I soldi dei mafiosi a chi lavora (Riccardo Orioles)

Orioles
C’è un milione e mezzo di milionari, in Italia. Nell’anno del Covid sono aumentati: 187mila in più.
Ma anche i poveri nel frattempo sono aumentati, di circa il venti per cento: un povero nuovo ogni
quattro poveri di prima.
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Ecco, questa è la situazione ed inutile girarci attorno. Alla fine, la colpa sarà del virus, dei giovani,
dei “negri”, di tutti salvo che di un sistema impazzito che accumula i soldi sopra i soldi e alla fine li
scarica tutti nel cesso. Non può durare per molto. Una corsa di lemming, una fine d’impero,
un’Atlantide. La gente sente gli scricchiolìi, sa che il rumore è proofondo, ma è paralizzata
dall’abitutudine, non concepisce più che si possa, in alcuna circostanza, tentar qualcosa.
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Noi non ci stiamo. Quello che era un normale sistema capitalistico, con le sue sicurezze e le sue
cure, è diventato un sistema capitalistico avanzato, e poi più avanzato ancora e poi – definizione di
Luttwak, già nel ‘99 – un “turbocapitalismo”.
Adesso, se tornassero gli studiosi, probabilmente non lo chiamerebbero più (dov’è la concorrenza?
dov’è il capitale?) col vecchio nome. Parlerebbero di post-capitalismo, o di chissà che altra cosa.
Laddove c’è la mafia, non avrebbero probabilmente esitazioni nel chiamarlo senz’altro “capitalismo
mafioso”.
La quota mafiosa del Pil, e dell’economia in generale – fra legale e illegale – è variamente
apprezzata. Non si erra molto pensando – ottimisticamente – a un buon venti per cento. Nella
settentrionale Catania, a Milano in Sicilia, nella Reggio di sopra e quella di sotto, dovunque in
questo strano paese messo nel frullatore e rimescolato, c’è ormai da intervenire d’urgenza, bisturi,
non aspirina.
* * *
Noi “professionisti dell’antimafia” pensiamo – ovviamente – che bisogna intervenire subito
sull’economia mafiosa. Non solo afferrare i suoi soldi, ma reinvestirli rapidamente, non come al
solito distribuendo allegramente a questo o quel prenditore, ma facendo impresa. Con nuovi
imprenditori, coi nostri giovani colti e coraggiosi e lasciati in un angolo a morire dentro. Questa è
l’occasione per loro.
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Sarebbe anche l’occasione, se ci fosse ancora non diciamo una sinistra, ma un vago schieramento di
progresso, di avere un obiettivo comune, semplice, popolare, unitario non divisivo. Dividerebbe
solo i potenti mafiosi, e i loro collaborazionisti, da tutti gli altri italiani. Sarebbe, storicamente, uno
dei tanti “impossibili” miracoli italiani.

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