Casi e casini   (Salvo Vitale)

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Greta, la trattativa, la vicequestora, il bestio, il fascio,  Draghi

 

Greta

La campagna elettorale è finita e i partiti, assieme ai magistrati che ruotano nelle loro orbite, hanno dato il via a quella che in siciliano si chiama “a sparata d’i masculi”, ovvero la parte finale del gioco d’artificio. Il 30.9 ho pubblicato su Antimafia Duemila un articolo dal titolo “Quattro casi, anzi quattro casini”. A distanza di due giorni i casi sono diventati sette. In tanti sono intervenuti con  fiumi di parole spesso inutili o vomitate tanto per far polemica. Da tempo chiamo lo sproloquio “bla-bla”, ma questo termine mi è stato rubato, in modo efficace,  da Greta Thumberg : rovesciare sulle spalle di una ragazza un problema così grande quanto quello del futuro del pianeta ci dà l’idea di come “i grandi” gestiscono e continueranno a gestire, senza spostarsi di una virgola, l’argomento, ritenendo queste preoccupazioni ecologiche roba da ragazzi contestatori nella stessa misura in cui lo si è a quell’età. Se volessimo parlare di Greta e dei Giovani riuniti a Milano i casi diventerebbero di più, ma l’argomento merita ben altri approfondimenti: dirò soltanto che sono stato colpito dai numeri: al corteo di Milano secondo la questura erano diecimila, secondo gli organizzatori cinquantamila. Siamo alle solite, ma questa volta la forbice è di uno a cinque, davvero notevole. .

La trattativa

Argomenti ce ne sono tanti: stati, in questi ultimi giorni: primo fra tutti l’oscena sentenza sulla trattativa stato-mafia. Non convinceva già la definizione, come se lo stato e la mafia fossero due entità diverse e contrapposte che in questo caso hanno trattato. Si sa che la mafia non è nemica di questo stato, ne è una sua componente, ne è il braccio armato,  il serbatoio di voti,  il canale attraverso cui far confluire e mettere in circuito i flussi di denaro legali e illegali. E quindi di che cosa parliamo? Se proprio dobbiamo attenerci alle due strutture  di cui una dovrebbe essere la negazione dell’altro, anche qui i conti non tornano e gli esempi non si contano: gli accordi di Garibaldi col borbonico generale Landi,  la vendita dei beni della Chiesa, finiti nelle mani di ricchi borghesi siciliani, con i soldi  della vendita dirottati al finanziamento dell’apparato industriale del Nord, le finte commissioni d’inchiesta sul fenomeno della mafia , le trattative sopra e sotto traccia dietro i  mandanti dell’omicidio Notarbartolo,  dietro il processo al federale Cucco, accusato dal prefetto Mori di collusioni mafiose, e  assolto con giubilo di tutti, quindi, con l’avvento del fascismo, dietro i nuovi gerarchi siciliani, i mafiosi col fez, poi diventati mafiosi a stelle e strisce con gli accordi con gli americani al momento del loro sbarco. Continuando passiamo per la strage di Portella della Ginestra, quella dei sindacalisti siciliani assassinati, le ricorrenti assoluzioni dei boss mafiosi nei vari processi, la strategia della tensione, i depistaggi degli assassini di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, dell’Italicus, della stazione di Bologna, per arrivare alla lunga scia di morti tracciata da Totò Riina, ecc. ecc. Non mancano, dovunque ci si giri, esempi di accordi spesso criminogeni  Quindi da questo aspetto la sentenza è ripugnante, perché ammette una cosa che non dovrebbe essere mai ammessa in uno stato di diritto, ovvero che tra criminali e rappresentanti dello stato gli accordi esistono e che questi ultimi che li portano avanti agiscono per il bene dello stato, dal momento che non sono stati né puniti né punibili.

Il vicequestore novax

Altro argomento che ha riempito le pagine è stato quello del vicequestore novax che, in mezzo ai suoi colleghi di affinità ideologiche, ha inveito contro lo stato corrotto e liberticida, convinta di farla franca solo perché non era in divisa, e di potersi permettere di dire tutto, magari per poi definirsi vittima della dittatura dello stato: come dire che al papa, senza l’abito talare può essere consentito di bestemmiare o che il giudice senza la toga può consentirsi qualsiasi reato o che il medico senza camice può sputare sui suoi malati.  Andiamoci piano: lo stato paga i suoi lavoratori chiedendo loro di rispettare e far rispettare determinate garanzie, altrimenti che cambino lavoro. Quella di scegliere questo mestiere è una scelta spesso pesante e ingrata, specialmente se si tratta di infierire sui propri simili e di fermarli, anche se dovessero pensarla allo stesso modo. Chi non ricorda il pasoliniano “poliziotti, io vi amo, siete i figli dei poveri”?

