Non sono una sardina

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Va bene, condivido tutto, a partire dal Bella Ciao, al  non legarsi alla Lega, alla lotta al razzismo , alla xenofobia, al populismo e al sovranismo. Nulla di nuovo che non siano le idee che ogni soggetto civile, ogni elettore, ma soprattutto ogni militante della sinistra dovrebbe portarsi addosso come indispensabile bagaglio ideologico. L’anomalia è data dal fatto che il PD, che  in Italia,  nel bene e nel male rappresenta ancora un quarto dell’elettorato , non si è saputo riprendere dalla batosta delle ultime elezioni politiche e che ci sono voluti alcuni ragazzi politicamente sprovveduti a dire un basta alla dilagante politica leghista  e ai suoi spietati mezzi di propaganda mediatica. Leggo sul profilo facebook “6000 sardine”: “ I 4 promotori sono diffamati ogni giorno da alcuni organi di stampa e televisioni che fanno da cornice perfetta all’avanzata della destra populista. Tutti i profili facebook degli organizzatori delle piazze sono sotto assedio. Un assessore di Pianoro (Bologna) è stata minacciata di morte dopo che Salvini l’ha messa alla gogna sulla sua bacheca degli orrori, per la sola colpa di aver partecipato alla manifestazione e di essere impegnata politicamente. Una delle due promotrici di Modena (21 anni) ha dovuto oscurare tutti i suoi account ed è assediata da giornalisti, nonostante ieri il portavoce del flash mob bolognese avesse già espresso le scuse da parte delle sardine e condannato il suo post. Su twitter e facebook si moltiplicano gli account falsi che approfittano dell’immagine delle sardine per seminare odio e sminuire il potente messaggio che le piazze stanno lanciando”. Tanto per avere un’idea del volume di fuoco che la banda di Salvini è in grado di vomitare.

Il movimento sembra avere intuito il delicato momento di emergenza democratica che l’Italia sta attraversando e la generalizzata crisi di valori esistenziali e umani che produce qualunquismo.  Mi sembra evidente che il tentativo di nascondersi dietro le solite etichette, tipo “non siamo di destra né di  sinistra” sia solo depistante. Se non è sinistra questa, ditemi che cos’è sinistra. Forse quella del PD che si vergogna della sua stessa identità e cerca in tutti i modi di occultarla o di diluirla ammiccando a tematiche destrorse di moda?

Quello che invece mi riesce difficile da accettare è il nome scelto e la scarsezza delle motivazioni, del tipo: stare stretti come sardine, sardine inscatolate  che escono dalla lattina, pesce umile e non borioso come la Lega, ecc.  Non ci sto. Innanzitutto per una questione di genere. Sardine è femminile e io  dovrei essere una sardina maschio,  cioè un sardino: non mi piace. In secondo luogo perché, a me, nato in un paese di mare,  le sarde non piacciono. Ho lontani ricordi di una fabbrica di sarde salate che scaricava i resti puzzolenti delle teste delle sarde su una scogliera sopra il mare, e poi  dell’odore di fumo nauseante delle grigliate campagnole con questi pesciolini pieni di spine, da cui si poteva ricavare ben poco , dell’odore e del sapore, per me  poco gradito della pasta con le sarde, o di quello delle polpette di sarde o delle sarde a beccafico, che non mi andava proprio giù, per non parlare di quella volta in cui, in seminario, mi portarono all’ora di pranzo, in refettorio, un piatto con tre sarde fritte che emanavano un odore nauseabondo: al mio rifiuto di mangiarle, il prefetto fece conservare il piatto e me lo ripresentò la sera,  la mattina dopo e persino nel successivo pranzo, non facendomi servire altro: il rettore, mons. Bacile, che si trovava a passare, colpito dalla puzza si girò, vide  su quel piatto i tre pesci ormai diventati  neri, chiese spiegazioni e ordinò che mi fosse servito il normale pranzo. Da quel momento, non so se a causa di quel trauma, non mangio più pesce. Come possono piacermi le sardine?  No, cari amici, proprio no. Potevate chiamarvi tonni, merluzzi, calamari, spigole, cozze, mitili, fiori, gerani, giacinti, narcisi, dalie, orchidee, pulci, api, calabroni, panda, farfalle, lucciole, passeri, o, come ha fatto Crozza scimmiottando Bersani, “totani”, ma sardine no.  Lo so, è un mio problema, non ci sto, nello stesso modo in cui non sono mai stato con quelli che si riconoscono in una persona particolare dicendo “Siamo tutti …….” Io sono me stesso, non sono un altro. Posso tutt’al più dire: “sono con  Tizio”, ma non “sono Tizio”.  Dopo di che, tutte le mie simpatie per il movimento.

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