione “ Pars Iniqua”,           la DIA, unitamente a personale della Guardia di Finanza, ha individuato a Partinico (PA) una pian-tagione di oltre tremila piante di marijuana, nonché un sito adibito all’essicazione e lo stoccaggio dello stupefa-cente. Complessivamente sono stati sequestrati circa 6 tonnellate di sostanza stupefacente. Dei 4 pregiudicati arrestati in flagranza di reato, uno, con precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e reati in materia i stupefacenti, è in rapporti di parentela con esponenti di spicco del locale       mandamento di Partinico…… Sul territorio della provincia si registra anche la presenza di bande criminali costituite da stranieri, cui farebbe ricorso  Cosa nostra   nella realizzazione delle attività criminali considerate più esposte e rischiose, quali ad esempio lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione o la riscossione del “pizzo”. Le famiglie  mafiose manterrebbero, tuttavia, il controllo delle attività nelle zone di rispettiva competenza, tollerando, quindi, la presenza di gruppi organizzati stranieri in ruoli marginali di cooperazione o delegando ai medesimi porzioni di attività illegali.

 

 

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