Il “bestio”

Terza questione del giorno è quella di tal Morisi, mentore e orchestratore dell’immagine di Salvini, ovvero del creatore di quella sofisticata e spregiudicata macchina elettorale finalizzata all’uso dei social per la formazione e l’amplificazione del consenso. Beccato con le mani nella marmellata a praticare tutto quello che il suo datore di lavoro,  su sua istigazione, condannava, dall’omosessualità alla xenofobia, al consumo di droghe , a mio parere non merita scuse né pelosi garantismi proprio perché egli non ne ha mai avuti  e non si è fatto alcun tipo di scrupolo nel fagocitare e infangare coloro che venivano individuati come vittime da colpire. E quindi andiamoci piano con il rispetto delle idee altrui, con l’uso politico degli arresti,  con la piena libertà di professare le proprie idee, anche se confliggono con quelle degli altri e con il benessere altrui.  Per dirla in siciliano “u rispettu è misuratu, cu lu porta l’avi purtatu” ed è difficile rispettare chi nei tuoi confronti non ha alcun tipo di rispetto.  Inutile prestare il fianco a inutili polemiche con chi si aspetta tolleranza, ma non è disposto ad offrirne nella stessa misura.  I discorso non è semplice e che ci riporta all’antica legge del taglione “occhio per occhio….”, che in siciliano esprimiamo più coloritamente “pi un curnutu un curnutu e menzu”. E in genere si tratta di un’antica reazione emotiva che si giustifica con l’intenzione di far provare al carnefice quello che egli ha fatto provare alle sue vittime, magari nell’illusoria speranza  che egli si renda conto di quello che ha provocato. Solo in tal caso sarebbe possibile il ravvedimento da una parte e il perdono dall’altra. L’illusorietà di questa posizione è data dal fatto che una delle regole esistenziali umane è quella di essere convinti di non sbagliare, di agire perché così sembra giusto, naturale o nella logica delle cose adottata dalla comunità, oppure perché dietro il fine da conseguire c’è il pagamento della prestazione, ( e quindi si tratta di lavoro, che ha un datore), o un fine politico spesso eversivo, ma della cui “nobiltà” si finisce con l’essere convinti. E’ il caso della salviniana Bestia, autentica associazione a delinquere, composta da una equipe di gente esperta nell’uso dei social da maneggiare con metodi e tecniche d’intervento volte a creare consenso attraverso l’aggressione mediatica e la demolizione umana e politica dell’avversario. Si potrebbe, sempre per sostenere un peloso garantismo, che se c’è un reato deve o dovrebbe intervenire la legge, ma in questo caso chi gestisce l’apparato criminogeno spesso dispone di mezzi e strategie e conoscenze di gran lunga superiori a quelle delle forze dell’ordine o della magistratura, e si muove nell’impunità, sapendo di non potere essere identificato, attraverso i suoi falsi profili o, nel caso che lo fosse, certo di farla franca attraverso le difese dei legali che in questo nuovo campo, non essendoci ancora  precise norme, riescono a muoversi con disinvoltura sino all’assoluzione.  Si osservi che la Bestia non è finita, una volta finito il suo regista, ma che è ancora in piena azione e che strutture simili, anche se meno sofisticate, sono in mano anche al Movimento Cinque Stelle (chi non ricorda la faccenda di Bibbiano o le umiliazioni grilline alla Boldrini?) e ai camerati che ruotano attorno alla Meloni, primi fra tutti casapoundisti e forzanovisti.

Il fascio

E qui arriviamo all’altro caso scoppiato nel momento in cui Formigli ha messo in onda il raccapricciante video di Fan Page su come si muovono i camerati in Italia. C’è di tutto, saluti romani, antisemitismo, apoteosi del fascismo e scimmiottamento del nazismo, oltre che fondi neri gestiti da un noto barone nero. LO stupore è peloso e ipocrita, perché i fondi neri ai partiti sono all’ordine del giorno, ma ancor più sfacciati sono i saluti romani, i tatuaggi , le bandiere, i medaglioni che esibiscono le facce di merda di Hitler e Mussolini, senza che nessuno si sia mai preso il disturbo di incriminare questi disadattati per apologia del fascismo: anzi, sembra spesso di vedere una sorta di sotterranea complicità, se non adesione, tra chi dovrebbe rappresentare e difendere le regole della democrazia italiana, nei confronti di questi mascalzoncelli ignorati o tollerati, anziché arrestati. Si sta cercando di dirottare il problema sull’esistenza di possibili finanziamenti occulti, che probabilmente saranno ritenuti inesistenti da qualche magistrato, ma il problema di fondo è che il fascismo in Italia c’è e c’è sempre stato, che l’eurodeputato Fidanza può permettersi le sue esibizioni perché sa di poter contare sull’impunità, che giornalmente c’è chi studia, nei sotterranei, come insidiare la democrazia e darle colpi decisivi, che buona parte dei camerati hanno ormai trovato il punto di coagulo tra melloni, fratelli, cugini, cognati, zii e suoceri d’Italia e che le prossime elezioni saranno decisive: se salvaguardare la democrazia e i suoi valori che si sono faticosamente fatti strada nella storia, o se tornare molto indietro al medioevo. La cosa non stupisca, i talebani lo stanno già facendo, con la benedizione di Biden.

