Nel nome di un santo che con l’amore non c’entra niente

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Prima di   parlare della festa dell’amore bisognerebbe specificare di quale amore si parla,se di amore filiale, se di amore materno e paterno, se di amore religioso, se di amore verso il prossimo, se di amicizia, se di amore sessuale, omo ed etero, se di tutti i tipi di amore.  Se ci riferiamo  al 14 febbraio, dovrebbe trattarsi della “festa degli innamorati”, anche se da più parti si sostiene che sia una banalità, per due innamorati, dedicare un giorno per festeggiare il proprio  amore, che dovrebbe essere costantemente e giornalmente  vivo. Quindi si tratta dell’amore tra due persone, quello del quale il sesso è una componente, anche se non la principale.

Come una festa del genere possa essere associata a un santo è una di quelle tante forzature con cui il Cristianesimo è stato sempre genialmente capace di conciliare e contaminare sacro e profano, elementi  di paganesimo o di altre religioni riadattati in veste cristiana. Leggiamo su Focus che “Non c’è nessun’altra ricorrenza del calendario della Chiesa Cattolica così snaturata dalla sua origine religiosa, così depauperata del suo significato originale. La stessa Chiesa Cattolica ha tolto dal suo calendario la festa di San Valentino, ritenendola non essenziale ai fini religiosi. Il 14 febbraio, data della festa, ha ormai un carattere esclusivamente consumistico, definita “la festa degli innamorati”, con relativo bombardamento pubblicitario”

 

Il periodo dell’anno, si presume il 15 febbraio, è quello in cui nell’antica Roma si festeggiava  la fertilità con una serie di eccessi e trasgressioni che nulla avevano a che fare con la morale cristiana, per la quale il rapporto  sessuale era solo lo strumento della riproduzione. Una serie di festeggiamenti famosi per gli  eccessi e le trasgressioni, attesa tutto l’anno e concentrata nel principio, tutto romano, per cui “semel in anno licet insanire”, una volta l’anno è lecito far follie”.  Il dio cui si rendeva omaggio era il fauno selvatico Luperco, la cui statua, dotata di un grande  membro, era portata in processione: in quel giorno le donne romane erano solite offrirsi liberamente e lasciarsi anche frustare da gruppi di giovani nudi, o ricoperti da una sorta di perizoma di pelle ai fianchi . Si trattava pertanto di una di quelle feste liberatorie in cui tutto era concesso per procurare e procurarsi “entusiasmo”, che letteralmente significa “entrata del dio nell’animo” .

Nel 496 d.C  papa Gelasio I volle porre fine ai Lupercalia, cioè a questi riti “immorali”   e  spostare  la festa dell’amore al giorno precedente, il 14 febbraio, dedicato a San Valentino, che così diventò   il protettore degli innamorati.

Su questo santo si hanno poche informazioni:  per alcuni non è mai esistito, secondo altri  ci sono due San Valentino, le cui storie si confondono, secondo altri ancora , e nella versione più accreditata,  fu  vescovo e patrono  di Terni, e fu decapitato nel 273 a Roma, all’epoca della persecuzione dell’imperatore Aureliano. Secondo alcuni antichi documenti, poco attendibili, si dice che fosse un taumaturgo, cioè capace di compiere miracoli  e che  venne chiamato a Roma dal filosofo Cratone per guarire il figlio affetto  da una forma di paralisi alle gambe.  Valentino promise la guarigione  a patto che tutta la famiglia si convertisse: dopo il ricatto seguì il miracolo e  la sua fama si diffuse sino a quando non fu imprigionato dai soldati romani e decapitato, perchè si rifiutò di abiurare. Dopo la decapitazione, alcuni allievi di Cratone, anch’essi convertiti, portarono le spoglie a Terni, dove le seppellirono. L’associazione di San Valentino agli innamorati , a parte la coincidenza con la data dei Lupercalia, va anche collegata, secondo  il calendario giuliano, allora in vigore, al periodo d’inizio della primavera, la stagione del risveglio dell’attività amorosa negli animali.

Naturalmente si sono poi costruite una serie di leggende per dare un senso a una ricorrenza che con il santo non aveva nulla a che fare, del tipo  che il santo era solito offrire un fiore colto dal suo giardino alle giovani coppie che vi transitavano davanti e che un giorno una coppia volle sposarsi con la sua benedizione, seguita poi da altre coppie sino  a dare a San Valentino il titolo di santo degli innamorati.  Altre versioni parlano di una rosa offerta dal santo a due innamorati che stavano litigando e che fecero pace.  In particolare si narra che  Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. La cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata. E i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. Dopo  questa cerimonia sarebbe avvenuta la sua decapitazione.

Il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è appartiene all’autore dei Racconti di Canterbury Geoffrey Chaucer che alla fine del ‘300 scrisse – in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino. Nella tradizione medievale dell'”amor cortese”  Valentino sarebbe stato il tramite della trasformazione dell’amore terreno in una dimensione platonica e religiosa.

E comunque, per oggi niente religione, o, se gli innamorati vogliono onorare il santo lo facciano amandosi.

 

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