La settima vita di Tiresia

3 Il vate cieco Anchise Picchi

296919827_10228318702453384_1842549324933277455_nIl 6 agosto presenterò a Lipari in anteprima il mio ultimo libro “Tiresia il veggente”, dal quale è tratto questo branoCome si sa Zeus concesse a Tiresia di vivere sette vite. Ad identificarsi con la settima vita ci hanno provato in molti, ultimo dei quali Andrea Camilleri. Ci provo anche io

 

 

La mia settima vita ho deciso di trascorrerla qui e ora.

Non meritano niente questi mostruosi resti delle ossa di Gea, che Deucalione e Pirra si gettarono alle spalle per ripopolare il pianeta: mai vista tanta imbecillità nel costruire strumenti di morte, molti più di quanti ne servono per una completa distruzione, mai visto tanto accanimento nel togliere alla casa le finestre, gli alberi, i polmoni che la fanno respirare, nell’ingrandire isole galleggianti d’indistruttibile materia plastica, vacui continenti alla deriva, mai visto tanto accanimento per ammorbare l’aria con gli scarichi di olio di pietra, con quelli delle foreste fossilizzate, quelli dell’ustione dei rifiuti prodotti, per riempire il sottosuolo di veleni, dove poi coltivare quello che mangiano, per riempire gli ospedali di di gente ammalata a causa delle scorie prodotte dai folli ritmi del progresso diventato regresso o da impreviste e mostruose creazioni di laboratorio.

Hanno scelto di chiudersi nella solitudine delle loro prigioni, affidarsi a cellulari, teleschermi e strumenti di comunicazione studiati per diradare ogni diretto contatto. E così Cronos ogni giorno succhia le loro vite di asettici consumatori, impigliati nella rete di Aracne delle banalità, dei falsi bisogni, di un prezzo per ogni cosa, dove tutto affonda nel mare putrido della sopravvivenza dei deboli e dei meno furbi, nell’irragiungibile lontananza di Urano stellato.

Sono così poco capaci di pensare a se stessi, al di là del calcolo dello squallido profitto, che hanno fatto finta di affidare ai loro figli la voce della salvezza, illudendo loro e se stessi. Cose da bambini, ma la bambina Greta ha parlato chiaro (23.09.2019, discorso all’ONU): “Ci state deludendo. Ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di deluderci, vi dico che non vi perdoneremo mai…”.

Soggetti disumanizzati, non hanno solo davanti a sé il proprio fantasma aggressivo, ma il dio perverso dell’accumulazione e vomiti d’odio per qualsiasi diversità, di pelle, di religione, di genere, di identità sessuale, di convinzioni politiche, di ricchezza. E ove tutto questo non bastasse c’è chio si sveglia un giorno inseguendo sogni di gloria e fame di potere e risvegliando nell’intero pianeta mostruosità di guerra che sembravano dimenticate.

 

Nell’Ellade non esisteva perdono per il matricida: Oreste, dopo l’uccisione della madre Clitemnestra e del suo amante Egisto, non smise mai di essere perseguitato dalle Erinni, malgrado le sue varie purificazioni.

Uguale sorte per Alcmeone, che uccise la madre Erifile e trovò la fine delle sue disavventure solo quando venne ucciso, per mano dei suoi figli e di suo suocero Tegeo.

Questa gente invece non ha rimorsi, non è perseguitata dal male di cui è responsabile e nessuno dei tanti miliardi di uomini condannati dalla loro mancanza di scrupoli alza un dito per dire: “processiamoli”, o meglio, considerato che sono i più ricchi del pianeta, per distribuire quello che hanno a chi non ha niente.

Davanti a questi vaneggiamenti di blando comunistmo, che tutti i poveracci dovrebbero condividere, rimane invece la spietata evangelica sentenza che governa il pianeta: “A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quel poco che ha” (Matteo 25,14)

 

Per questo ho scelto di finire adesso che si avvicina la fine del resto delle cose. Potrei sopravvivere al nulla? Potrei allungare sull’infinito il mio sguardo disperso, radiografico, lucido, opaco, curioso e onnisciente? Potrei lasciarmi divorare dalla solitudine?

Sì, potrei, sinora l’ho fatto, sono andato al di là degli altri, intruso nell’olimpo degli uomini soli, lontani e vicini nella loro misteriosità. Ne ho colto i vizi e i difetti, ne ho rubato le conoscenze, ne ho amplificato le curiosità, prima di accorgermi che su tutto l’immobilità si estende come polvere lavica e l’energia si diluisce nella sua progressiva entropia.

 

 

 

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