Draghi al Colle

C’è un ultimo argomento che sta affiorando prematuramente, ed è quello dell’elezione del nuovo capo dello stato. Anche qui ci sono strategie spesso sapienti, altre volte rozze, ma efficaci se pompate attraverso i canali televisivi e giornalistici. La Meloni ha espresso la sua contrarietà a un Mattarella bis, dicendo una cosa su cui non si può non essere d’accordo, innanzitutto perché Mattarella da tempo ha espresso la sua intenzione di non essere disposto a un secondo mandato, (quindi la Meloni è una volta tanto d’accordo con Mattarella), in secondo luogo perché il settennato è già un periodo lungo e un suo rinnovo rischierebbe di trasformarlo in una monarchia: i due anni di proroga già concessi a Re Giorgio Napolitano sono stati voluti dal parlamento per l’incapacità dei partiti di sapere individuare un candidato che canalizzasse i voti di una maggioranza letteralmente spaccata in due. A un certo punto Renzi ha tirato fuori dal cappello l’anonimo Mattarella bruciando le pretese e le rivendicazioni del centrodestra, ma nello stesso tempo mettendo fine all’alleanza con Berlusconi. Adesso Giorgetti e Brunetta si sono pronunciati positivamente sulla proposta di Draghi al posto di Mattarella, il che vuol dire che non vedono l’ora di sfrattare Draghi da palazzo Chigi,  di scrollarsi della sua  “decisionista” presenza, di mandarlo al Colle, di aprire la crisi di governo e di andare a nuove elezioni: Giorgetti potrebbe essere il sostituto di Draghi, Brunetta il suo vice, magari pilotando i resti di Forza Italia nella Lega visto che con la Meloni c’è la lotta al coltello per la conquista della leadership. Il bello è che non si fanno nomi, eccetto quello di Draghi, per non bruciarli e a questo punto si potrebbe riesumare Napolitano per un altro biennio, in attesa che dalle ceneri risorga Letta, non Enrico, ma suo zio Gianni…..

Ultima la vicenda di Mimmo Lucano, da anni diventato un simbolo di come si possa “inventare” una politica dell’accoglienza dei migranti in un paese che negli anni ha visto crescere la xenofobia. La sentenza a tredici anni e la penale di 500 mila euro stupiscono per la difformità rispetto a quanto chiesto dall’accusa: praticamente il doppio. Era appena uscita la sentenza che si è scatenato il finimondo in rapporto alla tesi sostenuta dai più, che si è voluto colpire la persona e la politica di solidarietà da lui messa in atto. In realtà sembra, ma questo era noto da tempo, che nell’operato di Lucano ci siano state delle “allegre” decisioni, tipo il rilascio di una carta d’identità falsa, ma comunque sempre determinate dall’intenzione di risolvere i problemi di gente che a lui si rivolgeva per aiuto. Come al solito è scattata anche la macchina del supergarantismo, bisogna aspettare le motivazioni, le sentenze si rispettano ecc, IO credo che questo rispetto per le sentenze, quando queste sono visibilmente lontane da una lettura non unilaterale dei fatti, non dovrebbe esistere. Si rispettano le sentenze che non siano condanne determinate da fattori ideologici. Anche sul modo di presentare questa condanna come espressione di reati penali e non come condanna della politica dell’accoglienza, sembra pelosa, poichè alla base delle decisioni di Lucano c’era proprio la solidarietà: in tal senso i giudici hanno dovuto costruire il reato di associazione a delinquere e quello di distorsione di fondi a fine personale, senza dimostrare. almeno così pare, che ci sia stato arricchimento illecito.   Lucano avrebbe potuto dimettersi da candidato al Consiglio regionale nella lista di De Magistris, ma non l’ha fatto e si aspetta che con i loro voti gli elettori dimostrino la loro solidarietà. Se per contro i calabresi, come già gli elettori di Riace, preferissero  altre liste, ciò vorrà dire che tutta l’attività politica di quest’uomo è avvenuta nella regione per lui sbagliata.

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